Contabilità statale e privata: troppe diversità e criticità, la storia cosa insegna?

Storia ed economia dei paesi: Il sistema a livello contabile di uno stato e dei suoi enti, hanno diversità sostanziali rispetto le società privata. 

Contabilità statale e privata: non ho mai lavorato in una amministrazione di qualsiasi una organizzazione pubblica in Croazia ne tanto meno in Italia, per cui non ho conoscenza di come vengono eseguiti i bilanci in questi enti, anche se rispondono comunque a normative internazionali. 

Contabilità statale e privata: diversità e criticità

Il sistema a livello contabile di uno stato e dei suoi enti, hanno dei fondamenti contabili molto diversi da quelli della società privata. 

Mentre le società, gli artigiani, liberi professionisti e vi dicendo (le cosiddette partite IVA) hanno parametri contabili strettamente legati alle loro attività di produzione o servizi, che devono relazionare un bilancio di fine esercizio al 31.12 di ogni anno, facente capo al Conto Economico (partita doppia o semplice), troviamo gli ammortamenti, le immobilizzazioni, l’attivo circolante, gli accantonamenti (se ci sono) e tutta una serie di altri vincoli contabili nell’attivo, non chè i costi, gli stipendi, il patrimono netto ecc, ecc, nella passività, che verranno inseriti poi nello Stato Patrimoniale nell’anno in corso per dare uno stato patrimoniale reale dell’attività stessa.

A fronte di tutto, poi vi sono le note integrative, che vanno a chiudere il cerchio, dando spiegazione all’esercizio. Il bilancio di uno stato per contro è molto più complicato. Nell’esercizio dello stesso vanno conteggiati molti parametri, cui i suoi enti, elementi sociali, quali la sanità, le pensioni, la cassa integrazione, gli aiuti verso le classi più a rischio, le sovvenzioni, i supporti alle imprese e via dicendo, più il normale esercizio contabile. Anche se le società hanno bilanci consolidati, o delle controllate, da inserire negli stessi, non sono la stessa cosa. 

Troppo incognite e soprattutto senza paracadute

Nel bilancio statale vi sono problematiche che vanno a sforare lo stesso bilancio d’esercizio, e questi possono essere: eventi naturali previsti, come un terremoto, inondazioni, cedimenti strutturali territoriali ecc, ecc, ecc., non ché quello legato ai default finanziari, di valuta, di interventi di mercato e via dicendo. E questi non hanno coperture assicurative, se non in casi particolari e locali, come nei privati, dovendo intervenire con una banca di ultima istanza a coprire i periodi di crisi. Anche se è vero vi sono altre metodologie che servono a intervenire per risollevare le crisi in corso, ma bisognerebbe fare un capitolo a parte. 

Per cui lo stato ha sempre bisogno di fare cassa, e il privato è la „vittima“ per eccellenza dove andare a parare. Queste sono le cosiddette Partite IVA (micro, piccole, medie e tutte le altre categorie artigianali e via di seguito), che sono quelle che fanno prodotto interno lordo (PIL), per quanto riguarda le SpA, queste ultime di solito le tasse non le pagano, questo è dovuto da una serie di manovre di bilancio, che li portano ad avere un utile uguale a zero, che non influiscono di solito sulle decisioni a livello bancario per avere dei prestiti, cosa che invece il „piccolo“ non può assolutamente avere, ma anche le grosse imprese possono anche fallire, o chiudere.

In alcuni casi poi spostano all’estero parte della produzione, dei loro servizi, o la loro sede, impoverendo lo stato nel reperire le imposte e tasse dovute, costringendo alla pressione fiscale i cosiddetti “piccoli“ e i cittadini stessi, con patrimoniali e via dicendo. Per cui i veri evasori sono sempre le grosse imprese e non l’artigiano che non ti rilascia fattura, tranne forse i dentisti. Ma battute a parte, ricordatevi che ogni bene è tassato, e si sa da dove proviene e dove va. Non si sfugge. Il problema è un altro. Con cui con troppe tasse i costi di vendita aumentano, i guadagni si riducono e non si interviene dove serve. trattenendo le grosse imprese e facendo loro pagare il dovuto.  

Evasione del piccolo: una caccia alle streghe 

Il calcolo che fanno sull’evasione del “piccolo“ è pura fantasia. Sono dati presunti e non veri, servono solo a scatenare la solita caccia alle streghe.

Tornado invece al discorso di cosa uno stato può fare per i suoi cittadini, in un momento di forte crisi, come quella economica che stiamo vivendo, con una banca di ultima istanza, come esiste in Croazia, allora le crisi possono essere affrontate e assorbite meglio e nel tempo.

Nel caso contrario, come nella fattispecie dell’Italia facente parte dell’UE, non può più emettere moneta propria, arrivando ad aumentare il proprio debito, facendo il gioco dei mercati, e portando a drastici tagli sociali (stipendi pubblici, pensioni, cassa integrazione, sanità ecc), e per evitare tutto questo l’attuale governo italiano, invece di rivedere la propria posizione interna alla UE, si sta infilando in una trappola (MES; Eurobond, SURE, ecc. Che sono prestiti e non emissione di moneta a fondo perduto) arrivando in qualsiasi caso ai tagli sopracitati, facendo decreti di credito di firma e non di cassa. Se la UE fosse solidale non vedremmo il governo italiano in questa difficoltà, come avremmo task force a suo supporto con consulenti non proprio nazionalisti.

L’Italia in Unione Europea: un bene o un male?

Purtroppo da quando l’Italia è entrata nella UE, sono arrivati soltanto dolori, cosa oramai già risaputa, tra gli economisti e i politici, sia di governo che dell’opposizione, ma ancora nulla si sta facendo per cambiare le cose. La Croazia ha chiesto di aderire all’euro, cosa che i suoi cittadini hanno già bocciato secondo i sondaggi dello scorso anno. I no-euro erano oltre il 65%. Con quello che l’UE sta succedendo, il no sicuro dei no euro e con un aumento previsto del PIL al 9,4% (dati letti dal capo dello stato, il primo ministro Plenković, la scorsa settimana), nonostante che la Croazia non ha fatto il blockdown come in Italia, e l’intervento della banca centrale per 3 volte e ancora dovrà intervenire, non credo che potremmo così presto entrare nell’euro. E meno male.

Comunque oggi sono stati riaperti, negozi, chiusi per decreto (abbigliamento, parrucchieri, ecc.) ma dopo l’11 maggio riapriranno: bar, ristoranti, centri commerciali, le linee ferroviarie interregionali, mentre quelle comunali erano già in funzione, e dal 18 maggio anche i confini. 

L’Italia in un vicolo cieco e ormai sfinita dagli eventi

L’Italia in questo momento è in un vicolo cieco e deve per forza, o rivedere tutti i trattati firmati con la UE, riattivando l’articolo 11 della costituzione Italiana […] in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Oppure, uscire del tutto dalla UE, con tutti i problemi del breve periodo, ma con ampi risultati positivi nel lungo periodo. L’italiano è sempre stato un filo europeista, in quanto non si è mai fidato delle proprie istituzioni, a differenza di croati, molto nazionalisti e diffidenti delle altre istituzioni (e comunque tutti i paesi dell’est lo sono), ne sta pagando le conseguenze, avendo notato che la UE non è quella forma istituzionale a cui si affidarsi per risolvere i propri problemi storici ed economici. 

Altra cosa che differenza la Croazia è l’Italia è lo stato di percezione della crisi. Da noi, lo si percepisce come un momento che verrà superato. Mentre, il cittadino italiano è stato convinto simile ad una guerra.  Ma, l’Italia non è in guerra, la costituzione non può essere interpretata, per dare al capo del governo i pieni poteri (secondo quello che ci dicono per l’uso disinvolto dell’articolo 78 costituzione italiana, che dice esplicitamente: “Le Camere deliberano lo stato di guerra, e conferiscono al Governo i poteri necessari“.

Se il Bel Paese dovesse uscire dalla UE, per dare più fiducia ai suoi cittadini deve ricreare uno stato politico ed economico legato più alla sua storia, in una forma federale. 

L’Italia è un paese difficile e la storia nei tempi ci ha insegnato che governare l’Italia richiede un sacrificio e una dedizione fuori ogni misura. L’Italia un paese bistrattato, umiliato, ferito, ma ha sempre avuto la forza di rialzarsi. Molti gli studiosi, come ad esempio Giolitti che definì l’Italia un paese inutile da governare.

Giovanni Giolitti (1842-1928) primo ministro italiano tra il 1892-1921. Davanti al parlamento nel 1901: “Governare l’Italia non è difficile, è inutile”

Lo stesso Benito Mussolini (non servono presentazioni). Nel 1932, il giornalista tedesco Emil Ludwig intervistò Benito Mussolini, il quale chiese “Ma deve essere ben difficile governare gente così individualista ed anarchica come gli italiani!”. E Mussolini rispose: “Difficile?” Ma per nulla. È semplicemente inutile!”

Io non credo che sia inutile governare l’Italia, creo che sia molto complicato e non inutile. Vi sono molte particolarità che ci dividono e che comunque ci rendono un paese fuori dal comune. Essere in grado di mettere assieme queste particolarità sarà la fortuna dell’Italia. Cosa che vedo in Croazia che ha una sua base nazionale molto forte.

 

E. Fumagalli


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Edoardo Fumagalli

Nato in provincia di Bergamo, diplomato Perito agrario, ho intrapreso gli studi di architettura, poi trasferito in Croazia a metà degli anni novanta, dove ha studiato ragioneria. Ho fatto anche gli studi di economia e commercio, ma non ho conseguito la laurea, per via della impossibilità lavorativa (non abbiamo nessun tipo di scuole di sostegno). Fondatore e direttore di una società di supporto alle imprese estere per lo sviluppo di attività in Croazia, nel 1996, trasformato in società di ragioneria amministrativa, e fondatore di uno studio di consulenze fiscali, nata per la naturale trasformazione del sistema politico economico che si ha anche in Croazia. Iscritto nella camera dei commercialisti, ragionieri e consulenti fiscali, della Repubblica di Croazia al n. 92035833. Sono stato consulente e segretario nella Associazione di ortopedia italo-croata ICORA, organizzando meeting, congressi e creazione di una scuola internazionale di ortopedia, non chè consulente e segretario della associazione italo-croata ATT, per l'integrazione della Repubblica Croata in Europa e fondi europei, partecipando ai programmi, Central Europe, MED, Andrion, LIFE, interreg, IPA, quindi conferenze e meeting.