App di contact tracing: come gli altri Paesi si difendono dal contagio

A seguito della pandemia di Coronavirus quasi tutti i Paesi si sono dotati di applicazioni di contact tracing per limitare la diffusione del virus

In Italia l’app di contact tracing Immuni ha raggiunto il pieno funzionamento su scala nazionale lo scorso 15 giugno. E anche oltre i confini nazionali e europei moltissimi Stati si sono avvalsi di applicazioni per il tracciamento dei contagi da Coronavirus.

Contact tracing: modello accentrato per Francia e Regno Unito

“StopCovid” è il nome dell’app di tracciamento francese disponibile dal 2 giugno. Analogamente ad Immuni, l’applicazione si avvale della tecnologia Bluetooth per registrare eventuali contagi con persone positive, senza ricorrere alla geolocalizzazione. Tuttavia, a differenza dell’Italia la Francia ha deciso di ricorrere al modello accentrato PEPP-PT raccogliendo i dati in un unico server, piuttosto che il modello DP-3T che mantiene i dati sui cellulari degli utenti.  

La stessa decisione è stata presa dal Governo britannico. L’applicazione inglese, testata inizialmente solo sull’isola di Wight, funziona con il medesimo sistema bluetooth per tracciare i movimenti dei cittadini e avvisare le persone con cui sono venuti in contatto nel caso di positività del tampone. I dati vengono poi raccolti in modo anonimo e archiviati dall’autorità sanitaria. 

Germania e Spagna come l’Italia 

La Germania ha scelto di appoggiarsi ai colossi del digitale Apple e Google per sviluppare la propria app di contact tracing che, come Immuni, avrà un sistema decentralizzato e archivierà i dati solamente sui device degli utenti. L’idea iniziale era, invece, di seguire le orme di Francia e Inghilterra, permettendo alle autorità sanitarie tedesche un tracciamento centralizzato. 

Anche la Spagna invoca la privacy dei propri cittadini, scegliendo di salvare i dati raccolti dall’applicazione solo sui solo smartphone e non in dei data center.

Il contact tracing nel mondo

In Israele l’app “Hamagen” (che tradotto significherebbe “scudo”) è stata progettata per tracciare gli spostamenti degli utenti, incrociando le informazioni con quelle del Ministero della Salute per risalire ad eventuali contatti con positivi. Mentre in Russia chiunque abbia più di 14 anni e voglia spostarsi liberamente deve scaricare l’app sul proprio smartphone – in fase di registrazione è necessario inserire anche il numero di targa o il codice dell’abbonamento ai mezzi pubblici-. I cittadini ricevono quindi un codice QR da portare sempre con sé, che può essere controllato dalle autorità. 

In Cina è stata programmata un’applicazione in grado di assegnare ad ogni utente un grado di contagiosità. Il sistema traccia gli spostamenti dei cittadini cinesi conferendo un codice verde, giallo o rosso in base al proprio stato di salute o al rischio di infezione. Come in Russia l’app è necessaria per potersi muovere all’interno dello Stato. 

L’America, infine, ha adottato lo stesso sistema di contact tracing in vigore in Italia, fornito dal Apple e Google. Attraverso la tecnologia Bluetooth l’app genera codici casuali anonimi, che scambia con gli altri utenti. Nel caso di positività l’utente inserisce nell’app il risultato del test e questa avvisa tutte le persone con cui è venuto a contatto negli ultimi 14 giorni. 


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