Conto corrente: come difendersi dai controlli del Fisco

Conto corrente: ecco cosa deve fare il contribuente per giustificare ogni singolo versamento contestato dall’Agenzia delle Entrate

Il contribuente deve giustificare ogni suo movimento effettuato sul conto corrente in caso di verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate. Oggi, rispetto a ieri, è molto più probabile essere soggetto a verifica fiscale sul conto corrente.  Per l’Agenzia delle Entrate il lavoro si è semplificato, in quanto non ha più il bisogno di inviare i verificatori in banca, ma i controlli li effettua direttamente dall’ufficio consultando un data base in cui le banche registrano tutti i saldi e i movimenti di ogni singolo correntista. Quando si rilevano operazioni che non hanno riscontri nella dichiarazione dei redditi o nel 730, scatta la procedura di accertamento e le successive sanzioni.  La giurisprudenza con sentenze emesse dalla Cassazione ha indicato una strada ai contribuenti per difendersi dalle verifiche dell’agenzia dell’Entrate e il metodo con cui possono dimostrare che bonifici e versamenti in contanti non sono frutti di evasioni.

Controllo sul conto corrente: come funziona?

I controlli fiscali sono diversi in base al tipo di soggetto che è intestatario del conto corrente. Infatti i conti correnti di imprenditori vengono controllati in tutti i tipi di operazioni: i versamenti, i bonifici e i prelievi che devono superare i 5 mila euro mensili o i mille euro al giorno. Per tutti gli altri contribuenti, l’Agenzia delle Entrate analizza solo i bonifici e i versamenti effettuati sul conto corrente, mentre i prelievi non vengono considerati e sono liberi. Il contribuente non deve tener conto di quanto preleva allo sportello o al bancomat.

Le seguenti leggi: Art. 32, comma 1, numero 2 del Dpr 600/1973 e Art. 51, comma 2, numero 2, del Dpr 633/1972, prevedono che l’Agenzia delle Entrate può ritenere che i bonifici ricevuti sul conto non avente riscontro nella dichiarazione dei redditi possono essere considerati redditi frutto da evasioni fiscale.

Per questo è buona regola che tutte le volte che si riceve un bonifico o un versamento in conto corrente è opportuno conservare idonea documentazione, altrimenti l’Agenzia delle Entrate se non riscontrerà gli stessi importi nella dichiarazione dei redditi, li riterrà fonte di reddito, tassandoli.

 I termini per controlli sul conto corrente quali sono?

L’Agenzia delle Entrate ha 5 anni di tempo per effettuare le verifiche, questi partono dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. Nel caso in cui la dichiarazione non venga presentata questi si allungano fino a 7 anni.

Controlli sul conto: ecco come difendersi

Il contribuente per difendersi deve sempre dimostrare la provenienza lecita e non tassabile del denaro incassato sul suo conto corrente.

Le motivazioni da poter dimostrare al fisco sono almeno due:

  • Che il denaro proviene da operazioni esentasse: ad esempio, un risarcimento del danno morale, una vendita di beni usati, una donazione da un genitore, un prestito da un amico, e così via;
  • Nel caso che il denaro già sia stato tassato fonte: ad esempio, una vincita al gioco o alle scommesse.

Il contribuente deve mostrare una prova scritta e con data certa di una delle operazioni suddette, non sarà sufficiente la testimonianza di un genitore o di un nonno che attestino che il denaro proviene da un loro regalo. Pe questo motivo bisogna sempre far precedere l’accredito dell’importo, nel caso fosse rilevante, un atto di donazione o di prestito, registrato all’Agenzia delle Entrate in modo da fornire una data ufficiale.

Inoltre, il contribuente per difendersi dai controlli sul conto corrente, è quello di dimostrare in modo analitico tutte le singole entrate sul conto corrente.

Quindi, il contribuente per far fronte alle contestazioni da parte dell’Agenzia sui versamenti riscontrati sospetti in fase di indagini finanziarie, non può giustificarsi in modo generico e superficiale, ma deve mostrare prove ben precise su ogni singola movimentazione bancaria contestata. Ciò è stato stabiliti dalla Cassazione con la seguente ordinanza: n. 26985/2019.

Conto corrente: le sentenze

Ma su questo punto sono state emesse sentenze contrastanti tra di loro. La Commissione tributaria provinciale di Brescia, con la sentenza n. 790/1/2018 e la Commissione tributaria provinciale di Treviso con la sentenza n. 323/1/2016 ritengono che la sola presenza di accrediti sul conto non è sufficiente a avviare un accertamento. Per questo il fisco deve reperire altri elementi probatori convergenti.

La Suprema Corte, con le sentenze nn. 3785, 8266, 44562 e 25786 del 2018 ha espresso parere opposto: le indagini finanziarie determinano una presunzione legale relativa, per cui l’onere probatorio dell’Amministrazione finanziaria è soddisfatto con i dati e gli elementi che risultano dai conti correnti, mentre il contribuente deve dimostrare che gli elementi desumibili dalle movimentazioni bancarie non riguardano operazioni imponibili, fornendo quindi una prova ma analitica e non generica.

Conto corrente: sotto la lente di ingrandimento in seguito ai risultati ISA

 


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Maria Di Palo

Sono ragioniere programmatore, ho scoperto, grazie ad una buona amica, il piacere di scrivere e di condividere ciò che mi interessa, mi incuriosisce e mi appassiona. Mi piace trasferire agli altri le ricette della tradizione campana che la mia mamma mi ha lasciato in eredità e quelle nuove che amo preparare per la mia famiglia. Mi appassiona scrivere su tutto ciò che attrae la mia curiosità come argomenti di attualità e argomenti che riguardano il mondo della scuola. Amo anche esplorare luoghi nuovi e affascinanti.