Contratto scuola, Di Maio non mantiene le promesse?

Contratto scuola, Di Maio non ha mantenuto le promesse? 40 euro invece degli 85 criticati ampiamente in precedenza dal vicepremier

Prima di essere nominato vicepremier, nonché ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, nel gennaio 2018, all’epoca onorevole, in un’intervista aveva detto che con i 5 stelle al Governo sarebbe cambiate alcune cose nel campo della scuola. Anzi, che addirittura, con un rinnovo del contratto della scuola, gli stipendi dei docenti italiani sarebbero arrivati a quelli dei loro colleghi degli altri stati europei.

Facciamo un passo indietroContratto scuola, Di Maio non mantiene le promesse?

Di Maio così rispondeva ad una delle varie domande dell’intervista di gennaio 2018:

“Altro che tagli alla scuola: per il Movimento 5 Stelle l’istruzione pubblica è una priorità e se andremo al Governo, dopo il voto politico del 4 marzo prossimo, ve ne accorgerete”.

In particolare, Di Maio, riteneva che come prima cosa da fare nel momento in cui il Movimento 5 stelle fosse salito al Governo era l’aumento delle risorse per l’istruzione. E non solo, aveva specificato che nel medio termine le risorse economiche previste per l’istruzione sarebbero state aumentate fino ad arrivare al 10,2% del Pil, in linea con la media europea.
Nell’intervista è stato toccato anche il tasto degli stipendi dei docenti, se avrebbero quindi adeguato gli stipendi dei docenti con una somma superiore agli 85 euro lordi e mensili stanziati dal Governo Gentiloni, l’On. Di Maio rispose con le seguenti parole:

“Dobbiamo prima di tutto adeguare gli stipendi dei docenti italiani alla media europea e garantire la valorizzazione della loro professionalità, anche con il rinnovo contrattuale e la retribuzione delle ore di formazione e aggiornamento. La professione docente deve tornare ad avere il prestigio che gli è stato sottratto, anche attraverso una stabilizzazione dei precari storici”.

L’attuale vicepremier e ministro del Lavoro non si era risparmiato nemmeno sulla riforma della Buona Scuola del suo predecessore Renzi con tali parole:

“La riforma Renzi non ha nulla di buono. La smantelleremo partendo proprio da quelle misure che hanno trasformato la scuola in un’azienda: i super-poteri ai presidi, la chiamata diretta dei docenti, il bonus premiale e la card formazione per i docenti che è più una mancetta elettorale”.

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Ancora oggi il bonus del merito e la chiamata diretta sono legislativamente pienamente attivi, per adesso il bonus premiale è stato parzialmente disinnescato dal CCNL scuola 2016-2018 e la chiamata diretta eliminata, insieme agli ambiti territoriali, probabilmente dal CCNI mobilità 2019-2020.
Il documento della carta del docente che consente al docente di potere generare dei buoni del valore massimo di 500 euro annui, che Di Maio considerava una mancetta elettorale, non viene eliminata, anzi resta attiva anche nel 2019.
Nel periodo di campagna elettorale, i 5 stelle avevano promesso un rinnovo del contratto scuola che adeguasse gli stipendi dei docenti alla media di quelli europei. Purtroppo, c’è un però: la Legge di Bilancio 2019 stanzia 1,1 miliardi di euro per il rinnovo del contratto del pubblico impiego, più altri 1,45 miliardi per il 2020 e 1,78 miliardi per il 2021.
Tenendo conto che in queste risorse finanziarie della legge di bilancio 2019 per il rinnovo contratto scuola, c’è la parte che deve essere assegnata alla copertura del fondo perequativo del contratto 2016-2018, c’è la parte che copre la vacanza contrattuale che inizia ad aprile 2019, in parole e cifre semplici, si arriva a circa 40 euro medi lordi mensili, circa la metà, anche meno, degli 85 euro duramente criticati da Di Maio ricevute nel contratto precedente.


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Katia Russo

Sono Katia, ho 21 anni e sono una studentessa di Lettere Moderne. Fin da piccola la scrittura e la lettura mi hanno sempre affascinato, e crescendo, ho iniziato ad interessarmi di cinema e di arte. Sono una grande curiosona e mi piace trasmettere qualsiasi informazione utile.