Contributi volontari per accedere subito alla pensione: l’isopensione

L’isopensione, la possibilità di andare in pensione a spese dell’azienda, vediamo di cosa si tratta.

Affrontiamo il tema, che interessa molti dei nostri lettorirelativo alla possibilità di colmare gli anni di contributi mancanti versando contributi volontari. Purtroppo la pratica non è così semplice come si potrebbe pensare. Un nostro lettore ci chiede:

Buongiorno, a novembre di quest’anno compio 57 anni e lavoro dal 1980, quindi 39 anni di contributi. 

Dal sito INPS ho fatto fare il calcolo e risulterebbe che potrei andare in pensione il 1 agosto del 2023.
Parlando con il mio datore di lavoro, vorremmo sapere se lui mi pagasse i contributi mancanti potrei andare in pensione alla fine di quest’anno o metà del prossimo e se tale cosa mi comporterebbe delle penalizzazioni. 
Grazie mille per l’interessamento. 
Cordiali saluti. 
 

Contributi volontari pagati dal datore di lavoro

I contributi volontari (un modo per versare contribuzione al di là di quella derivante dal lavoro dipendente) sia che siano versati dal lavoratore sia che a versarli sia l’azienda, non possono essere versati in un’unica soluzione. I contributi volontari, infatti, possono essere versati con cadenza trimestrale per il periodo di riferimento. 

Nel suo caso, quindi, mancando 3 anni e 10 mesi di contribuzione tali contributi possono essere versati solo, 3 mesi per 3 mesi, nell’arco dei 3 anni e 10 mesi. Non può il suo datore di lavoro versare tutta la contribuzione mancante in un’unica soluzione.

Pensione anticipata con l’isopensione

Una possibilità per il suo datore di lavoro di aiutarla ad accedere ad un pensionamento anticipato, potrebbe essere l’isopensione che, però, ha un costo non indifferente per l’azienda.

L’isopensione è una misura riservata ad aziende di medie o grandi dimensioni (si parla di aziende che non abbiano meno di 15 dipendenti) e che abbiano problemi di esubero. Per le aziende che vogliono dare una svolta generazionale alla propria attività, a volta, l’isopensione è la misura ideale ma è da tenere presente che il costo, per il datore di lavoro, è molto elevato poichè deve accollarsi non solo il versamento della contribuzione necessaria per il pensionamento ufficiale del dipendente (nel suo caso 3 anni e 10 mesi) ma anche un assegno corrispondente a quello dell’importo pensionistico per tutto il tempo che il lavoratore deve attendere per accedere effettivamente alla pensione.

Nel suo caso, quindi, il datore di lavoro dovrebbe versare per 3 anni e 10 mesi la contribuzione figurativa pià l’importo dell’assegno pensionistico.

Per lei sarebbe un compromesso vantaggioso ma non so se è questo che intendeva il suo datore di lavoro.

Per un’operazione come quella che propone ci sarebbe anche l’Ape aziendale ma richiede almeno 63 anni di età e purtroppo mi sembra che sia ancora troppo distante.

 
 

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