Coronavirus: come prevenire la seconda ondata

Il Coronavirus ci ha messo in ginocchio a livello mondiale, attenzione alla seconda ondata, potrebbe essere anche più disastrosa.

L’epidemia da Coronavirus ha creato una situazione unica a livello mondiale. La storia ci insegna che le epidemie arrivano e terminano, ma bisogna stare attenti alla seconda ondata, che, nel caso del Covid-19, è prevista in autunno. Non bisogna abbassare la guardia: ad avvisare i cittadini della possibilità di una seconda ondata e dei rischi è il dottore Pier Luigi Lopalco, epidemiologo responsabile del Coordinamento Regionale Emergenze Epidemiologiche in Puglia.

Coronavirus: prepararsi alla seconda ondata

Pier Luigi Lopalco precisa che abbiamo assistito ad un’ondata drammatica di pandemia da Covid-19. La storia ci insegna che il virus passa, ma poi ritorna e gli effetti possono essere disastrosi. Bisogna sfruttare questo periodo di tregua per prepararci a prevenire la seconda ondata. L’epidemiologo spiega cosa dobbiamo fare oggi per prevenire la seconda ondata.

Distanze in spiaggia: non solo gli ombrelloni e attenti ai bambini

Parla delle distanze da rispettare in spiaggia, tra gli ombrelloni, e spiega che, oltre alle distanze fra gli ombrelloni, bisogna pensare di integrare un camminamento fra le file degli ombrelloni, per evitare che le persone si assemblino su un solo camminamento. Bisogna considerare un via vai di gente.

Il problema grande sono i bambini: si tratta di un problema serio, perché non si può dire ai bambini di non socializzare. Il buon senso suggerirebbe di creare gruppi stabili di bambini che giocano sempre tra loro.

Coronavirus: rientri al Sud

Un altro problema da considerare sono i rientri al Sud, anche se il professore fa notare la responsabilità dei cittadini, specificando che, nella giornata di ieri, sono rientrate in Puglia moltissime persone, che si sono autoregistrate sulla piattaforma per dichiarare il rientro; inoltre si sono messi volontariamente per quattordici giorni in quarantena.

Secondo Lopaco sui tamponi per Coronavirus bisogna tracciare linee guida a livello nazionale, che devono diventare uno standard e stabilire i laboratori abilitati dalla regione in base alla popolazione.

Inoltre precisa che i tamponi bisogna farli in maniera oculata e mirata, anche agli asintomatici. Sicuramente vanno fatti a più persone rispetto a quanti sono stati effettuati in passato. Il problema è che bisogna allontanarsi dal paradosso, anche troppo pubblicizzato, che fare più tamponi è sintomo di prevenzione e sicurezza.

 


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