Coronavirus e la fase 2: il dilemma delle spiagge libere

Coronavirus e la Fase 2: il dilemma delle spiagge libere.

La fase 2 è ancora lontana: il Presidente del Consiglio, è notizia di ieri sera, ha confermato che le restrizioni del decreto restano tali fino, almeno, al 3 maggio. La notizia che preoccupa è il problema delle spiagge libere: si parla di chiuderle e questo significherebbe, per molte famiglie, non poter andare a mare.

Coronavirus, la fase 2 e la chiusura delle spiagge libere

La fase 2 è rimandata, ma si pensa già per il futuro; il dilemma è quello delle spiagge libere e come fare quando si ripartirà. Si vuole chiudere le spiagge libere e questo, purtroppo, andrà a penalizzare tutte le famiglie che non potranno permettersi un accesso ad un lido privato, per non dire ad una barca.

Le spiagge libere sono un posto di contagio molto rischioso per il virus, è impossibile far rispettare le distanze di sicurezza, come invece sarebbe possibile fare nei lidi privati.

Bisogna trovare delle soluzioni e ci sono, possono essere due. Una di queste è far gestire le spiagge libere da impiegati comunali che si metterebbero al servizio delle famiglie meno agiate, indirizzando le famiglie a rispettare tutte le norme che garantirebbe la sicurezza per evitare il contagio, come possono essere le distanze di sicurezza, sia nello stare sotto l’ombrellone che quando si va in acqua per fare il bagno.

Ci sono anche tanti disoccupati o quelli che prendono il reddito di cittadinanza, che potrebbero dedicarsi a queste mansioni; ci sono i tempi giusti per organizzarsi e per poter permettere alle famiglie con poche possibilità economiche di andare a mare e portarci i figli, in particolare i bambini.

Un’altra possibilità sarebbe quella di poter studiare possibili promozioni dedicate alle famiglie con delle tariffe solidali e sostenibili, perché la spiaggia e il mare devono essere, per tutti, un modo per passare qualche giorno di vacanza.


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