Coronavirus e Pandemic Bond: ecco perchè la pandemia potrebbe dipendere dalla Banca Mondiale

I Pandemic Bond stanno influenzando la dichiarazione di pandemia per coronavirus? E’ possibile visto che a rimetterci sarebbero le banche.

I costi per far fronte alle emergenze sanitarie sono  altissimi se si prendono in considerano ospedali, medicinali, gli strumenti di prevenzione ecc… Per i Paesi in via di sviluppo, poi, a volte i costi sono insostenibili e devono far ricordo all’intervento della Banca Mondiale. Per evitare che il costo diventi insopportabile anche per la Wolrd Bank, allora, nel 2014, dopo l’epidemia di Ebola che causò 11mila vittime solo in Africa, è stato ideato un meccanismo di supporto, i Pandemic Bond.

Pandemic Bond, cosa sono?

Nel 2017 dalla Banca Mondiale sono stati emessi 2 bond con scadenza 15 luglio 2020 con tassi di interesse molto alti ma con dei vincoli legati alle pandemie. Come abbiamo detto i bond emessi nel 2017 sono 2:

Il primo, con ISIN XS1641101172, è legato alle pandemie di influenza e coronavirus

Il secondo, con ISIN XS1641101503, è legato è legato anche ad epidemie di altre casistiche, come appunto l’Ebola.

I due bond sono una specie di assicurazione stipulata dalla Banca Mondiale per far fronte alle emergenze e gli investitori non verranno risarciti in caso di pandemie, poichè in quel caso i soldi verrebbero versati interamente nel fondo per gestire le pandemie. La Banca Mondiale, così, evita di dover ricorrere a negoziati per ottenere i fondi, ma di contro, gli investitori dei due Pandemic Bond non sarebbero rimborsati dei loro titoli.

La banca Mondiale, ogni anno, paga gli interessi sui bond ma se scatta un’emergenza, quindi, il costo della stessa sarebbe pagata dagli investitori che rischiano il capitale delle obbligazioni.

Pandemic Bond: le clausole

A detenere i titoli dei Pandemic Bond sono i settori ricchi della finanza come banche o grosse aziende.

Una delle clausole che comporta la perdita dell’investimento è quella di dichiarazione di pandemia da parte dell’OSM e il fatto che siano presenti almeno 2000 vittime in un Paese ed almeno 200 in un altro.

Con l’attuale contagio da coronavirus si è raggiunta la definizione di pandemia (una delle cose che discrimina il rimborso) e i Paesi coinvolti e le vittime in essi fanno in modo che scatti il taglio del rimborso dei bond. Questo, ovviamente non piace alle banche che rischiano di perdere milioni di dollari investiti,  ma non piace neanche alla Banca Mondiale che vede fallire il suo tentativo di assicurarsi contro eventuali pandemie. Difficilmente in futuro, infatti, si troverebbero investitori per questo tipo di obbligazioni.

Pandemia o no?

Ovviamente non se ne ha la certezza ma questo potrebbe essere uno dei motivi per cui l’attuale epidemia da coronavirus non è stata ancora classificata come pandemia.

Il 23 marzo scatta un’altra delle clausole che condizionano il rimborso, ovvero gli 84 giorni dalla scoperta dei primi contagi: dal 23 marzo in poi, quindi, si potrebbe sancire il raggiungimento delle condizioni del non rimborso dei due Bond.


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Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.