Coronavirus: i 100 giorni che hanno cambiato la storia e le nostre vite

I primi 100 giorni di Coronavirus: da Capdanno, 1 milione e mezzo di contagiati e oltre 90mila morti. Le nostre vite sono state radicalmente stravolte.

100 giorni dal primo contagio di COVID-19 a Wuhan, in Cina, 100 giorni che hanno cambiato le nostre vite e che indissolubilmente riscriveranno i libri di storia. Mentre noi, ignari di quello che ci sarebbe successo a breve,  festeggiavamo il Capodanno e salutavamo il 2019 per dare il benvenuto al 2020, in Cina le autorità sanitarie comunicavano di aver individuato un focolaio di una misteriosa polmonite a Wuhan all’OMS.

In soli 100 giorni sono state sconvolte le vite della popolazione mondiale, è stato frenato il PIL di tutti i Paesi del mondo e siamo entrati, a causa delle misure di contenimento, in quella che è stata definita “economia di guerra”. Tutto in soli 100 giorni, i 100 giorni che hanno cambiato la nostra vita come mai avremmo immaginato.

A 100 giorni dal primo focolaio in Cina si sono registrati oltre un milione e mezzo di contagi e oltre 90 mila morti.  I 100 giorni che ci hanno privato delle libertà più basilari, come quella di poter fare una passeggiata, come quella di poter andare in visita ai parenti.

Il ritorno alla normalità ci sarà?

Quello che si aspetta con ansia è il ritorno alla normalità, la fine dei contagi, ma gli esperti del settore dipingono scenari inquietanti che fanno dubitare che un ritorno alla normalità ci sarà molto presto. I ricercatori, infatti, spiegano che la guerra al virus durerà fino a quando non si riuscirà a trovare un vaccino, sperimentarlo e diffonderlo. Nel frattempo l’allentamento delle restrizioni potrebbe tornare a far salire la curva dei contagi.

Quanto tempo ci vuole per trovare, sperimentare e diffondere il vaccino? Nella migliore delle ipotesi un anno e mezzo periodo durante il quale ogni campo della nostra vita sarebbe stravolto partendo dall’educazione, che dovrebbe proseguire a distanza, ma andando a toccare gli affetti, la vita sentimentale e quella lavorativa.

Anche se il coronavirus ha fatto irruzione nelle nostre vite da 100 giorni le nostre abitudini sono state sconvolte solo con le  restrizioni imposte (giustamente) a inizio marzo.

Ma anche quando verranno allentate le restrizioni, fino a quando non si troverà un vaccino, non si potrà tornare alla vita normale: dovremo uscire con le mascherine, ci saranno vietati gli assembramenti e dovremo mantenere le distanze di sicurezza imposte, il cinema, la discoteca, i concerti se ci saranno permessi, dovranno essere studiati in modo da permettere di mantenere il metro di distanza uno dall’altro.

Con la paura di poter essere contagiati, anche se ci sarà consentito tornare a fare una passeggiata, lo shopping o un pranzo al ristorante viene da sè che tutto non sarà come prima. Continueranno le code al supermercato perchè bisognerà mantenere le distanze di sicurezza, non potremmo comunque socializzare come prima e i nostri figli continueranno a fare lezione online restando chiusi in casa e isolati dal resto del mondo.

Le restrizioni sicuramente saranno allentate per permettere una ripartenza dell’economia di molte aziende ora chiuse perchè probabilmente i prossimi 18 mesi non prevedono il ritorno alla normalità così come lo intendiamo noi.

Il cornavirus, quindi, pur essendo entrato nelle nostre vite da soli 100 giorni è destinato ad avere un’onda d’urto che dura nel tempo (non sappiamo per quanto) fino a che non sarà diffuso un vaccino che ci faccia tornare, finalmente, a vivere la nostra vita di prima in tutta sicurezza.Ma tutto questo avrà un costo, non solo in vite umane, ma anche psicologico. Mettiamolo in conto.


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Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.