Coronavirus: in Italia aperto solo un ristorante, quello della Camera dei deputati

Durante il periodo del Coronavirus, alla Camera dei deputati i ristoranti aperti sono addirittura due, uno per i deputati e uno per i dipendenti.

Come sempre, anche durante il periodo del Coronavirus, le ingiustizie sono dietro l’angolo. Mentre l’Italia soffre con tutti i ristoranti e i bar chiusi, da venerdì 24 aprile la ristorazione internamente a Montecitorio è aperta e, addirittura, offre due menù al modico prezzo di 6 euro, compreso di primo, secondo e contorno, un frutto, pane e acqua, chiuso nel cellofan in un vassoio.

In periodo di Coronavirus all’interno di Montecitorio il ristorante è aperto

Addirittura, nel periodo di Coronavirus, c’è l’opzione per celiaci e c’è stato addirittura chi ha avuto il coraggio di lamentarsi, come il deputato dem siciliano Fausto Raciti, che non solo si è lamentato perchè i cibi erano precotti, ma anche perchè la pasta era scotta e callosa, troppo pochi i bocconcini di pollo e l’insalata scondita.

Mentre, invece, chi è soddisfatto è un suo collega di partito, Emanuele Fiano, che dichiara dignitoso e si ritiene soddisfatto della qualità del cibo; quello che veramente è brutto da vedere è che non ci sono camerieri né cuochi, si mangia una persona per tavolo, sembra di stare nel regime nordcoreano.

In verità i ristoranti aperti in questo periodo di Coronavirus sono due, quello appena descritto dove ogni deputato può portare anche una persona con sé e quello, invece, dei dipendenti, situato al piano meno uno.

Gli orari sono strettamente obbligati in questo periodo di emergenza da Coronavirus: dalle ore 12,00 alle ore 15,00. Anche l’entrata all’Aula è regolamentata e fatta rispettare a scaglioni, prima dalla lettera A alla L e poi dalla L alla Z, con tassatività di rispettare il distanziamento interpersonale per evitare possibili contagi.

La notizia dell’apertura del ristorante non ha potuto far altro che piacere a tutti gli onorevoli e deputati, ormai costretti da due mesi a portarsi il cibo da casa o mangiare direttamente la sera, al ritorno nella propria abitazione. L’alternativa che veniva data loro era un cestino fornito dalla Camera che, al prezzo di 5 euro, dava due miseri panini con qualcosa in mezzo con un frutto e un’acqua; inoltre erano costretti a mangiarlo in cortile.

L’idea, allora, di aprire i ristoranti, ma adesso molti addirittura rimpiangono il cestino, non si è mai contenti nella vita.


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