Coronavirus: la fabbrica Honda a Wuhan, un esempio per il resto del mondo?

Dopo l’epidemia di coronavirus la fabbrica Honda di Wuhan è tornato alla produzione, ecco perchè lo stabilimento potrebbe essere di esempio al resto del mondo

Dopo 76 giorni di quarantena, la metropoli di Wuhan si è finalmente riavviata. Il centro origine del coronavirus riprende l’attività industriale quando la pandemia ormai ha colpito tutta l’Europa e progredisce rapidamente negli Stati Uniti. Una delle fabbriche che sono tornate a lavoro è quella della Honda, che spera presto di riportare i livelli di produzione a prima della crisi. Questo avverrà con misure di controllo più rigorose che mai, un qualcosa che può essere d’ispirazione per i produttori europei, che ora apprezzano la loro strategia di non confinamento.

L’impianto in questione ha prodotto 790.000 veicoli nel 2019.  La fabbrica Honda a Wuhan ha chiuso i battenti alla fine di gennaio, quando le autorità hanno ordinato alla popolazione di rimanere in casa. Lo stabilimento è rimasto chiuso per tutto il mese di febbraio, fino a quando l’11 marzo ha ottenuto il permesso di riprendere progressivamente l’attività. Ora che la città ha riaperto le sue porte, i responsabili delle infrastrutture confermano all’agenzia Reuters che fabbricano tutte le auto che producevano prima della crisi sanitaria.

Questa circostanza si verifica proprio nel momento in cui le altre case automobilistiche stanno andando nel panico nel resto del mondo a causa della paralisi della produzione e della crisi economica che già vedono. La preoccupazione è diffusa. Dato che la Cina è alla fine della prima ondata di Covid-19, il suo esempio può servire come ispirazione per un’Europa che è ancora diverse settimane indietro. E il caso dello stabilimento Honda a Wuhan potrebbe essere studiato dal resto dei marchi automobilistici, perché è possibile che quando sarà il momento si potranno adottare misure simili per riprendere l’attività.

Honda ha chiesto ai suoi dipendenti di riferire se hanno avuto il Covid-19 nelle ultime settimane e ha installato più punti di controllo della temperatura corporea per rilevare possibili casi nelle sue strutture. Fa anche loro compilare un modulo su base giornaliera in cui devono segnalare se hanno avuto tosse o hanno stabilito un contatto con una persona malata.

Per ridurre il rischio di contagio, ogni lavoratore indossa una maschera protettiva e utilizza gli strumenti con i guanti. Chiedono loro di mantenere sempre un metro di distanza tra loro, sebbene ciò non sia sempre possibile. Le aree di sosta comuni rimangono chiuse dietro le ali del distanziamento sociale. Per mangiare, le persone si siedono su sedie adeguatamente separate.

Circa il 98% dei 12.000 dipendenti della fabbrica è tornato al lavoro e ora lavora più ore che mai per recuperare la produzione persa. Il nuovo obiettivo è di 1.237 veicoli al giorno, il che implica un aumento del 17% rispetto ai dati precedenti la crisi sanitaria. La compagnia assicura di non aver avuto alcun riscontro positivo dalla sua riapertura.

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