Coronavirus: la nuova speranza è nell’ozonoterapia

La nuova speranza per chi è malato da Coronavirus è l’ozonoterapia.

Arriva una nuova speranza contro il Coronavirus: la sperimentazione dell’ozonoterapia ha avuto il via all’Umberto I di Roma; l’idea è del professor Fabio Araimo Morselli e la scoperta è nata da una sua fobia.

Coronavirus e l’ozonoterapia: la nuova speranza contro il virus

Spiega il professore, che era in contatto già da gennaio con alcuni colleghi cinesi, che già stavano utilizzando questa terapia, che serve per diminuire e alleviare i dolori nei soggetti con uno stadio avanzato della malattia. La sua idea è stata quella che si sarebbe potuta utilizzare anche prima.

La funzionalità dell’ozono serve a ridurre l’infiammazione polmonare che, purtroppo, questa maledetta malattia causa nei malati. Ricordiamo che l’ozono, spesso, viene utilizzato per curare i dolori cronici e nei pazienti oncologici. La cosa che bisogna capire, e ci stanno lavorando, è quale sia il momento giusto per intervenire.

Con questo sistema, l’ozonoterapia, si vanno a prelevare 200 millilitri di sangue nel paziente affetto da Coronavirus, che poi vengono ozonizzati con un macchinario apposito e così, dopo, reiniettati. Questa procedura è applicabile in modo molto semplice e lo si può fare in qualsiasi istituto, spiega il professor Araimo.

L’ozonoterapia sperimentata ad Udine

La speranza potrebbe arrivare dall’ozonoterapia per chi è malato di Covid-19: a provarlo sono i risultati avuti dall’Ospedale di Udine, dove, su 36 malati con difficoltà respiratorie e polmonite, tutti sono migliorati, alcuni anche dimessi, eccetto uno, che è stato, invece, intubato.

Da questi risultati ottenuti è partita la richiesta dell’autorizzazione all’AIFA per procedere ad uno studio su 200 pazienti affetti da Covid-19. Il risultato è palese: sono bastate tre sedute per avere dei miglioramenti a dir poco clamorosi, con conseguente riduzione di supporto di ossigeno; inoltre non sono stati riscontrati effetti collaterali.

La speranza ora è il fattore tempo ed avere una risposta quanto prima possibile per avviare il suo utilizzo. Usarla in terapia intensiva è sbagliato, poiché, arrivati lì, i polmoni già sono ampiamente danneggiati: bisogna usare questo metodo prima che si venga intubati. Speriamo bene.

 


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