Coronavirus non è Ebola: Giulio Tarro, noto virologo, bacchetta Roberto Burioni

Giulio Tarro contro Roberto Burioni: per il Coronavirus non ci vuole un vaccino, ci vuole una cura.

Il noto virologo di fama internazionale Giulio Tarro ha rilasciato un’intervista su Businessinsider.com e bacchetta Roberto Burioni, affermando che il Coronavirus non è l’Ebola, non ci vuole un vaccino, ma bisogna trovare una cura.

Giulio Tarro bacchetta Roberto Burioni, vediamo perché

Giulio Tarro, ormai lo conosciamo tutti, è un noto virologo di fama internazionale laureatosi all’Università di Napoli e ritenuto un discepolo di Albert Sabin, il fautore del vaccino contro la poliomelite. E’ spesso in contrapposizione di idee con Roberto Burioni e in una recente intervista afferma:

  • “Non voglio fare polemica, ma è curioso che ancora si ascolti chi ad inizio febbraio diceva che il rischio di contrarre il virus fosse zero perché in Italia non circolava, quando invece era già in giro da tempo. Oggi ci si informa su internet, alla mia età e dall’alto della mia esperienza mi tengo alla larga. Ho isolato il vibrione del colera a Napoli, ho combattuto l’epidemia dell’Aids e ho sconfitto il male oscuro di Napoli, il virus respiratorio ‘sicinziale’ che provocava un’elevata mortalità nei bimbi da zero a due anni affetti da brionchiolite”.

Primario all’Ospedale Cotugno di Napoli, dove vengono adottate protezioni per tutti i medici adeguate al non contagio da Coronavirus, e infatti non ci sono casi, è stato sempre in prima linea sia per la Sars sia per la sindrome respiratoria del Medio Oriente. Ricorda che non si è fatto ricorso ai vaccini, ma sono stati usati, come cura, gli anticorpi dei soggetti guariti.

  • Spero che la scienza e il caldo possano essere alleati , e confido che potremo andare a fare i bagni. Troppa gente parla del Coronavirus senza avere il supporto dei dati scientifici e senza le giuste conoscenze”.

Secondo Tarro la chiave giusta è quella di trovare una terapia antivirale efficace ed è convinto che intorno al Covid-19 ci sia molta esagerazione perché, pur essendo un virus un po’ particolare, non ha la percentuale di mortalità di Sars e Mers, che uccidevano sistematicamente un malato su tre.

Secondo l’esperto si è perso troppo tempo all’inizio; sapute le notizie dalla Cina ci dovevamo muovere subito per incrementare i posti in terapia intensiva e non l’abbiamo fatto. Si è pensato di chiudere i voli da e per la Cina e invece non si è pensato subito di produrre mascherine perché sarebbero servite; bastava farle usare a tutti e dire di mantenere le distanze, ma non le avevamo, e poi si è permesso alle persone dal nord di migrare al sud liberamente.

Ecco l’ipotesi dell’esperto di quando finirà il Covid-19:

  • “Potrebbe sparire completamente come la prima Sars, ricomparire come la Mers, ma in maniera regionalizzata o diventare stagionale come l’avaria. Per questo serve una cura più che un vaccino. Il fatto che in Africa non attecchisca mi fa ben sperare in vista dell’arrivo dell’estate”.

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