Il vaccino di Oxford funziona, si pensa a una distribuzione senza sperimentazione

I ricercatori dello Jenner Institute di Oxford hanno fanno sapere che il vaccino contro il Coronavirus funziona, ora l’UE pensa alla distribuzione

I ricercatori che da mesi stanno lavorando nei laboratori dello Jenner Institute dell’Università di Oxford, hanno fatto sapere che il vaccino contro Coronavirus funziona. L’unione Europea sta già pensando ad un’autorizzazione speciale per cominciare subito la somministrazione del farmaco alle persone più a rischio. 

Il vaccino in arrivo da Oxford 

Il vaccino sviluppato dall’università di Oxford in collaborazione con AstraZeneca, non sembra in grado di fermare il contagio del Covid-19 completamente. Riuscirebbe, tuttavia, a ridurre l’infezione a semplici tosse e mal di gola. Secondo gli esperti per un risultato maggiore servirebbe una dose doppia del farmaco, cosa che ovviamente farebbe lievitare sia i costi che i tempi di produzione. 

ChAdOx1 nCoV-19, questo il nome del vaccino di Oxford, si avvale di un vettore virale di scimpanzé, dotato di un deficit di replicazione che si basa su una versione più debole del virus del raffreddore. L’adenovirus contiene il materiale genetico della proteina spike Sars-Cov-2. Con la vaccinazione si produce la proteina spike superficiale, che attiva il sistema immunitario per contrastare il coronavirus, qualora questo infetti l’organismo. 

Al via alla distribuzione senza sperimentazione 

Secondo le indiscrezioni l’Unione Europea vorrebbe chiedere all’Ema (Agenzia europea del farmaco) una speciale autorizzazione per poter avviare la somministrazione del vaccino di Oxford nelle fasce più deboli della popolazione, in contemporanea alla fase tre della sperimentazione clinica. Questo alla luce del fatto che il farmaco ha già superato tutti i dovuti test di sicurezza e di non tossicità.

Soluzione che, però, rischierebbe di incorrere in non poche problematiche legali. La commissione europea starebbe, quindi, pensando ad una sorta di scudo legale per cui finché la sperimentazione è in corso la responsabilità penale ricadrebbe unicamente sugli Stati, in una fase intermedia sarebbe divisa al 50% fra Stati e aziende e dopo un determinato lasso di tempo ricadrebbe solamente su queste ultime. 


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