Cos’è il South working, il fenomeno che sta ripopolando il Sud Italia

Il South working, ossia lavoro al Sud, è un fenomeno identificato con il ritorno di moltissimi lavoratori del Nord alle Regioni di origine

È stato ribattezzato South working e non è altro che il ritorno a casa, appunto nel Sud Italia, dei lavoratori in smart working. Con la pandemia da Coronavirus, infatti, sono stati sempre di più i dipendenti di aziende del Nord che, potendo svolgere il proprio lavoro in remoto, hanno scelto di tornare al Sud. 

Il fenomeno del South working

La definizione di “South working” (lavorare dal Sud) è arrivata da un gruppo di giovani di Palermo, autori del progetto di Global Shapers Palermo Hub. L’obiettivo originario era studiare il fenomeno del lavoro agile svolto in un luogo diverso da quello del datore di lavoro. Focus principale è stato, appunto, lo smart working al Sud Italia. Il South working ha assunto un’importanza strategica per il ripopolamento del Meridione. 

Con la cosiddetta Fase 3 e l’apertura dei confini, tantissimi lavoratori hanno scelto di tornare nelle proprie Regioni d’origine, disdicendo gli affitti al Nord, e continuando con il lavoro agile dal Sud. Da sempre, ma soprattutto negli ultimi anni, infatti, le Regioni del Sud hanno assistito impotenti ad una sempre più frequente emigrazione dei giovani verso il Nord, per studiare o lavorare.

Gli obiettivi a lungo termine 

Guardando un’analisi pubblicata su Il Sole24Ore, prima dell’emergenza sanitaria Milano aveva guadagnato circa 100mila residenti provenienti da tutta Italia. Ora, la perdita di fatturato, determinata soprattutto dal ritorno di molti milanesi naturalizzati alle proprie città d’origine, si stima attorno al 75%. 

Il compito, del Governo e delle singole Regioni, adesso è quello di incentivare il motore economico meridionale, permettendo così la crescita del Sud e ovviando, almeno in parte, al problema della cosiddetta “fuga dei cervelli” al Nord. 

Il fenomeno nel mondo

Lo smart working non è, però, un fenomeno che ha rovesciato il convenzionale modo di lavorare solo in Italia. Nel mese di maggio il quotidiano britannico The Economist ha pubblicato un reportage in cui si analizzava il BC (before Coronavirus) e l’AD (after domestication), sottolineando la difficoltà che avranno aziende ed imprese a tornare all’epoca pre-Covid. 

Oltreoceano, l’americano Nber (National Bureau of Economic Research) ha preso in esame gli effetti dell’emergenza sanitaria sul futuro lavorativo delle persone, stimando un’apertura permanente allo smart working per circa il 40% delle imprese. 


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