Pensione e cartelle esattoriali, cosa cambia nel 2018, le ultime novità

Debiti e cartelle esattoriali, come influiscono sulla pensione? Le ultime novità prevedono blocco dei pagamenti e pignoramento, ecco quando…

Debiti con l’INPS, cartelle esattoriali, che influenza hanno sulla domanda di pensione? È il quesito di un nostro lettore che ci ha contattato per sapere se può inoltrare la domanda di pensionamento, è preoccupato che l’INPS possa in qualche modo, intervenire negativamente. Analizziamo cosa succede quando, si hanno debiti di lungo tempo e si è pensionati o si fa domanda di pensione, in base alle ultime novità in vigore al 1° marzo 2018.

Pignoramento della pensione

La normativa chiarisce che eventuali debiti con la PA per i quali agisce l’Agenzia delle Entrate della riscossione (ex Equitalia), non costituiscono ostacolo per ottenere la pensione, se alla richiesta il richiedente abbia maturato il diritto.

L’ente di riscossione si potrà rivalere, con il pignoramento dello stipendio, ricordiamo che il pignoramento della pensione è diversa dal pignoramento dello stipendio. La pensione è impignorabile per un importo pari a quello dell’assegno sociale aumentato della metà (750 euro).

Questo significa che se l’assegno  è inferiore a 750 euro è impignorabile.

Diversamente, secondo la normativa vigente, se l’assegno pensionistico non supera i 2.500 euro, la quota pignorata non può superare il 10%

Naturalmente, ci sarà la possibilità che parte della quota pignorata dello stipendio si trasferisca alla pensione, ma in misura molto più attenuata.

La pensione, infatti, a differenza dello stipendio, è impignorabile per un importo pari a quello dell’assegno sociale aumentato della metà. Diciamo, senza andare per il sottile, che siamo intorno ai 750 euro.

Il che vuol dire che, se la pensione a cui lei ha diritto è inferiore ai 750 euro, essa risulta praticamente impignorabile.

Inoltre, c’è da rilevare che secondo le norme attualmente vigenti per i debiti esattoriali (quelli per i quali agisce Equitalia), se la pensione non supera i 2 mila e 500 euro, la quota pignorata non può superare il 10%.

Facciamo un esempio: una pensione di 1.000 euro, la quota impignorabile è 750,00, il residuo è 250 euro, l’Agenzia delle Entrate Riscossione, potrà pignorare solo il 10%, quindi 25 euro al mese.

Blocco delle pensione, le ultime news dall’INPS

Dal 1° marzo 2018 è previsto il blocco dei pagamenti delle pensioni ai cittadini, se hanno anche solo una cartella esattoriale, per qualsiasi importo.

Il blocco ha durata massima di 60 giorni, e servirà all’Agenzia delle Entrate per pignorare le somme a credito del contribuente.

La nuova misura è stata inserita nella Legge di Bilancio 2018, il blocco dei pagamenti per i cittadini, vale anche per le pensioni, indennità di fine servizio o di fine rapporto (TFS e TFR). L’INPS, ha comunicato con il messaggio n. 1085/2018 del 12 marzo 2018, la disposizione del blocco dei pagamenti degli assegni ai cittadini in debito con il fisco.

A partire dal 1° marzo 2018 è attivata la procedura di verifica in argomento su tutti i destinatari dei pagamenti a titolo di indennità di fine servizio o di fine rapporto il cui importo netto superi i 5.000 euro; qualora risulti l’inadempimento, la prestazione previdenziale andrà accantonata secondo la misura prevista dall’art. 545, III comma, c.p.c., ed il relativo pagamento sospeso per un massimo di 60 giorni“.

Ricordiamo, come sopra riportato, che al pensionato non si può pignorare più di 1/5 della sua pensione.


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Redazione NotizieOra

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