Patologie alimentari che danno diritto all’invalidità, elenco completo

Autore:
25/01/2019

L’invalidità si ha diritto anche con la patologie alimentari. Ecco un elenco completo specificate nel dettaglio e come inoltrare domanda.

Patologie alimentari che danno diritto all’invalidità, elenco completo

Patologie alimentari e invalidità: alcune malattie a causa dei disturbi dell’alimentazione danno diritto al riconoscimento alle percentuali di riduzione della capacità lavorativa?

Si intendono per disturbi della nutrizione e dell’alimentazione non le malattie che possono essere trasmesse con gli alimenti (M.T.A.), oppure la cattiva alimentazione, ma sono dei veri e propri disturbi psichici.

Questi tipi di patologie, come vengono descritte nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (D.S.M.), sono riconducibili a comportamenti legati all’alimentazione, che determinano un consumo di cibo anormale.

Esempi di tali patologie sono l’anoressia e la bulimia. Un soggetto anoressico riduce drasticamente l’assunzione di cibo, al limite della sopravvivenza. Mentre, quello bulimico assume alimenti in quantità abnorme. Altri disturbi possono essere ad esempio l’ortoressia, che se pur non danneggia in modo diretto sulla salute dell’interessato, crea un considerevole disagio sociale. Infatti, essa porta all’isolamento, a causa delle rigide regole alimentare autoimposte.

Le linee guida sull’invalidità riconoscono una riduzione della capacità lavorativa per chi soffre di determinate patologie dell’alimentazione.

Facciamo un elenco dei principali disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, e vediamo quali di queste danno il diritto all’invalidità.

Disturbo alimentare: Pica

Il pica è un disturbo che induce ingerire sostanze prive di apporto nutritivo e non alimentari, per un periodo almeno lungo un mese. Quindi, che è affetto da pica ingerisce  sostanze che non sono alimenti, come carta, sapone, etc. Questa patologia, naturalmente, quando viene diagnosticata bisogna tener conto dell’età e della situazione specifica del paziente.

Disturbo di ruminazione

Il disturbo di ruminazione consiste in rigurgiti di cibo per un periodo prolungato. Questa patologie viene diagnosticata solo dopo che è stato escluso altri tipi di patologie come quelle gastrointestinali.


Leggi anche: Come i conti correnti online stanno cambiando le abitudini di spesa dei consumatori

Disturbo restrittivo dell’assunzione di cibo

Il disturbo evitante dell’assunzione di cibo, comporta che il soggetto evita o limita, l’assunzione degli alimenti in generale, o di un gruppo particolare di alimenti.

Tale disturbo si avvicina molto all’anoressia, e può avere diverse cause come quella della ripugnanza per determinati sapori. Per parlare, naturalmente, di disturbo restrittivo non si deve trattare solo di una semplice disgusto verso determinati gusti.

Anoressia nervosa

L’anoressia nervosa consiste nel limitarsi a ingerire piccolissime quantità di cibo, in modo da portarsi ad un peso corporeo molto inferiore alla norma rispetto all’età, al sesso e alla fase di sviluppo, arrivando così al limite della sopravvivenza.

L’anoressia è caratterizzata da:

  • l’intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi;
  • la visione distorta della forma del proprio corpo e la percezione abnorme del proprio peso;
  • un basso livello di autostima;
  • la mancanza di riconoscimento della gravità della denutrizione.

Bulimia nervosa

La bulimia è un disturbo del comportamento alimentare, che induce ad ingerire una quantità enorme di cibo, con conseguenza di sensi di colpa e comportamenti diretti a neutralizzare l’apporto calorico di quanto ingerito.

Le caratteristiche della bulimia sono:

  • il mangiare molto più rapidamente del normale;
  • il mangiare per un periodo di tempo molto lungo, ad esempio per ore, fino a sentirsi sazi in modo sgradevole;
  • l’assunzione di una quantità di cibo notevolmente maggiore di quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili;
  • lo stato di solitudine in cui si verifica l’evento;
  • il senso di vergogna, che si accompagna anche al disgusto per sé stessi ed a marcati sensi di colpa dopo l’episodio;
  • la sensazione di perdere il controllo durante l’episodio, la persona ritiene di non essere in grado di smettere di mangiare o di non sapere controllare cosa o quanto sta ingerendo;
  • la volontà di neutralizzare la smisurata quantità di calorie ingerita, ad esempio attraverso il vomito autoindotto, l’assunzione impropria di lassativi, l’adozione di una dieta altamente restrittiva o lo svolgimento di massacranti esercizi fisici.


Potrebbe interessarti: Licenziamento durante malattia, è possibile? Cosa succede se si supera il limite

Disturbo da alimentazione incontrollata

Il disturbo da alimentazione incontrollata è una patologia caratterizzata da crisi bulimiche o disordini alimentari, per questo non è detto che i soggetti che ne soffrono siano obesi. Questa patologia a differenza della bulimia nervosa, induce ad abbuffate causate da un blocco psicologico dovuto ad uno stato emotivo ritenuto intollerabile, oppure dalla difficoltà nella gestione degli impulsi.

Ortoressia

Chi soffre di ortoressia è ossessionato dal dover mangiare sano. Infatti, sono soggetti che esprimono un fanatismo alimentare e un complesso di superiorità basato sul cibo. Tutto questo li porta:

  • a disprezzare chi non mangia in modo salutare; chi soffre di ortoressia ha difficoltà ad andare al ristorante o ad accettare un invito a cena. Sono ossessionati nell’attenzione alla qualità del cibo e ciò prevale sui valori morali e sulle relazioni sociali, lavorative e affettive;
  • all’insoddisfazione ed all’isolamento sociale causati dalla persistente preoccupazione legata al mantenimento delle rigide regole alimentari autoimposte;
  • alla pianificazione dei pasti con giorni di anticipo, per evitare i cibi ritenuti dannosi, ed alla preparazione degli alimenti con procedure quasi “da laboratorio”;
  • all’impiego di una grande quantità di tempo nella ricerca e nell’acquisto degli alimenti fino a coltivare in prima persona verdure e ortaggi.

Quali sono le percentuali d’invalidità per le patologie alimentari?

Chiariamo il concetto di invalidità. Si considera un soggetto invalido che ha capacità ridotte lavorative che derivano da un’infermità o da una menomazione; nel caso in cui si parla di un soggetto minorenne o di un over 65 si fa riferimento alla capacità di svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età.

Nelle Linee guida dell’Inps sugli accertamenti degli stati invalidanti, solo due patologie collegate a patologie alimentari sono collegate a specifiche percentuali d’invalidità, o di riduzione della capacità lavorativa: l’anoressia e la bulimia. Nel dettaglio:

  • per l’anoressia nervosa, nei casi in cui sia riscontrato un deficit lieve, è riconosciuto il 35% d’invalidità;
  • per l’anoressia nervosa, nei casi in cui sia riscontrato un deficit moderato, è riconosciuto il 45% d’invalidità;
  • per l’anoressia nervosa, nei casi in cui sia riscontrato un deficit grave, è riconosciuto dal 75% al 100% d’invalidità;
  • per la bulimia nervosa non complicata è riconosciuto il 20% d’invalidità.

La legge 104 con patologie alimentari

Come già abbiamo detto per invalidità si intende la riduzione della capacità lavorativa, mentre il riconoscimento dell’handicap, che dà diritto ai benefici della Legge 104, spetta a chi ha una disabilità mentale, motoria o sensoriale grave che limita fortemente l’integrazione sociale, lavorativa, personale e familiare; in altre parole, l’handicap esprime la condizione di svantaggio sociale che una persona presenta nei confronti degli altri individui ritenuti normali.

Per valutare lo stato di handicap bisogna tener conto della difficoltà d’inserimento sociale della persona disabile, la difficoltà è dovuta alla patologia o menomazione riscontrata. Quando i disturbi alimentari risultano talmente forti da impedire una normale vita sociale, familiare e lavorativa, determinano il sorgere di un handicap.

Invalidità e legge 104 per le patologie alimentari: come fare richiesta

La procedura per chiedere il riconoscimento dell’invalidità e dell’handicap per patologie alimentari è uguale a tutte le altre richieste. In primo luogo si deve presentare una certificazione che deve rilasciare il medico curante, o un medico convenzionato col servizio sanitario nazionale.

Mettiamo qui la nostra guida alla domanda d’invalidità e Legge 104.

Leggi anche: certificato-di-invalidita-come-richiederlo-e-chi-lo-rilascia/

Le foto presenti in questo articolo sono concesse in licenza a Giddy Up srl