Pensione di invalidità civile, assegno di invalidità e assegno ordinario di invalidità: quali differenze?

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11/08/2020

Quali sono le sostanziali differenze tra assegno di invalidità civile e assegno ordinario di invalidità? Una è prestazione assistenziale, l’altra previdenziale.

Pensione di invalidità civile, assegno di invalidità e assegno ordinario di invalidità: quali differenze?

Le tutele offerte dal nostro ordinamento alle persone con invalidità sono diverse in base anche alla riduzione della capacità lavorativa. Pensione di invalidità civile, pensione di inabilità e assegno ordinario di invalidità, incumulabili tra loro rispondono a caratteriste o assistenziali o previdenziali. Cerchiamo di capire la differenza.

Pensioni per invalidi e differenze tra misure

La pensione di invalidità civile e l’assegno di invalidità civile sono prestazioni assistenziali che spettano indifferentemente a tutti i soggetti sia che siano in possesso di requisiti  contributivi sia che non ne abbiano: unico requisito richiesto per fruirne è quello reddituale che va rispettato per mantenere il diritto.

L’assegno ordinario di invalidità, invece, è una prestazione previdenziale erogata in base al requisito contributivo e che non risponde ai vincoli reddituali visto che è calcolato sugli effettivi contributi versati dall’invalido.

Pensione e assegno invalidità civile: spetta ai cittadini che abbiano invalidità pari o superiore al 74% con età compresa tra i 18 ed i 67 anni. I redditi, per avere diritto al trattamento assistenziale, devono rimanere al di sotto di determinate soglie che sono di € 16.982,49 per la pensione e € 4.926,35 per l’assegno invalidi civili.

L’importo di entrambe le prestazioni è di 286 euro mensili ma, solo per gli invalidi civili totali è stato predisposto, dalla Corte Costituzionale prima e dal Legge Rilancio poi, che sia riconosciuto un aumento a 651,51 euro mensili (per il cosiddetto incremento al milione).

L’assegno ordinario di invalidità, invece, come abbiamo anticipato è una prestazione previdenziale poichè l’importo della pensione erogata in presenza di una determinata percentuale di invalidità, è calcolato sui contributi effettivamente versati dal lavoratore.

Si tratta di una prestazione che spetta soltanto i lavoratori del settore privato e i lavoratori autonomi iscritti alle gestione speciali dell’INPS. Non è richiesta la cessazione dell’attività lavorativa e l’erogazione non dipende dall’età anagrafica del richiedente nè dal suo reddito (visto che il titolare può anche continuare la sua attività lavorativa).

Unico requisito richiesto, oltre a quello sanitario, ovviamente è quello contributivo: al richiedente, infatti, sono necessari almeno 5 anni di contributi per avere diritto al trattamento, 3 dei quali, però, devono essere stati versati nel quinquennio precedente la presentazione della domanda.

L’importo dell’assegno ordinario di invalidità, a differenza delle pensioni di invalidità civile, non è fisso e uguale per tutti visto che deve essere calcolato sui contributi versati dall’invalido nel corso dell’intera vita lavorativa.

L’importo, quindi, nella maggior parte dei casi, è superiore rispetto a quello dell’invalidità civile potendo, tra l’altro, il beneficiari beneficiare dell’integrazione al trattamento minimo.