Permessi legge 104: cumulabili se lo stesso lavoratore disabile assiste un altro disabile

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05/04/2020

Permessi legge 104 art. 3 comma 3, chiarimenti sulla compatibilità di fruizione per i lavoratori disabili che assistono un familiare con handicap grave (la circolare).

Permessi legge 104: cumulabili se lo stesso lavoratore disabile assiste un altro disabile

Permessi legge 104 per il lavoratore disabile che assiste a sua volta un familiare con handicap grave e ha diritto ai permessi. Con il decreto legge “Cura Italia” è stata riconosciuta agli aventi diritto l’estensione di 12 giorni in più di permessi da fruire nel mese di marzo e aprile. La circolare n. 2 del 1° aprile 2020 del Ministro per la Pubblica Amministrazione chiarisce un punto fondamentale per i lavoratori che hanno diritto ai permessi legge 104.

Nello specifico: al punto 3 precisa che l’estensione dei 12 giorni in più nei mesi di marzo e aprile per emergenza COVID-19 sono fruibili dal lavoratore disabile e cumulabili se lo stesso assiste un familiare disabile. Vi riportiamo la parte della circolare in oggetto. 

⇒ Permessi legge 104 di 12 giorni: anche per i disabili, la circolare Inps

Permessi legge 104: punto 3

Articolo 24 del d.l. 18/2020 – permessi ex lege n. 104 del 1992

Premesso quanto evidenziato in precedenza circa il fondamentale ruolo di sistema della norma recata dall’articolo 87, anche l’articolo 24 del decreto legge in esame appare riconducibile alla ratio di tutelare la salute del personale dipendente e di ridurre al minimo gli spostamenti dei lavoratori.

La norma prevede che i permessi retribuiti a disposizione dei lavoratori che assistono i soggetti disabili in situazione di gravità, stabiliti in 3 giorni al mese (articolo 33, comma 3, della legge n. 104/1992), “sono incrementati di ulteriori complessive dodici giornate usufruibili nei mesi di marzo ed aprile”.


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Vengono previste, quindi, ulteriori 12 giornate complessive – che si aggiungono a quelle già stabilite dalla normativa vigente – fruibili indifferentemente tra marzo e aprile, compatibilmente con le esigenze organizzative della pubblica amministrazione.

L’incremento dei permessi previsti per alcune categorie di beneficiari (2) segue le regole ordinarie. Questo significa che, se un dipendente assiste più di una persona disabile, come in passato accadeva per i permessi dei 3 giorni, così oggi ha diritto di sommare tanti incrementi quante sono le persone assistite.

Quindi, ad esempio, se prima si aveva diritto a 6 giorni di permesso totali al mese per due familiari, adesso si ha diritto a 36 giorni da utilizzare unicamente fra marzo e aprile 2020, benché siffatto budget di giornate risulti oggettivamente non fruibile entro la data di scadenza prevista.

Analoghe considerazioni devono svolgersi nell’ipotesi in cui il permesso non sia legato all’assistenza di un congiunto ma a una situazione patologica propria del dipendente. 

Non si ritiene, invece, possibile convertire in permesso ex articolo 33, comma 3, della legge n. 104/1992 le assenze già effettuate nel mese di marzo 2020 – prima dell’entrata in vigore della norma in esame – utilizzando altri istituti giuridici contrattualmente previsti (congedi ordinari, permessi per motivi personali, ecc..). 

In ordine alla possibilità di fruire a ore i citati permessi aggiuntivi si ritiene che tale opzione – pur astrattamente compatibile con il quadro regolativo di riferimento – sia in controtendenza rispetto all’obiettivo prioritario di limitare gli spostamenti delle persone fisiche e non funzionale, considerato che lo smart working rappresenta, nell’attuale fase emergenziale, l’ordinaria modalità di svolgimento della prestazione lavorativa. Sarebbe, pertanto, auspicabile che le Amministrazioni incentivassero, quanto più possibile, l’utilizzo a giornate dell’istituto, anche eventualmente in forma continuativa.


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Una limitazione è, infine, contenuta nello stesso articolo 24, al comma 2, dove si prevede che il beneficio di cui al comma 1 possa essere riconosciuto al personale sanitario delle aziende ed enti del Servizio sanitario nazionale solo compatibilmente con le esigenze organizzative

(2)  A titolo di esempio: genitori di figli con disabilità grave non ricoverati a tempo pieno, coniuge, parenti e affini entro il 2° grado di persone con disabilità grave (ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti) non ricoverate a tempo pieno, lavoratori con disabilità grave.

E’ possibile leggere qui: Circolare n. 2 del 1° aprile