Permessi legge 104, se non si assiste un familiare, si può fare richiesta?

-
12/09/2018

Permessi legge 104 art. 3 comma 3, se non si assiste un familiare, ma comunque convivente, si può fare richiesta dei permessi al datore di lavoro?

Permessi legge 104, se non si assiste un familiare, si può fare richiesta?

Permessi legge 104: Sono un insegnante e il mio compagno ha una figlia di disabile, che vive con noi e sono io ad occuparmene, in quanto lui è sempre fuori per lavoro. Non siamo sposati, posso chiedere io i permessi legge 104?

Analizziamo nel dettaglio gli aventi diritto a chiedere i permessi legge 104 per assistere il familiare con handicap grave (art. 3 comma 3).

I permessi retribuiti spettano ai lavoratori dipendenti:

  • disabili in situazione di gravità;
  • genitori, anche adottivi o affidatari, di figli disabili in situazione di gravità;
  • coniuge, parte dell’unione civile, convivente di fatto (art. 1, commi 36 e 37, legge 76/2016), parenti o affini entro il 2° grado di familiari disabili in situazione di gravità. Il diritto può essere esteso ai parenti e agli affini di terzo grado soltanto qualora i genitori o il coniuge o la parte dell’unione civile o il convivente di fatto (art. 1, commi 36 e 37, legge 76/2016) della persona con disabilità grave abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti (L. 183/2010).

Permessi legge 104: diritto ai parenti e agli affini di terzo grado della persona con disabilità grave

Il diritto ai tre giorni di permesso mensile può essere esteso ai parenti e agli affini di terzo grado della persona con disabilità in situazione di gravità soltanto qualora i genitori o il coniuge o la parte dell’unione civile o il convivente di fatto (art. 1, commi 36 e 37, legge 76/2016) della persona in situazione di disabilità grave abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti (L. 183/2010 – circ. 155/2010).

Nella normativa, l’espressione “mancanti” assume particolare rilevanza, deve essere intesa non solo come situazione di assenza naturale e giuridica (celibato o stato di figlio naturale non riconosciuto), ma deve ricomprendere anche ogni altra condizione ad essa giuridicamente assimilabile, continuativa e debitamente certificata dall’autorità giudiziaria o da altra pubblica autorità, quale: divorzio, separazione legale o abbandono.


Leggi anche: Pensioni e legge di bilancio 2021, riparte l’indennizzo ai commercianti

Permessi legge 104/92 passaggio del diritto solo in casi specifici

La possibilità di passare dal secondo al terzo grado di assistenza si verifica anche nel caso in cui uno solo dei soggetti menzionati – coniuge, parte dell’unione civile, convivente di fatto (art. 1, commi 36 e 37, legge 76/2016), genitore – si trovi nelle descritte situazioni (assenza, decesso, patologie invalidanti).

Per quanto concerne le patologie invalidanti, ai fini dell’individuazione di tali patologie si prendono a riferimento soltanto quelle, a carattere permanente, indicate dall’art. 2, comma 1, lettera d), numeri 1, 2 e 3 del Decreto Interministeriale  n. 278 del 21 luglio 2000.

Conclusioni

Purtroppo, lei anche se si occupa della figlia del suo compagno, non può fruire dei permessi legge 104/92. 

Permessi legge 104 per assistere il familiare, è obbligatoria la residenza?

indennità di accompagnameno