Economia rurale: la base della nostra esistenza e il coronavirus

La storia è basata sulla vita rurale e di conseguenza quella commerciale, ma quali conseguenze ha portato il coronavirus? Alcune considerazioni.

Sin dai tempi antichi, dalle prime civiltà alla metà dello scorso secolo, l’agricoltura e l’allevamento sono stati i principali investimenti dell’uomo. La storia infatti è basata sulla vita rurale e di conseguenza quella commerciale. I centri nevralgici del potere erano in mano a famiglie aristocratiche, proprietarie di enormi fondi agricoli. Controllare il sistema rurale era imperativo, in quanto si controllava il benessere del popolo. Le carestie erano il peggior scenario che potesse colpire i contadi e quindi la popolazione tutta. Molte in passato furono le riforme agrarie (dalla riforma agraria dei Gracchi nel periodo della Roma reppublicana, in avanti) che hanno aiutato il mondo antico e moderno a sviluppare tecniche e sistemi per migliorare sia la vita nei contadi che per il benessere dei cittadini.

Ultimamente la vita rurale come l’abbiamo conosciuta ha avuto dei stravolgimenti non indifferenti. Dalla modernizzazione dei sistemi di seminazione e raccolta, ai sistemi di allevamento terricola e acquatica, che ha ridotto un comparto un tempo manuale, ad una mera struttura industriale e di macelleria normata.

Economia rurale: la storia ci insegna

Nel passato i paesi rurali, sia locali che statali, erano un fiore all’occhiello dei governi stessi, dove fiorivano specialità locali, tradizioni culinarie e sviluppo economico eco sostenibile.

Ma dalla trasformazione industriale dall’ottocento in poi in tutta l’Europa (la industrializzazione iniziò in Inghilterra nel 700), si è arrivati all’introduzione di nuove tecnologie ed un fiorire di macchinari di ogni tipo, per sopperire la mancanza di manodopera “rubata“ dalla terra per la produzione e i servizi nei centri urbani.

Tutto questo ha portato alla distruzione della ecologia e della biodiversità nei luoghi rurali a favore di un unico concetto globalista, rovinando la nostra storia e tradizione. Ricordiamo che anche l’arte e la letteratura si basa la sua genialità nella vita rurale e nella natura dell’uomo.

Immigrazione incontrollata

Ora si dice che gli europei non vogliono più lavorare in agricoltura e nell’allevamento, ed è anche vero che per anni ci è stato detto che lavorare in campagna non era il massimo della vita, non lo dimentichiamo, per cui ora bisogna impiegare la manodopera straniera, per cui viene ben vista l’immigrazione incontrollata.

Ma se fosse così, allora avremmo un comparto agricolo strapieno di immigrati. Ma forse è solo retorica. 

Il problema maggiore è:

  1. La graduale eliminazione delle piccole e medie imprese agricole e a conduzione famigliare, con la sostituzione con quelle a livello industriali. Infatti vi è un enorme costo di lavorazione e bassi guadagni.
  2. In questo quadro le imprese dell’industria agricola, ovviamente hanno enormi vantaggi, in quanto su grandi quantitativi prodotti, coltivati su enormi superficie, soprattutto all’estero bilanciano costi e perdite.
  3. Il “piccolo“ deve rimanere in parametri molto restrittivi
  4. La grossa industria ha la possibilità di „mischiare“ prodotti locali con i propri all’estero
  5. L’agricoltura tradizionale è sottoposta a stress produttivi e a controlli sanitari di ogni genere e non possono uscire dai parametri imposti dalle direttive europee
  6. La Eu invece premia i prodotti esterni dove le misure che chiedono ai produttori europei non sono presenti
    Chi fa attività agricola e di allevamento bio ed ecologico hanno costi troppo elevati per essere venduti nella grande distribuzione. Mentre quelli a livello industriale non hanno limitazioni.
  7. I fondi agricoli per lo sviluppo del sistema agricolo, una volta utilizzati fanno monitoraggio molto asfissiante per il piccolo, mentre per la grande industria non lo è per niente, per la loro grande organizzazione. 
  8. Dulcis in fundo, i terreni utilizzati dai piccoli agricoltori sono meno sottoposti a stress che non quelli della grossa industria agroalimentare

Ovviamente questi sono una parte, ce ne sarebbero altri punti da elencare, ma sarebbe senza fine. Le multinazionali controllano non solo il comparto agricolo, ma anche lo stesso mercato agricolo, e impongono alla Commissione EU la loro prepotenza.

Pesticidi nei nostri prodotti

Insieme alle case farmaceutiche e di ricerca creano prodotti sempre più resistenti a malattie e che ne aumentino la produzione, ecc., e che poi finiscono nei nostri piatti (riferimenti OMG).

Questi potrebbero essere utilizzati solo in territori molto problematici con climi estremi, e non per ogni tipo di cultura. Ma queste multinazionali dell’agroalimentare, non si preoccupano dell’ambiente, ma solo del loro profitto. 

Dovremmo cambiare le regole imposte dalle grandi multinazionali agroalimentari, con allevamenti e agricoltura estensivi al posto di quelli intensivi, quindi meno utilizzo di farmaci, e via, via dicendo.

Mettetevi nei panni di un agricoltore o di un allevatore che deve continuamente rivedere il suo programma di produzione, capireste come non sia facile lavorare in queste condizioni.

Questo non succede solo in Italia, ma in tutta l’EU. L’anno scorso allevatori e agricoltori di tutta l’Olanda ha manifestato per le strade e autostrade del paese, e sono giunti fino a Bruxells per protestare, ma nessun giornale mainstream ne ha parlato.

Nell’anno precedente sono stati quelli francesi, gli italiani invece sono sempre sul piede di guerra, ma nessun governo li ha mai aiutati, solo per rispettare le direttive EU e il patto di stabilità. 

Le eccellenze del nostro paese copiate in Europa

Le eccellenze del nostro paese, vengono continuamente copiate sia in Europa che nel mondo. I francesi con un progetto pilota finanziato dalla EU, hanno creato la categorizzazione degli alimenti, mettono in dubbio i nostri cibi, si chiama “NUTRI-SCORE”, in cui vengono evidenziati i livelli di qualità con dei colori, dal migliore, cioè verde, a quello pessimo, cioè rosso.

E chissà perché quelli italiani sono di bassa qualità. Questo è una tipica forma di scorretta concorrenza, fatta dai nostri partner e potrebbe essere utilizzata in tutti i paesi europei. Forse troveremo un “Parmesan” tedesco migliore dell’autentico parmigiano, ad esempio.

Conoscendo l’Italia, sicuramente anche da noi favoriranno i prodotti esteri a scapito dei nostri. Noi parliamo tanto di prodotti d’eccellenza italiani, ma poi facciamo il contrario. 

Agricoltura ai tempi di COVID-19

Il comparto ortofrutticolo, ha molti prodotti che devono essere raccolti ancora manualmente e proprio per la mancanza di manodopera locale si utilizzano manodopera straniera, presa dai paesi confinanti, tipo, marocchini, tunisini, e paesi slavi, che in questo momento per la crisi del COVID19, non potranno rientrare per la raccolta.

Il direttore della rivista il „Perito Agrario“ aveva dato l’allarme tra le colonne della sua rivista, per la mancanza di manodopera nel comparto agricolo.

Per cui prendere quindi manodopera locale, che in questo momento che sarebbe disponibile, potrebbe essere un’idea, e forse qualcuno potrebbe riscoprire un nuovo tipo di guadagno.

Non è vero che lavorando in campagna non si può guadagnare.

Basta di nuovo reinvestire in maniera intelligente utilizzando fondi fatti ad hoc governativi, quindi nuove norme, che darebbero sicuramente molti nuovi posti di lavoro e non dovremmo dipendere da nessuno, in fine facendo rifiorire il comparto rurale.

Ora la Croazia avendo ancora una sua economia rurale, questo tipo di problematica non è così evidente. Infatti molte famiglie e organizzazioni agricole legate al territorio continuano a lavorare nei campi e nell’allevamento.


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Edoardo Fumagalli

Nato in provincia di Bergamo, diplomato Perito agrario, ho intrapreso gli studi di architettura, poi trasferito in Croazia a metà degli anni novanta, dove ha studiato ragioneria. Ho fatto anche gli studi di economia e commercio, ma non ho conseguito la laurea, per via della impossibilità lavorativa (non abbiamo nessun tipo di scuole di sostegno). Fondatore e direttore di una società di supporto alle imprese estere per lo sviluppo di attività in Croazia, nel 1996, trasformato in società di ragioneria amministrativa, e fondatore di uno studio di consulenze fiscali, nata per la naturale trasformazione del sistema politico economico che si ha anche in Croazia. Iscritto nella camera dei commercialisti, ragionieri e consulenti fiscali, della Repubblica di Croazia al n. 92035833. Sono stato consulente e segretario nella Associazione di ortopedia italo-croata ICORA, organizzando meeting, congressi e creazione di una scuola internazionale di ortopedia, non chè consulente e segretario della associazione italo-croata ATT, per l'integrazione della Repubblica Croata in Europa e fondi europei, partecipando ai programmi, Central Europe, MED, Andrion, LIFE, interreg, IPA, quindi conferenze e meeting.