Assegno unico, il governo riduce i fondi

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05/08/2022

Assegno unico, il governo riduce i fondi

Assegno unico, con il via libera al Decreto Aiuti Bis il governo ha deciso un taglio delle risorse da 630 milioni di euro. Il provvedimento, nato per garantire un meccanismo di welfare e destinato ai genitori con figli a carico, ha visto una riduzione importante in relazione ai propri fondi. È il risultato di quanto indicato dall’Inps all’interno del report di monitoraggio diffuso lo scorso 30 giugno 2022.

Con il dossier, l’ente previdenziale ha fatto il punto sull’andamento delle richieste relative al nuovo istituto di welfare. Ed ha certificato non solo l’effettivo dispendio, ma ha anche indicato le proiezioni in relazione all’invio delle domande entro la fine dell’anno. Proprio da questi dati sono emerse delle differenze importanti rispetto alle previsioni iniziali dell’esecutivo, su cui si basano effettivamente i fondi stanziati.

Assegno unico, cosa emerge dal nuovo report sul monitoraggio dell’Inps

Come anticipato, il nuovo report prodotto dall’Inps ha fatto emergere uno scostamento importante tra previsioni ed effettivo utilizzo di risorse pubbliche. A livello pratico, le richieste sono state molto inferiori rispetto alle attese.

Tanto da portare i tecnici a stimare dati al ribasso sulle adesioni complessive per il 2022. Un fattore che di fatto ha prodotto la prospettiva di risparmi ingenti. Il denaro in avanzo sarà quindi utilizzato per altri capitoli di spesa. Ed infatti il governo si prepara a distribuire le risorse inutilizzate su altri provvedimenti.


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I conti relativi all’assegno unico per la prima parte del 2022

Entrando nel dettaglio, i dati statistici prodotti dall’Inps evidenziano che nel primo semestre dell’anno sono stati spesi 4,8 miliardi di euro per l’assegno unico. L’iniziativa ha finora beneficiato circa 5,3 milioni di famiglie, coinvolgendo 8,5 milioni di figli. Per quanto riguarda l’entità dell’importo erogato, l’assegno unico medio mensile corrisponde a 232 euro. Mentre ogni richiedente ha coinvolto in media 1,6 figli. Infine, l’importo medio pagato per ogni figlio è corrisposto a 145 euro.

Di particolare interesse sono anche le statistiche sulle condizioni dei richiedenti. Il 46% degli assegni erogati è stato elargito a famiglie con un ISEE inferiore a 15mila euro. Elevata è anche la percentuale di famiglie che ha richiesto l’assegno senza presentare l’indicatore economico. Il dato evidenzia che a questo insieme appartiene più del 20% dei richiedenti. Ricordiamo che in questo caso, il valore dell’assegno corrisponde a 50 euro mensili.

Dagli elementi appena indicati sono esclusi gli emolumenti di welfare pagati congiuntamente con il reddito di cittadinanza. Per avere lo scenario completo, sarà infatti necessario attendere il completamento dell’integrazione dei database.

Quali sono le conseguenze della riduzione dei fondi sull’assegno unico

Dal punto di vista pratico, la riduzione dei fondi non produrrà conseguenze dirette sui richiedenti. Infatti, gli esiti del monitoraggio al 30 giugno comprendono già le risorse stanziate per i richiedenti. È opportuno ricordare che per poter ottenere gli arretrati occorreva inviare la domanda all’Inps entro e non oltre lo scorso 30 giugno 2022. Di fatto, i potenziali aventi diritto che non hanno seguito la finestra potranno richiedere l’assegno unico solo per i mesi a venire.

Da questo presupposto si comprende per quale motivo i fondi non utilizzati per l’anno in corso e relativi al primo semestre potranno essere dirottati su altri capitoli di spesa. Appare quindi scontato che l’assegno unico sarà mantenuto in essere non solo per il 2022, ma anche per gli anni a venire.


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Per quanto concerne invece la questione della ridisposizione delle risorse, si tratta di una tematica che non è stata ancora approfondita. Con elevata probabilità, se ne occuperà il prossimo governo, vista la prossima tornata elettorale.

Assegno unico: la misura ha avuto pochi richiedenti

Complessivamente, appare chiaro che il report dell’Inps metta in luce come le richieste di accesso all’assegno unico siano risultate inferiori alle aspettative iniziali. La riduzione e riallocazione delle risorse destinate a sostenere la misura di welfare conferma proprio questo fatto. Il dossier dell’Inps evidenzia inoltre che la maggior adesione al provvedimento si è verificata in sud Italia.

Ad esempio, Sicilia e Calabria hanno toccato l’89% della platea dei potenziali richiedenti. In via generale, circa il 25% degli aventi diritto non ha ancora fatto ricorso alla tutela. Per questo motivo, i fondi stanziati per garantire il bonifico mensile da parte dell’Inps appaiono ora sovrastimati. Questi dati dovrebbero comunque portare a una riflessione più ampia sull’efficacia del provvedimento, considerando che siamo lontani dal pieno coinvolgimento della platea degli aventi diritto.

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