Case all’Asta, boom di pignoramenti immobiliari per il Covid-19: + 63% nel secondo semestre 2020

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25/02/2021

Gli immobili sentono la pressione dettata dal coronavirus. La crisi economica fa aumentare le case all’asta del 63% nella seconda parte del 2020. La crescita boom dei pignoramenti coinvolge appartamenti, hotel, castelli e perfino conventi.

Case all’Asta, boom di pignoramenti immobiliari per il Covid-19: + 63% nel secondo semestre 2020

Negli ultimi sei mesi del 2020 gli immobili hanno registrato un forte incremento dei pignoramenti per via della pandemia da coronavirus. Il dato emerge dal rapporto semestrale sulle aste redatto dal Centro Studi Sogeea. La questione è finita all’attenzione del Parlamento, dopo che la società di ricerca ha presentato gli ultimi dati presso il Senato della Repubblica, lanciando quindi l’allarme sulla tenuta del sistema.

D’altra parte, la questione non appare né scontata, né di semplice soluzione. Il drammatico cale dei redditi derivante dalla crisi economica ha portato molti italiani a sospendere o interrompere definitivamente il pagamento delle rate del proprio mutuo. Il numero dei fabbricati finito all’asta nel periodo oggetto di rilevazioni è cresciuto del 63,5%. Statisticamente parlando, si è passati dalle 9262 unità di luglio 2020 alle 15146 unità di dicembre 2020.

Case all’asta, dove si è concentrato il boom dei pignoramenti: a pagare il prezzo della crisi sono i più poveri

Particolare attenzione è stata prestata all’analisi dei dati, in grado di fornire indirettamente una cartina di tornasole sugli effetti della crisi nel settore immobiliare sia a livello geografico, sia per quanto concerne la distribuzione dei redditi. In base ai rilievi effettuati da Sogeea, il numero più elevato delle nuove abitazioni pignorate si è riscontrato in Lombardia, con 2100 unità (+27,8%). Ma particolarmente colpito è stato il centro e sud Italia. Nel Lazio si contano 1727 immobili pignorati (con un incremento del 118%).


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In Sicilia gli immobili finiti all’asta sono 1564. Ma qui a destare preoccupazione è l’incremento percentuale. Infatti, il dato è cresciuto del 250%. Resta invece piuttosto stabile il numero dei pignoramenti in Veneto, Liguria e Molise. Per quanto concerne il valore dei beni immobiliari finiti all’asta, a risultare più colpiti sono coloro che rientrano nella fascia più bassa. Il 66% di quest’ultimi ha un valore confermato sotto ai 100mila euro, mentre se si prendono in considerazione i beni fino a 200mila euro si arriva a toccare quasi il 90% di tutti i fabbricati finiti all’asta.

Boom di pignoramenti: dalla crisi economica alla crisi sociale, la classe media è in ginocchio

Dati come quelli appena riportati evidenziano l’effetto della pandemia sulla classe media e sui lavoratori che non hanno possibilità di integrare pienamente o parzialmente il proprio reddito in un momento nel quale è venuto a mancare il proprio lavoro. Il dossier che emerge viene indicato dallo stesso Centro Sogeea come “preoccupante, perché siamo passati da una crisi economica, che vivevamo fino al gennaio dello scorso anno, a una crisi sociale dalla quale non si esce senza un adeguato provvedimento legislativo”.


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Di fatto, i pignoramenti mettono in luce le gravi difficoltà vissute dalla classe media. La situazione resta molto preoccupante, motivo per il quale si chiede di intervenire attuando azioni in grado di fare fronte all’emergenza. Ad esempio grazie alla sospensione moratoria dei mutui, oppure fornendo un sostegno concreto a chi non riesce a pagare più il mutuo sulla prima casa.

Per i tecnici è indispensabile avviare un fondo di garanzia destinato ad aiutare le famiglie, garantendo un preammortamento di due anni durante il quale la quota capitale della rata venga sospesa. E prolungando la durate residua del mutuo, abbassando quindi l’importo delle rate.

Non solo appartamenti e case all’asta: anche castelli, alberghi e conventi

Stante la situazione appena evidenziata, appare chiaro che risulta necessario attivare con tempestività degli aiuti in favore di chi rischia di essere spazzato via dallo tsunami della pandemia. Sul fronte dell’emergenza non ci sono solo i cittadini privati. Anche molte aziende si trovano davanti al rischio di vedersi pignorare i beni immobili. Il settore più colpito resta quello del turismo.

Tra i beni finiti all’asta ci sono numerosi alberghi. Se ne contano 16 nel Lazio, 15 in Sicilia e 13 in Sardegna. Ma nel novero dei beni pignorati troviamo anche 15 ospedali, 8 teatri e 17 conventi, oltre a 4 castelli. A prova che la crisi del settore turistico ha avuto in tempi piuttosto brevi gravi ripercussioni sugli operatori del settore.