Economia: ‘parità con altri Stati’ e libertà calpestata

Economia italiana, l’art. 11 della Costituzione prevede la parità con altri Stati, eppure viene calpestata la libertà dei cittadini, le soluzioni ci sono…

Economia: ‘parità con altri Stati’ e libertà calpestata

Buon pomeriggio a tutti, come sappiamo ogni paese colpito dalla crisi COVID19, ha eseguito le direttive della WHO (in ita: OMS), o meglio per essere più preciso, le direttive della University of John Hopkins (come riportato nel mio articolo in questo articolo: Il coronavirus prodotto in laboratorio, perché non ci dicono la verità (seconda parte), che impartivano la chiusura delle attività, di confinare i cittadini in casa, di far funzionare solo le attività indispensabili, e via dicendo. Insomma ledere la libertà dei propri cittadini a un bene supremo. Ma come vediamo non è proprio vero. Esiste infatti in ogni paese, una costituzione. Quella Italiana è tra le più democratiche al mondo, neanche gli USA la più grande democrazia del mondo per antonomasia, tiene in considerazione una politica estera ed interna di identica parità.

Art. 11 della Costituzione

Si ricorda, che l’Italia nell’articolo 11 della Costituzione riconosce: “in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”

Ebbene nonostante la nostra costituzione, siamo arrivati ad un punto che la libertà degli italiani è stata calpestata. Infatti, vi sono già costituzionalisti e ex politici, come ad esempio Taormini ex sottosegretario al Minsitero dell’Intarno, Paolo Maddalena e addirittura ex militari di altro rango, senza entrare nei dettagli, stanno già denunciando il governo per ritardi sugli interventi, per limitazione delle libertà personali, ecc. Ne vedremo delle belle a fine crisi.

Infatti, come dice il noto avvocato Marco Mori, le limitazioni delle libertà personali sono regolamentate nella costituzione italiana e lederle come si sta facendo ora non è ammissibile, anche per un bene superiore.


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La Croazia non vieta la libertà ai cittadini

Infatti le attuali limitazioni, non possono essere prolungate di continuo, e devono essere limitate sia nel tempo che nella scelta dal cittadino. E questo, per fortuna, in Croazia non sono così restringenti. Si può uscire, si può fare attività fisica, ecc, ma si chiede di essere responsabili, ovviamente ancora oggi, bar e ristoranti non sono aperti, e non ne capisco il perché, ma è una scelta del governo.

Vero anche che tra i comuni ci sono stati delle limitazioni di spostamento e che ancora adesso tra la zona di Zagabria e il circondariato serve ancora un lascia passare, e così tra contea e contea, ma internamente alle città che nelle contee non vi sono più restrizioni.

Devo però fare una parentesi. la disposizione regolamentare tra i comuni da noi è un po diversa rispetto a quella italiana, come detto noi abbiamo le contee, che sono una sorta di provincia e regioni, i cui comuni hanno un diverso status tra di loro.

Covid-19: nel mondo

Eppure in Italia, non entro nel merito degli altri paesi del sud Europa (ad esempio Spagna) la crisi da COVID, risulta diversa da quella del nord Europa. In Svezia, così come in Ungheria, paesi dove ho trovato maggiori informazioni, non hanno esagerato con uno stato di „dittatura di polizia“ come sembrerebbe in Italia, eppure le cose sono migliori. Ed è per questo che ritengo che ci sia qualche cosa che non va.

Disposizione economiche


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Passiamo a vedere quello che riguardano invece le disposizioni a livello economico. La Croazia ad esempio ha in definitiva deciso di inserire le seguenti misure anti-crisi.

A livello contabile, il governo ha deciso di posticipare ogni dichiarazione delle società dal 30 aprile a fine giugno. Mentre per gli enti statali di 8 mesi e di 10 per i consolidati. 

 Il pagamento della PDV  (IVA in italiano), viene pagato solo nel momento in cui la fattura viene liquidata sul conto corrente (ricordo che in Croazia esiste da tempo la cassa fiscale e le fatture devono essere solo tramite conto corrente, carte di credito ecc, e quasi niente a cash).

Vengono stornati i pagamenti dei contributi sugli stipendi con un massimale del minimo di stipendio nel mese di marzo, per le altre attività che per forza hanno dovuto chiudere per decreto e lo stipendio minimo per dipendente. E lo stipendio minimo per le società che hanno avuto un calo del 20% del fatturato, ma non i contributi.

Per il mese di aprile e maggio viene stornato il pagamento dei contributi sugli stipendi e gli stipendi con un calo superiore al 50% del fatturato, su un contributo maggiore del minimo dello stipendio del mese di marzo, e questo per tutte le categorie, nessuna esclusa. 

Ovviamente i punti 3 e 4 sono conducibili al fatturato dello stesso periodo dell’anno precedente. In Croazia per legge contabilizziamo i dati mese per mese, per cui è facile recuperare i dati dello stesso periodo.

Altra differenza è che se il datore di lavoro si accorda che la differenza dello stipendio la vuole pagare, allora il datore di lavoro (amministrazione della società e via dicendo), si accolla la differenza dello stipendio e la differenza di contribuzione o addirittura senza la contribuzione, se il calo è superiore al 50% come detto al punto 4. Oppure, la dipendenza si accontenta dello stipendio pagato dallo stato.

Vengono poi posticipati le imposte a tre mesi. Il pagamento delle stesse, verranno liquidati in 2 o 3 anni, a seconda dei casi.

Vengono condonati le tasse, le contribuzioni e simili, per i negozi e le altre attività che per decreto sono stati forzatamente chiusi. 

Parzialmente o totalmente a seconda dei casi vengono esentati dal pagamento i settori degli affitta camere, appartamenti, settori turistici e cc. Dove per decreto sono stati forzatamente chiusi.

Per le imposizioni che non rientrano in questa modalità, sono rateizzati nel corso dei 2 anni, dalla data della fine delle misure. 

I decreti sono inseriti nel Gazzettino Ufficiale n. 32/20, 35/20 e 43/20 (Narodne Novine 32/20, 35/20 e 43/20).

Il governo Croato sta diligentemente eseguendo quanto concordato sul Gazzettino Ufficiale (Narodne Novine), ed ad oggi hanno effettuato tutti i pagamenti degli stipendi verso le ditte che ne hanno fatto richiesta. La data era il 10 aprile, ed è stato eseguito a tutti i livelli. 

Il problema dell’Italia è che dipende dalla UE e non ha una banca centrale, non può utilizzare la Cassa Depositi e Prestiti, in quanto trasformata in SPA (mentre Tremonti provò a mantenerla statale nel 2011), per cui, Conte cerca soluzioni all’estero, senza utilizzare l’arma dei mini BOT, che avrebbero risolto il problema alla base. Nessuno ne parla, ma qualcuno prima lo aveva proposto.

Pensare, capire e risolvere

E. Fumagalli