Green pass obbligatorio sul lavoro o cambio di mansione: Confindustria favorevole, i dubbi dei sindacati

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21/07/2021

Confindustria spinge sulle vaccinazioni, si punta al green pass per evitare il cambio di mansioni o la sospensione. Ma i sindacati sono contrari e sollevano il tema della privacy.

Green pass obbligatorio sul lavoro o cambio di mansione: Confindustria favorevole, i dubbi dei sindacati

Il green pass e il tema della copertura vaccinale restano al centro del dibattito pubblico. Il governo si prepara a far scattare l’obbligo da lunedì per i luoghi a rischio di assembramento. Ma il dibattito resta acceso anche in merito ai luoghi di lavoro, dopo che Confindustria ha proposto di poter verificare la presenza del lasciapassare tra i propri dipendenti. Con la possibilità di spostarli verso una mansione differente o di sospenderli nel caso in cui si rifiutino di adempiere alla vaccinazione.

Un’ipotesi che ovviamente avrebbe un impatto anche sulla retribuzione e che non piace ai sindacati. Gli occhi ora sono puntati sul nuovo decreto che dovrà approvare il governo, in arrivo entro domani. All’interno si potrà leggere dove risulterà indispensabile la vaccinazione e quindi la presentazione del green pass.

La necessità di mantenere l’Italia in zona bianca estenderà sicuramente il ricorso alla certificazione verde per molte attività. Il pass sarà indispensabile per spettacoli, viaggi e sport. Al momento non è ancora chiaro se risulterà obbligatorio per i ristoranti al chiuso. Allo studio c’è anche una certificazione leggerà che potrà essere rilasciata dopo la prima dose e utilizzata per attività a rischio inferiore.


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La richiesta di Confindustria sulla possibilità di chiedere il green pass ai dipendenti

In questo contesto, sta facendo discutere la richiesta avanzata da Confindustria sull’idea di chiedere la presentazione del green pass ai propri dipendenti. Nel caso in cui ne siano sprovvisti, si chiede inoltre la possibilità di spostarli ad altra mansione, oppure di sospenderli dal lavoro. L’obiettivo è di garantire la tutela degli stessi lavoratori e la continuità aziendale. L’associazione degli industriali spiega infatti che “l’esibizione di un certificato verde valido dovrebbe rientrare tra gli obblighi di diligenza, correttezza e buona fede su cui poggia il rapporto di lavoro”.

Sul possibile aggiornamento del protocollo di sicurezza utilizzato nei luoghi di lavoro manca per ora il riscontro dal governo. Nelle scorse ore diversi giuslavoristi hanno sottolineato la possibilità teorica per l’azienda di sospendere un lavoratore non vaccinato senza giustificato motivo, nel caso in cui tale condotta possa mettere a rischio i colleghi. D’altra parte, l’imprenditore è obbligato ad adottare le misure necessarie ad assicurare l’integrità dei dipendenti, come previsto dall’articolo 2087 del codice civile.


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Green pass obbligatorio o rischio di sospensione dal lavoro: la contrarietà dei sindacati

Sul punto si è registrata però la forte contrarietà dei sindacati. Le parti sociali confermano la necessità di sostenere con forza la campagna di vaccinazione contro il covid-19. Ma allo stesso tempo, ribadiscono che non esiste a livello normativo il vincolo di somministrazione del vaccino ai lavoratori. Oltre a ciò, richiedere informazioni in merito allo stato vaccinale ai propri dipendenti costituirebbe una grave violazione della legge sulla privacy

Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha definito l’ipotesi una forzatura dettata dal caldo. “In questo anno di pandemia i lavoratori sono sempre andati in fabbrica in sicurezza. Rispettando i protocolli e le norme di distanziamento”. Secondo il sindacalista, non sono quindi le aziende che devono stabilire chi può lavorare, ma è il governo a dover porre delle regole. D’altra parte, sono stati gli stessi lavoratori a chiedere nel pieno della pandemia maggiori condizioni di sicurezza.