Inflazione, decimato il potere d’acquisto delle famiglie: risparmi a rischio in queste Regioni

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28/02/2023

Inflazione, decimato il potere d’acquisto delle famiglie: risparmi a rischio in queste Regioni

L’inflazione non sembra arrestarsi ed è attualmente causa di non pochi problemi per le nostre finanze. È stato stimato che, in media, i risparmi degli italiani subiranno un taglio pari a ben 163,8 miliardi di euro.

Anche le famiglie italiane abitanti nelle Regioni considerate tra le più ricche d’Italia subiranno un duro colpo a causa dell’inflazione record degli ultimi mesi.

L’aumento dei prezzi sarà infatti causa della perdita di potere d’acquisto per i nuclei familiari, anche quelli delle Regioni ricche. Andando ai dati, è stata stimata una perdita di potere d’acquisto pari a ben 9.471 euro.

Altro dato preoccupante riguarda i risparmi degli italiani. Infatti, secondo le stime della CGIA, i conti correnti delle famiglie, nella maggior parte dei casi, non hanno di recente riportato alcun incremento.

Inflazione: un aumento pari al 15% entro il 2023

Per meglio comprendere la gravità della situazione, torniamo ai numeri. È stato infatti stimato che, per quanto riguarda il biennio corrente (2022-2023), l’incremento dell’inflazione toccherà il picco del 15%.

La conseguenza è i soldi che risparmiati non valgono più tanto quanto prima, perché non riusciamo ad acquistare gli stessi beni e servizi con la stessa quantità di denaro. Secondo le stime, ogni nucleo familiare dovrà pagare l’inflazione mediamente 6.338 euro.

Questa situazione rappresenta una grande sfida per le famiglie italiane, che dovranno fare i conti con un aumento dei costi della vita e una maggiore difficoltà nel gestire la propria situazione finanziaria.

Inflazione, decimato il potere d’acquisto delle famiglie: risparmi a rischio in queste Regioni

Quella dei 6.338 euro per famiglia è solo una stima media: l’inflazione colpirà maggiormente le famiglie delle Regioni considerate come maggiormente abbienti.

Picco massimo in Trentino Alto Adige, dove si registra la diminuzione del potere d’acquisto medio maggiore: la stima è di ben 9.471 euro.

Nel biennio 2022-2023, l’inflazione colpirà più duramente anche in Lombardia, con una perdita del potere d’acquisto pari a 7.533 euro, in Emilia Romagna (perdita pari a 7.261 euro) e in Veneto (7.253 euro).

Una situazione che viene confermata anche a livello provinciale. Queste le province maggiormente colpite dall’inflazione e dalla riduzione del potere d’acquisto:

  • Bolzano (perdita media di 10.542 euro)
  • Milano (8.500 euro)
  • Trento (8.461 euro)
  • Lecco (8.201 euro).

Tra le famiglie italiane più “fortunate”, se così possiamo definirle, quelle del Sud. La perdita minore è stata ipotizzata nelle province di Trapani, Siracusa e Crotone, con una perdita del potere d’acquisto che si aggira tra i 3.000 ed i 3.500 euro.

Come inflazione e riduzione del potere d’acquisto impattano sulla capacità di spesa

La situazione appena analizzata ha ovviamente delle conseguenze negative sul potere d’acquisto delle famiglie italiane. Dai primi dati raccolti da Nomisma relativamente all’anno attualmente in corso è emerso che più della metà delle famiglie italiane, il 54% per l’esattezza, ha registrato una riduzione imponete della propria capacità di spesa.

Detto altrimenti, non solo si riesce a risparmiare meno, ma molte famiglie hanno purtroppo dovuto modificare le proprie abitudini di spesa.

Questo perché più del 25% dei nuclei familiari nostrani fatica ad arrivare a fine mese, nonostante l’adozione di strategie volte al risparmio.

Il 25% degli italiani spende tutto il proprio stipendio a causa dell’inflazione

Ultimo, ma non meno importante, dato da sottolineare è che un quarto degli italiani attualmente spende l’intera somma delle proprie entrate, trovandosi alla fine del mese senza la possibilità di risparmiare denaro.


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La maggior parte delle volte, queste spese rappresentano uscite necessarie per beni di prima necessità, utenze e spese domestiche. Nonostante il rafforzamento di misure come il bonus sociale 2023, gli aumenti legati all’inflazione impediscono di garantire un risparmio mensile di parte di quanto guadagnato.

Secondo le stime di Nomisma, sono davvero poche le famiglie italiane che, al momento, riescono a bilanciare le entrate e le uscite, risparmiando qualche euro. Questo perché, come già detto, nella maggior parte dei casi le uscite coincidono con spese necessarie per la vita quotidiana, che non possono essere facilmente ridotte.

In sostanza, i dati non sono assolutamente incoraggianti. Molti italiani si trovano in difficoltà finanziarie, con una capacità di spesa ridotta e una percezione di incertezza per il futuro.

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