Smart working 2023, proroga fino al 30 giugno: privati, fragili, genitori under 14

Autore:
Valentina Simonetti
10/02/2023

Smart working 2023, proroga fino al 30 giugno: privati, fragili, genitori under 14

Smart working 2023: con un emendamento al decreto Milleproroghe, la modalità di lavoro agile viene prorogata al 30 giugno. Ma non per tutti. Vediamo cosa cambia, quali sono i requisiti da rispettare per ottenere la flessibilità e quali mansioni possono essere svolte dopo questa decisione del governo.

Proroga Smart Working 2023

Il 9 febbraio il governo ha ufficialmente approvato l’emendamento di modifica al decreto Milleproroghe, che prevede l’estensione del diritto allo smart working per alcune categorie di lavoratori anche nel 2023. Le novità entreranno in vigore a partire dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. Prevista per fine febbraio.

Quindi determinate tipologie di lavoratori, con esclusione di altre, potranno richiedere la modalità agile e lavorare da casa fino al 30 giugno 2023. Si tratta di un provvedimento che per alcune categorie riguarda soltanto i dipendenti del settore privato, anche per questo è stato seguito da numerose polemiche dei lavoratori della pubblica amministrazione, in quanto ci sarebbe troppa disparità di trattamento.

Nel pubblico infatti, questo diritto sarà garantito solo ai lavoratori cosiddetti “fragili”. Vediamo quindi cosa si intende per lavoratori fragili e quali requisiti rispettare per prorogare la modalità smart working.

Smart Working, lavoratori fragili prorogato al 30 giugno: requisiti

La nuova norma che garantisce il diritto al lavoro agile fino al 30 giugno, riguarda i lavoratori fragili che svolgono la propria attività nel settore dell’amministrazione pubblica o in quello privato. Cosa si intende per lavoratori fragili? Vediamo cosa dice la legge.

Il governo stabilisce che possono essere definiti fragili tutti coloro che presentano particolari patologie che per gravità hanno un impatto sulla salute fisica. Definite anche :”patologie con scarso compenso clinico e con particolare connotazione di gravità“, e cioè: condizioni di immunodeficienza, malattie oncologiche , pazienti che devono seguire una terapia salvavita, persone con gravi problemi cardiaci o attualmente in riabilitazione in seguito ad eventi come ictus, o trapianti.


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Tutti i lavoratori che possono certificare a livello medico specialistico le patologie previste avranno il diritto di richiedere al proprio datore di lavoro, di svolgere le proprie mansioni da casa e da remoto. Per questo tipo di soggetti, la scadenza dello smart working era prevista al 31 marzo. Quindi col decreto milleproroghe si aggiungono altri tre mesi di flessibilità.

Quali mansioni possono essere svolte in Smart Working nel 2023

Quali mansioni possono essere svolte se si richiede lo smart working, quando si rientra in una delle categorie che in base alla legge ne avranno diritto anche nel 2023? Il decreto stabilisce che per quanto riguarda i soli lavoratori fragili, anche quando si svolgono da contratto, mansioni che non prevedono un possibile svolgimento da remoto, si può richiedere la modalità agile.

Il lavoratore infatti ha diritto ad un cambio di mansione fino a quando può restare a casa. In sostanza quindi, l’azienda o la pubblica amministrazione dovrà sostituirlo con un altro dipendente che può invece lavorare in sede. Questo principio però non si applica ai genitori di figli sotto i 14 anni. Per questa categoria infatti le regole sono differenti ed occorre rispettare altri requisiti. Vediamo quali sono.

Smart Working genitori under 14: come funziona

Per dipendenti in forza alle aziende del settore privato, ed unicamente per questa categoria di contratti, si può applicare il diritto a richiedere lo smart working. Questa modalità senza una proroga sarebbe dovuta scadere lo scorso dicembre, quindi alla data dell’emendamento era già stata esclusa la possibilità del lavoro da remoto per i genitori di figli under 14.

Ora invece, e fino al 30 giugno, anche i lavoratori con queste caratteristiche potranno continuare a lavorare da casa. Ma solo a patto che la mansione preveda la possibilità di essere svolta in modalità da remoto. Inoltre lo smart working dovrà essere concesso, anche in caso la contrattazione collettiva non lo preveda. L’unica cosa che sarà a discrezione dell’azienda potrà essere la quantità di lavoro. Cioè in alcune circostanze potrà effettivamente venire richiesto al dipendente di tornare in ufficio per svolgere compiti che il datore di lavoro ritiene possano essere svolti solo in presenza.