Tassa patrimoniale e prelievo forzoso: con il Recovery fund via le paure

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15/06/2020

Si allontana la paura di un prelievo forzoso e di una tassa patrimoniale: arrivano gli aiuti europei con il Recovery Fund.

Tassa patrimoniale e prelievo forzoso: con il Recovery fund via le paure

Sono mesi ormai che la paura di una possibile tassa patrimoniale o di un prelievo forzoso serpeggia tra i risparmiatori italiani.  Talvolta queste paure sono state alimentate non solo dai media che ingigantivano notizie con poco fondamento ma anche da proposte avanzate da forze politiche come ultima speranza per trovare coperture.

Patrimoniale e prelievo forzoso

Le misure di emergenza, quelle di sussidio alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese hanno avuto un costo che l’Italia non poteva permettersi e hanno portato ad un ulteriore indebitamente un Paese che di debiti ne aveva già molti.

Proprio per questo motivo in molti hanno iniziato ad avanzare ipotesi di tassare il risparmio, di contributi di solidarietà da parte dei benestanti nei confronti di chi versava in situazioni di disagio economico, ma anche di prelievo forzoso, parola che porta ai ricordi una notte di 28 anni fa quando l’allora Governo Amato applicò la temutissima patrimoniale sui conti correnti degli italiani.

Nonostante le rassicurazioni del  premier Giuseppe Conte, che ha assicurato di non voler ricorrere in nessun modo alla tassazione dei risparmi perché il governo da ma non toglie, soprattutto in questo momento, molti hanno continuato a temere per i propri soldi in banca.

Ora, però, le nebbie della paura dovrebbero diventare meno fitte e lasciare entrare qualche spiraglio di luce rispetto alle scorse settimane.

Si può ritenere con speranza fondata che la  tassa patrimoniale non sarà necessaria. A parte il fatto che di tasse se ne pagano già abbastanza e la maggior parte degli italiani sta davvero raschiando il barile per recuperare soldi, un elemento di sicurezza in più dovrebbe essere introdotto dall’arrivo degli aiuti europei attraverso il Recovery Fund, nuovo debito per il nostro Paese, è pur vero, ma questa volta condiviso con tutti gli stati membri coinvolti nell’emergenza sanitaria che si è pian piano trasformata in crisi economica.


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Il primo beneficiario del Recovery Fund sarà proprio l’Italia che percepirà 172 miliardi di erogazioni (sui 750 miliardi stanziati) di cui 82 miliardi a fondo perduto (ebbene sì, non dovremo restituirli) ed i restanti 90 miliardi da rimborsare da ora al 2058.