Facebook: il mondo di mezzo, parte prima

Il mondo di mezzo è un film ambientato a cavallo tra gli anni ’70 e oggi che racconta i disastrosi risultati della cementificazione lungo la cintura periferica di Roma, procurati dalla connivenza tra politica e palazzinari alleati in nome della corruzione e del danaro e che si è ispirato alle vicende di Mafia Capitale. Il paragone con […]

Il mondo di mezzo è un film ambientato a cavallo tra gli anni ’70 e oggi che racconta i disastrosi risultati della cementificazione lungo la cintura periferica di Roma, procurati dalla connivenza tra politica e palazzinari alleati in nome della corruzione e del danaro e che si è ispirato alle vicende di Mafia Capitale.

Il paragone con Facebook appare quanto mai calzante e verosimile.

Anche Facebook in realtà è un film che racconta una realtà frammista tra il virtuale e il poco reale, dove si muovono indistintamente mescolati personaggi reali, corruttori e corrotti, politici, manipolati e manipolatori di vario genere.

Quando una persona fa delle affermazioni deve in qualche modo portare degli argomenti a sostegno della sua tesi, esattamente come avviene in un qualsiasi tribunale, altrimenti sono solo affermazioni autoreferenziali.

Chiunque può  scrivere di essere bravo, bello e intelligente ma poi bisogna anche dimostrarlo: dunque proviamoci.

I social di per sè sono una cosa buona, un mezzo per sostituire i centri sociali e aiutare le persone a socializzare.

Ma se tra le persone reali si infiltrano altrettante persone non reali, profili falsi, criminali e faccendieri di ogni tipo ecco che la cosa buona diventa una palude piena di insidie ad ogni angolo.

La mancanza di un’educazione al virtuale rende poi le persone indifese di fronte al pericolo.

Facebook conta circa due miliardi di profili: di questi solo il 10% sono quelli totalmente reali, gli altri o sono falsi o mancanti di dati reali importanti quali l’età, un foto recente, un lavoro, un titolo di studio ecc. ecc.

Vedete bene che se manca un controllo capillare si può finire come chi  passeggia in un vicolo malfamato con un rolex d’oro al polso.

Domani porteremo qualche prova reale a sostegno della nostra tesi.

Continua…


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Il Mago di OZ

Dovendo scegliere uno pseudonimo con cui firmare gli articoli, cosa che non faccio per lucro, ho deciso di usare il titolo del celebre romanzo per bambini di Baum per due motivi: il primo perchè sono le iniziali del mio nome e cognome e il secondo perchè, come il mago della storia, mi piace, SENZA INVENTARE NULLA, aiutare le persone a tirare fuori quello che già possiedono dentro di loro, spesso senza saperlo