Famiglia Benetton e Autostrade: chi c’è dietro la tragedia di Genova?

Benetton, dal settore tessile alle Autostrade: chi c’è dietro il crollo del ponte di Genova? Intanto inizia anche il boicottaggio.

Benetton, dal settore tessile alle Autostrade: chi c’è dietro il crollo del ponte di Genova? Dal 1950 ai giorni nostri le concessioni sono state tante, in particolare dopo la privatizzazione della società delle autostrade. Intanto inizia anche il boicottaggio.

Dall’Iri ad Autostrade: le varie concessioni

Dal 1950 ad oggi la società delle autostrade ha vissuto vari cambiamenti. Circa 70 anni fa, per iniziativa dell’Iri (Istituto per la Ricostruzione Industriale), nasceva la Società Autostrade Concessioni e Costruzioni S.p.a. Allora l’obiettivo era quello di ricostruire l’Italia post bellica insieme all’aiuto di altri gruppi industriali.

Il 1982 è l’anno della costituzione, tramite l’aggregazione di altre società concessionarie autostradali, del Gruppo Autostrade. Dopo 17 anni l’Iri, però, decide di cambiare tutto. Infatti, nel 1999, ha inizio la privatizzazione della società delle autostrade, che da ente pubblico diventa privato. Ciò significa che la proprietà della rete resta dello Stato, ma la gestione e la manutenzione, remunerate dalle tariffe, è nelle mani di società private.

Il regalo di Prodi ai Benetton

Nella storia della gestione delle autostrade non manca lo zampino della politica. E’, infatti, Romano Prodi che, da presidente dell’Iri, ha posto le basi per la privatizzazione nel 1982. Nel 1996, durante il suo primo governo, Prodi diede il via per la cessione di una quota di Autostrade (diventata poi Autostrade per l’Italia nel 2003).

L’allora premier voleva abbattere il debito pubblico per poter entrare nell’euro. Stabilì un meccanismo per adeguare le tariffe e così convincere gli investitori ad entrare nel capitale. Fu allora che l’azionista di riferimento di Atlantia, la holding quotata in Borsa che detiene tra l’altro il 100% di Autostrade, divenne la famiglia dei Benetton.

Nel 2008, successivamente al decreto “Salva Benetton”, essi hanno aperto le porte al Gic, il fondo sovrano di Singapore. Entrato nel capitale di Sintonia S.A., la holding della famiglia Benetton che raccoglie gli investimenti nelle infrastrutture e nei servizi,  Gic è diventato il secondo maggior azionista dell’Atlantia con una partecipazione dell’8,136%.

Ricapitolando, ad oggi i Benetton detengono, attraverso Sintonia, la quota del 30% di Atlanta, seguiti dalla Gic con l’8% circa e il gruppo bancario Hsbc, con una quota di circa il 5%. Il restante 51,5% è in mano al mercato.

Autostrade: “Non siamo noi i responsabili”

Dopo il crollo del ponte Morandi il Governo ha puntato il dito contro Autostrade per l’Italia. La società, però, non si prende alcuna responsabilità e si limita a dire che il ponte non è stato costruito da loro e che bisogna accertarsi di una serie di elementi prima di sparare sentenza.

Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, ha ribadito, in conferenza stampa, che “Le vittime hanno diritto alla verità, l’Italia ne ha diritto ma anche noi ne abbiamo diritto”.

Nel frattempo l’Atlantia ha annunciato l’apertura di un fondo per le esigenze immediate delle famiglie delle vittime, che sarà gestito direttamente dal Comune di Genova. Inoltre, un altro fondo sarà destinato agli indennizzi per le famiglie che hanno perso la casa dopo il crollo del ponte e quelle che potrebbero essere evacuate per i lavori di demolizione e costruzione del nuovo ponte.

Dai maglioni alle autostrade: chi sono i Benetton?

La polemica tra il Governo e Autostrade per l’Italia è da giorni al centro dell’attenzione dei media, ma in tutto ciò che colpe ha la famiglia Benetton?

I fratelli Benetton

Conosciamoli meglio. Innanzitutto è una famiglia di Treviso, che nel 1965 ha fondato la nota azienda di abbigliamento Benetton. La loro attività ha avuto inizio quando negli ’60 aprirono a Ponzano Veneto, loro paese d’origine, una piccola fabbrica di maglioni, che poi si è ingrandita diventando la multinazionale che oggi è conosciuta in tutto il mondo.

Nella seconda metà del 2007 la famiglia ha perfezionato l’imponente rete di partecipazioni che ha costruito nel tempo creando due differenti holding:

  1. Edizione Holding, focalizzata sulla vendita al dettaglio con partecipazioni in Benetton Group e Autogrill.
  2. Sintonia SpA, focalizzata sugli investimenti nelle infastrutture, come la già citata Atlantia.

I Benetton sono una delle più importanti famiglie imprenditoriali italiane e, come detto in precedenza, gli azionisti di riferimento dietro ad Autostrade per l’Italia. Perchè, allora, vengono menzionati così raramente, soprattutto dopo il disastro di Genova?

La famiglia Benetton, tramite la holding Edizione, è azionista di molti giornali italiani come il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport. Inoltre, detiene il 2% de Il Sole 24 Ore e il 2,24% di Caltagirone Editore, a cui si affidano Il Messaggero, Leggo, Il Gazzettino, Il Mattino e il Corriere Adriatico.

Insomma, sarà questo il motivo per cui il nome della nota famiglia non è quasi mai associato alle autostrade italiane? Una cosa è sicura, Benetton controllava il tratto del ponte Morandi.

Tutti contro Benetton: l’Italia vuole giustizia

Non mancano, però, a tardare accuse e boicottaggi contro i Benetton. Non è, quindi, un momento facile per la famiglia che, oltre ad avere perso uno dei fratelli lo scorso luglio, rischia di perdere le concessione su Autostrade per l’Italia ed è soggetto di insulti sui social.

In prima linea c’è il ministro del lavoro Di Maio che attacca Benetton e i governi precedenti annunciando:

“Per la prima volta c’è un governo che non ha preso soldi da Benetton, e siamo qui a dirvi che siamo pronti a revocare le concessioni e ci saranno multe per 150 milioni di euro. Autostrade ha tra l’altro sede finanziaria in Lussemburgo, quindi non pagano neanche le tasse in Italia. Se il ponte era pericolante dovevano dire che andava chiuso.”

La risposta dei Benetton non tarda ad arrivare. I portavoce della famiglia, infatti, smentiscono le parole di Di Maio: “Sia Autostrade per l’Italia che Atlantia hanno sede in Italia, a Roma, dove pagano le tasse.”

La responsabilità, quindi, sembra non assumersela nessuno. Nonostante l’Anas abbia aumentato i fondi per la manutenzione, il deterioramento accresce a vista d’occhio, a differenza delle riparazioni, che procedono lentamente o non procedono per nulla.

Gran parte delle infrastrutture italiane è sorta tra gli anni ’50-’60 e la maggior parte degli ingegneri è d’accordo sulla fine dell’era “cemento armato“. Nel nostro Paese, intanto, crollano una ventina di ponti all’anno.

 

Sara Gatto

Ciao a tutti! Sono Sara, ho 20 anni e sono una studentessa. Il mondo della comunicazione è ciò che più mi interessa, in particolare il cinema, la musica e l'arte in generale. Spero che i miei articoli vi siano d'aiuto e che, oltre la curiosità, siano capaci di alimentare i vostri interessi.