Farmaci equivalenti, i medici non sono d’accordo

La sostituzione dei farmaci equivalenti non trova tutti i medici d’accordo, ed è per questo che sono in rivolta.

L’idea di una sostituzione di un farmaco con quello equivalente non trova tutti i medici d’accordo, l’ipotesi di sostituire un farmaco biologico o biosimilare con il suo biosimilare di riferimento non trova tutti d’accordo. Il Presidente della Fnomceo si dice favorevole alla sostituzione di un biologico con un biosimilare purché la sostituzione sia fatta sotto controllo del proprio medico e seguito da una prescrizione.

Non tutti sono d’accordo, vediamo perché

L’obiettivo è non avere un farmaco di Stato, ma un farmaco migliore e più appropriato  per il paziente, scelto dal medico in base alla valutazione del quadro clinico e personale complessivo. Viene ancora spiegato che la legge affida al medico la prescrizione della ricetta perché la prescrizione è una delle espressioni più alte e complesse della professione medica con tante responsabilità, perché compensa e sintetizza la diagnosi, il consenso informato e la terapia.

A confortare il pensiero della non sostituzione del farmaco ci pensa il viceministro Sileri che concorda con i timori delle associazioni di pazienti e delle società scientifiche che nei giorni scorsi hanno fatto sentire molto forte il loro pensiero di essere contrari.

Da qui la controproposta di Fnomeco dove mette in primo piano la necessità che i medici siano coinvolti in tutte le decisioni sul farmaco e propone ancora che invece di avere un unico farmaco come sostituto, si possano avere a disposizione più farmaci in un range di biologici/biosimilare di pari efficacia terapeutica a costo simile, in modo da poter scegliere e assicurare una continuità terapeutica al paziente in modo giusto e corretto.

Farmaci equivalenti e biosimilari: l’Aifa chiarisce l’utilizzo


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