Edward mani di forbice e l’ambiguità di essere sé stessi

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15/07/2018

Edward mani di forbice e l’ambiguità di essere sé stessi

‘Edward mani di forbice’ (1990) del genio Tim Burton è la pellicola dei sognatori, degli incompleti, di coloro che alla vita guardano con nostalgia, come se fossero in una eterna favola, talvolta oscura, speranzosi di un lieto fine.

E’ proprio Tim Burton ad essere il portavoce dei diversi, di quella parte di società emarginata, quella che proprio i cosiddetti ‘normali’ non concepiscono. I lungometraggi di Burton – i cui protagonisti sono ambigui, introversi, dal gotico aspetto- sono un inno all’insolito e all’accettazione di sé stessi nelle proprie stranezze.

Il  misterioso e schivo Edward, creatura lasciata a metà dall’Inventore (interpretato da Vincent Price) è frutto della fantasia di un giovane Tim Burton contrario all’uniformarsi, in particolar modo nell’ambito scolastico dove si viene categorizzati con un ‘intelligente’ o un ‘non intelligente’, ‘strano’ o ‘normale’. Il Frankenstein burtoniano dalle mani di forbici viene accolto da una venditrice di prodotti Avon che lo trascinerà con sé in un quartiere dai colori pastello, del tutto in contrasto con il viso pallido segnato da cicatrici e gli abiti gotici del protagonista. Qui, Edward dovrà confrontarsi con quella che è una vita fatta di pettegolezzi, falsità e chiusura mentale. Nonostante gli sforzi per essere accettato e l’amore della giovane Kim, Edward sarà costretto a ritornare nel proprio isolamento. Il film si conclude come una favola avvolta in un velo di mistero e magia.

edwardIl personaggio di Edward mani di forbici fu affidato a Johnny Depp, all’epoca alle prime armi come attore, che racconta di essersi ritrovato in lacrime dopo aver letto la sceneggiatura della pellicola, in quanto Depp era Edward, come lo era anche Burton.

Edward mani di forbice è quindi l’emblema dell’emarginato, è un modo di dire no alle etichette, all’essere come gli altri, al seguire le mode, ma è un sì alla nostra parte intollerante e all’essere sempre sé stessi.