Into the wild: una storia vera e una mentalità anticonformista

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16/07/2018

 George Gordon Byron che apre il film ‘Into the Wild – Nelle terre selvagge’ di Sean Penn basato sul libro di Jon Krakauer ‘Nelle terre estreme’.

Into the wild: una storia vera e una mentalità anticonformista

“Non è ch’io ami di meno l’uomo, ma la Natura di più.” E’ questo l’ultimo verso dell’estratto di Vi è un piacere nei boschi inesplorati’ di George Gordon Byron che apre il film Into the Wild – Nelle terre selvagge’ di Sean Penn basato sul libro di Jon Krakauer ‘Nelle terre estreme’.

La trama

La pellicola narra della storia di Christopher McCandless, interpretato da Emile Hirsch, che dopo la laurea decide di abbandonare la vita di sempre, la sua famiglia, tutti i beni materiali e l’opprimente società per intraprendere un viaggio verso l’Alaska in compagnia dei suoi libri, privo di auto, denaro e del suo vero nome, quindi cercando di cavarsela con le proprie forze e con il proprio ingegno. Durante il suo tortuoso percorso all’insegna della natura conoscerà una coppia hippie, la cantautrice Tracy (Kristen Stewart), Wayne Westenberg, che lo aiuterà a guadagnarsi da vivere e il veterano Ron, che gli farà capire in che cosa consiste la vera felicità. Sono questi i personaggi che determineranno la maturità e il punto di vista del protagonista. Infine, l’impavido McCandless riuscirà ad arrivare in Alaska rifugiandosi in un autobus abbandonato.

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Una storia vera

Into the wild: una storia vera e una mentalità anticonformista


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Il film e il libro sono ambedue ispirati dalla storia vera di Christipher McCandless che nel 1990 abbandona ogni bene per fuggire da una situazione familiare che provocava soltanto dolore, da una società che gli stava stretta, trasformandosi così in un lupo solitario con un nuovo nome, quello di Alexander Supertramp, con una nuova vita fatta di avventura, rischi e voglia di vivere. L’intero viaggio è stato documentato dallo stesso McCandless annotando pensieri e osservazioni nel proprio diario e sono diverse le fotografie che sono giunte a noi.   

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 La musica

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L’intera colonna sonora della pellicola è stata cantata e composta da Eddie Vedder, leader e cantante del noto gruppo grunge ⁄ alterantive rock Pearl Jam, ed eseguita con chitarra da Michael Brook, Kaki King e lo stesso Vedder. Le canzoni son caratterizzate da un genere folk e i testi sono strettamente personali. Essi sono incentrati sul tema del viaggio, sulla riscoperta di sé stessi e sulla volontà di essere sempre forti.

(Da sinistra: il regista Sean Penn, Emile Hirsch ed Eddie Vedder)

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Conclusioni

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Da come abbiamo potuto capire, quindi, quello di Christopher McCandless è un viaggio alla ricerca di sé stessi e della propria felicità. Ma esso è soprattutto un’insurrezione verso la società, verso tutte quelle regole che ci impone. E’ una ribellione verso quella mentalità che ci obbliga a comprare un’automobile costosa senza neanche un vero motivo, quella mentalità che ci fa sperperare denaro in beni inutili, che dà più importanza alle apparenze che alla felicità personale.

Society, you’re a crazy breed

Hope you’re not lonely without me

Sono questi versi dell canzone ‘Society‘ contenuta all’interno della colonna sonora che forse possono descrivere in modo migliore la controversia di Chris verso la società.

La mente di Christopher è una mente anticonformista segnata dalla lettura di libri di autori dai forti ideali e dalla vista di un padre violento. Into the Wild è dunque un film denso di riflessioni, il cui protagonista è da considerarsi un modello, nonostante l’estremità della situazione, in quanto coerente nelle sue azioni e forte nel restare fedele alle sue idee.

Alla fine del suo viaggio, McCandless giungerà alla conclusione che ‘la felicità è reale solo quando condivisa’.

 

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