Bitcoin, criptovalute: tassazione e dichiarazione dei redditi RW

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13/09/2021

Bitcoin e criptovalute, gli obblighi su dichiarazione e tassazione. Nelle scorse settimane il Mef ha chiesto all’Agenzia delle Entrate di intensificare i controlli sui possessori. Le informazioni utili da conoscere in merito al settore.

Bitcoin, criptovalute: tassazione e dichiarazione dei redditi RW

Bitcoin e criptovalute saranno oggetto di attente verifiche in merito agli obblighi di dichiarazione e alla tassazione. Lo spunto è emerso nelle scorse settimane dallo stesso Ministero dell’Economia, che ha chiesto all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza d’intensificare i controlli sulle transazioni. Le verifiche si concentreranno, in particolare, su coloro che hanno effettuato operazioni all’interno delle piattaforme di scambio.

Chi desidera comprare Bitcoin o altre valute digitali deve infatti avvalersi dei cosiddetti exchange. Si tratta di siti che permettono il cambio di denaro corrente (come ad esempio l’euro) in criptovalute. In molti casi, queste piattaforme sono straniere e non assolvono agli obblighi di legge rispetto alla comunicazione degli scambi all’Agenzia delle Entrate. Ma questo non esula i possessori di Bitcoin o di altre valute digitali dall’ottemperare i propri obblighi dichiarativi.

Bitcoin e criptovalute: come funziona la tassazione e quali sono gli obblighi nei confronti del fisco

Dal punto di vista pratico, il primo obbligo del residente fiscale in Italia rispetto alle criptovalute è quello di dichiarazione. Il fisco deve infatti essere informato in merito al valore del proprio portafoglio in criptovalute tramite la dichiarazione dei redditi. Un secondo obbligo riguarda invece l’eventuale plusvalenza ottenuta tramite lo scambio di valute digitali. Il contribuente è tenuto a dichiarare quest’ultima e a pagare la relativa aliquota.


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In particolare, se il portafoglio in criptovalute è risultato superiore a 51645 euro per un periodo di tempo più lungo di sette giorni, è necessario pagare l’aliquota del 26% sull’eventuale guadagno. Al di sotto della soglia appena indicata, nulla è dovuto. Resta invece sempre fisso l’obbligo d’inserire gli investimenti in criptovaluta all’interno del quadro RW della dichiarazione dei redditi.

A tal proposito, è importante notare che l’indicazione di dichiarazione è obbligatoria se si detengono le valute virtuali all’interno di un wallet con residenza fiscale all’estero. Mentre la denuncia non è necessaria se la detenzione avviene con chiave privata o utilizzando un portafoglio elettronico privato.

Sulla tassazione delle criptovalute serve maggiore certezza

Il quadro appena evidenziato rende comunque chiaro che gli interventi attuati finora da parte del legislatore necessitino di maggiore organicità. La legge italiana non prevede infatti una norma specifica sulla tassazione delle criptovalute. Quanto sinora applicato deriva quindi da interpretazioni delle leggi attuali, così come da risposte a interpelli effettuati all’Agenzia delle Entrate.

Si tratta di una situazione che presenta perciò un carattere di aleatorietà, a differenza di quanto avviene in altri paesi europei. Francia, Spagna e Regno Unito hanno specifiche leggi in materia, così come gli Stati Uniti. In Italia si è scelto di estendere l’imposizione fiscale sulle valute estere alle criptovalute.


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Questa valutazione è ovviamente oggetto di discussione, sia per la natura stessa del Bitcoin, sia perché molti possessori di criptovalute non le utilizzano come una moneta, ma piuttosto come un investimento. Anche per questo, molti esperti tributari faticano a dare una risposta certa sul modo più corretto per gestire la parte fiscale di questo genere d’investimenti.

I nuovi controlli del fisco e le complicazioni dovute alle transazioni digitali

Allo scenario appena evidenziato va aggiunto un ulteriore elemento, ovvero quello della tracciabilità delle transazioni. Il Ministero dell’Economia ha richiesto espressamente agli organi di controllo di effettuare verifiche più attente in merito alle nuove criptovalute. Ma i controlli sono complicati nel momento in cui i Bitcoin non vengono scambiati attraverso una banca tradizionale.

Le transazioni che avvengono sulle piattaforme di scambio, come Coinbase o Kraken, spesso rendono difficile risalire agli intestatari delle operazioni. Quando le transazioni avvengono fuori dai circuiti bancari tradizionali, risalire e tenere traccia degli spostamenti è oggettivamente complicato. I sistemi di blockchain alla base di molti processi di scambio rendono infine ancora più difficile effettuare le verifiche.

Ecco perché molte transazioni allo stato attuale potrebbero comunque sfuggire agli occhi del fisco. Di fatto, l’obbligo di dichiarazione tramite la compilazione del quadro RW del modello unico persone fisiche potrebbe essere disatteso da molti senza conseguenze dirette. Al fine di semplificare i controlli e i processi impositivi, serve quindi un intervento del legislatore in grado di regolamentare in modo chiaro e sicuro questa nuova tipologia d’investimenti.

Cosa sono le criptovalute e come funzionano

Le criptovalute sono emerse con l’arrivo delle nuove tecnologie e dei mercati digitali e stanno portando a cambiamenti significativi nell’economia globale. Il termine criptovaluta è composto dall’unione di due sostantivi: cripto e valuta. Il primo sta a indicare la possibilità di rendere nascosto il possessore attraverso  l’impiego di un codice o di una chiave informatica. Il termine valuta sta invece a indicare uno strumento di scambio di valore.

Le criptovalute sono quindi strumenti finanziari digitali che possono essere utilizzati come mezzo di scambio, ma anche come un investimento. Non esistono in forma fisica e necessitano di un portafoglio digitale (chiamato wallet) per essere accumulate. Non hanno corso legale e non sono regolate da enti centrali governativi. Quest’ultima caratteristica ne determina anche l’elevata volatilità delle quotazioni, così come il forte rischio di perdite (oltre che di guadagni) che si assume chi decide di utilizzare questi strumenti in ottica speculativa.