Partita IVA, uscire dal forfettario è possibile durante l’anno? Cosa cambia e quando conviene

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26/04/2023

Partita IVA, uscire dal forfettario è possibile durante l’anno? Cosa cambia e quando conviene

I professionisti che hanno adottato il regime forfettario dal 2023 possono uscire dal regime di tassazione agevolato anche in corso d’anno. In genere se il proprio fatturato supera gli 85.000, i professionisti potranno cambiare il proprio regime fiscale nel successivo periodo di imposta.

Se invece superano un dato importo di fatturato, che oltrepassa di gran lunga gli 85.000 euro, possono uscire dal regime forfettario in corso d’anno.
Questo cambiamento può essere dettato da ragioni di comodo, perché col regime forfettario non è possibile detrarre e dedurre le proprie spese dalle tasse.

Vediamo dunque qual è l’importo oltre il quale si può passare dal regime forfettario a quello ordinario in corso d’anno, e perché questo passaggio può rappresentare una buona scelta, qualora il professionista decida di farlo prima del successivo periodo d’imposta.

Da forfettario a ordinario in corso d’anno

La rivalutazione del proprio regime fiscale avviene ogni anno all’inizio del periodo di imposta. Gli imprenditori decidono se entrare o uscire dal regime forfettario generalmente al primo dell’anno quando si valutano i propri requisiti di fatturato richiesti per il forfettario, nonché la possibilità di detrazione delle spese qualora si decidesse di adottare il regime ordinario.

Come si anticipava, qualora si abbia un reddito maggiore a 85.000 euro annui non si può rimanere in regime di tassazione forfettaria, che prevede il pagamento del 5% di IRPEF per i primi 5 anni di attività e Il 15% per i successivi. Col regime ordinario anche se l’IRPEF da pagare sarà determinata in misura maggiore, ci sarà la possibilità di dedurre e detrarre dall’imposta.


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Al netto di deduzioni e detrazioni, l’IRPEF in regime ordinario sarà determinata per scaglioni di reddito, dal 23% al 43%. Con la nuova normativa è dunque possibile adottare il regime ordinario anche nel corso dell’anno, ma tale possibilità viene concessa solo a chi supera durante l’anno i 100.000 euro di fatturato.

Le conseguenze del cambio durante l’anno

Se si supera il limite dei 100.000 euro di fatturazione diventa obbligatorio per il professionista pagare l’IVA. Tuttavia mutando il proprio regime di tassazione del reddito verrà sbloccata anche la registrazione delle fatture passive, con la conseguente possibilità di detrarre IVA.

Quello che bisogna sottolineare è che quando esce dal regime forfettario, il professionista deve corrispondere un’imposta sul reddito visto in maniera complessiva, e non soltanto sulla quota di fatturato che supera i 100.000 euro. Come si anticipava, se l’imposta del regime forfettario è al 5% ovvero al 15%, la tassazione Irpef per chi decide di adottare o deve adottare il regime ordinario va dal 23 al 43%.

Inoltre, l’Agenzia delle Entrate ha effettuato un chiarimento sulle ritenute d’acconto. Esse devono essere applicate sugli importi corrisposti ai propri collaboratori non prima dell’applicazione del cambio di regime, ma soltanto in seguito al mutamento di imposizione fiscale. Ciò significa che non esiste applicazione retroattiva riferibile ai compensi ritenuta d’acconto, esenti nel momento precedente rispetto al cambio di regime fiscale.

Detrazioni e deduzioni col regime ordinario

Col passaggio da regime forfettario a regime ordinario la tassazione aumenta, ma i costi detraibili e deducibili sono davvero tanti. Di conseguenza, in molti casi diventa più conveniente adottare il regime ordinario invece del forfettario.

Con le spese deducibili, il professionista può ridurre la base imponibile sulla quale sarà applicata l’ aliquota IRPEF. Se si parla di detrazioni fiscali, invece, i costi sostenuti verranno scalate direttamente dall’importo da versare al fisco, e in genere si parla soltanto dell’IVA.


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Le principali spese che possono essere dedotte e detratte dall’Irpef in regime ordinario sono:

  • I costi inerenti alla telefonia,
  • Le spese che si sostengono per la ristorazione,
  • I corsi di formazione,
  • Spese per convegni,
  • Stipendi dei propri dipendenti,
  • Utenze del proprio studio,
  • Costo dei beni strumentali per la propria attività,
  • Costi sostenuti per acquisto e manutenzione delle autovetture in uso per il lavoro,
  • Spese dedicate alla telefonia mobile e fissa,
  • Iscrizione all’albo professionale,
  • Costi sostenuti per i materiali di consumo.

Come si vede, le spese che si può detrarre e dedurre dall’IRPEF sono morte, e talvolta può essere conveniente evitare di corrispondere la cosiddetta flat tax al 15% e adottare il regime ordinario. In ogni caso, per ulteriori informazioni e ragguagli si consiglia di rivolgersi al proprio commercialista di fiducia.

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