Riforma Fiscale, 3 aliquote IRPEF e meno detrazioni? Cosa cambia e quanto si risparmia

Autore:
Valentina Simonetti
  • Esperta di Bonus, Fisco, Pensioni e Redditi
  • Autrice esperta di welfare ed economia aziendale
08/03/2023

Riforma Fiscale, 3 aliquote IRPEF e meno detrazioni? Cosa cambia e quanto si risparmia

Fisco: il governo Meloni si appresta ad approvare una riforma che rivoluzionerà il sistema tributario. Si tratta di apportare importanti modifiche al sistema di tassazione, principalmente IRPEF, IVA e IRES, ma anche ritoccare le detrazioni per fare in modo che i redditi più bassi paghino meno ed abbiano più agevolazioni. Novità quindi anche per la busta paga, per molti sarà più alta grazie a minore pressione fiscale. Ecco cosa cambierà e da quando.

Riforma fiscale governo Meloni, cosa cambia

Il governo aveva annunciato di voler apportare importanti modifiche al sistema fiscale e tributario. Non solo per mettere ordine alla frammentazione che attualmente esiste in merito a microtasse, oneri e detrazioni, ma anche per favorire la riduzione del cuneo fiscale. In base al disegno di legge, i maggiori benefici arriveranno in busta paga per molti lavoratori con la riforma delle aliquote IRPEF.

Ma anche per imprenditori ed autonomi ci saranno numerose novità che permetteranno di risparmiare su IVA e IRES e di ottenere alcuni incentivi ed agevolazioni fiscali. Una semplificazione dunque, che ha come obiettivo una collaborazione tra fisco e contribuente per contrastare e prevenire l’evasione fiscale.

Il Vice Ministro dell’Economia Maurizio Leo ha dichiarato che a breve, entro metà marzo, si riunirà il Consiglio dei Ministri proprio per discutere della riforma. Uno dei punti principali da approvare sarà la modifica delle fasce IRPEF che passeranno da quattro a tre. Vediamo quindi come cambierà la busta paga dei dipendenti.


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Nuove aliquote IRPEF 2023: le ipotesi

L’IRPEF ha subìto già importanti modifiche lo scorso anno con il governo Draghi. Erano state infatti diminuite le fasce di reddito e le aliquote, passando già da cinque a quattro. Ora sul tavolo ci sono due differenti proposte. Nella prima si prevede di ridurre le fasce a tre e ritoccare le aliquote in questo modo:

  • 23% fino a 15.000 euro (invariata)
  • 27% fino a 50.000 euro (precedentemente 25% e 35%)
  • 43% oltre i 50.000 (invariata)

La seconda invece prevede un’aliquota del 23% fino al tetto dei 28.000 euro, mentre la successiva fino a 50.000 passerebbe al 33%, resterebbe sempre uguale la tassazione per chi guadagna più di 50mila euro l’anno.

Chi ci guadagna in busta paga con le nuove fasce IRPEF

Con il primo sistema è evidente che verrebbero favorite le fasce di reddito che si attestano tra i 30.000 e i 50.000 euro potendo sfruttare ben tre punti percentuali in meno di imposta IRPEF. Nel secondo gli effetti sarebbero maggiori per chi ha redditi medio bassi passando dal 25 al 23%.

In tutte e due le proposte da approvare comunque c’è da segnalare il fatto che chi pagherà meno tasse e cioè tra i 700 e i 1000 euro in meno l’anno in busta paga, sarà il dipendente che percepisce reddito lordo tra i 25.000 e i 50.000 euro.

Mentre gli altri con guadagni più bassi (intorno ai 20.000) avrebbero variazioni che passano da un risparmio sui 100 euro, fino a pagare di più in caso venisse approvata la prima ipotesi. Tutto però potrebbe dipendere dalla revisione delle detrazioni. Una riforma che andrà approvata insieme a quella dell’IRPEF.

Detrazioni fiscali ridotte per redditi alti

In base alle anticipazioni fatte dal Corriere della Sera, sul tavolo del governo c’è in programma la revisione delle detrazioni fiscali. Molte verranno eliminate per acquisire risorse utili alla nuova riforma IRPEF. Si tratterebbe di lasciare  al contribuente un massimo di spesa da detrarre annualmente in base al reddito.


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Quindi nella dichiarazione dei redditi non si potranno inserire tutte le voci che ci sono ora, ma probabilmente bisognerà scegliere ad esempio se chiedere il rimborso degli interessi sul mutuo o le spese mediche, in modo da rientrare nei limiti previsti che verranno stabiliti in base all’imponibile annuo e alla fascia irpef di appartenenza. Questo per cercare di favorire sempre i redditi medio bassi.

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