Tasse, imposte e contributi: cosa sono, esempi e qual è la differenza tra loro

Autore:
Valentina Simonetti
  • Esperta di Bonus, Fisco, Pensioni e Redditi
  • Autrice esperta di welfare ed economia aziendale
11/04/2023

Tasse, imposte e contributi: cosa sono, esempi e qual è la differenza tra loro

Il fisco è l’amministrazione finanziaria statale che si occupa della riscossione di tasse, tributi, imposte e contributi. Spesso però si fa fatica a comprendere la natura di queste spese e la differenza che sussiste tra loro. I cittadini sono obbligati a pagare alcune aliquote fisse o variabili sui redditi, sul possesso di beni o sulle attività. In questo articolo facciamo quindi chiarezza sulla definizione dei termini e spieghiamo con esempi pratici i concetti alla base di queste entrate finanziarie.

Tasse e tributi, cosa sono e chi deve pagarli

Con il termine tasse si intende una serie di prelievi, di tipo fiscale, che vengono imposti ai contribuenti per poter usufruire di alcuni servizi. Basandosi sul principio di correlatività vanno ad incidere per fare in modo che lo Stato possa garantire ai cittadini alcune attività di pubblica utilità. Come ad esempio può essere la TARI, tassa che viene pagata a livello municipale per ottenere lo smaltimento dei rifiuti.

In questo modo si differenziano dalle imposte perchè non sono legate strettamente al reddito, ma al tipo di servizio che si ottiene. Altri esempi pratici possono essere anche il ticket sanitario, il bollo auto o anche le tasse scolastiche o quelle che si pagano per i servizi di locazione. Ne fanno parte anche i numerosi tributi locali che sono regolati a livello comunale o regionale.

Cosa sono le imposte?

Le imposte a differenza delle tasse prevedono un sistema di prelievo disposto dall’ente fiscale del governo che è solitamente di tipo progressivo e legato al reddito percepito annualmente e alle attività redditizie che il soggetto svolge. Si basano sul principio di capacità contributiva, che significa che ogni cittadino è chiamato a dare il proprio contributo per sovvenzionare i servizi pubblici.


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Sempre in base alla propria capacità di spesa che viene individuata dallo Stato. Per questo le imposte sono differenziate a fasce e percentuali, in questo modo il principio di solidarietà interviene permettendo anche ai cittadini meno abbienti di poter godere degli stessi servizi di chi è più ricco.

Esempi di imposte dirette e indirette

Il sistema tributario italiano è fatto in modo che ogni cittadino possa contribuire ai servizi pubblici essenziali per tutta la comunità. Per questo le imposte agiscono in percentuale sul reddito percepito. Possono essere sia dirette che indirette. La differenza sta nel fatto che quelle dirette incidono con un prelievo direttamente sul patrimonio, mentre quelle indirette vanno a colpire la ricchezza quando questa viene trasferita a terzi o consumata. I classici esempi sono IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche e l’IRES,  imposta sul reddito delle società.

Le percentuali possono variare o restare fisse ma va comunque pagata una quota annuale su redditi e profitti. L’IVA invece è un esempio di imposta indiretta in quanto applicata quando si verifica una cessione di beni servizi e consumi. L’imposta sul valore aggiunto si ripercuote in pratica sul consumatore finale al momento dell’acquisto.

Differenza tra tributi e contributi

Tasse ed imposte vengono applicate a ricchezze, redditi, patrimoni e consumi dei cittadini, o per garantire servizi di interesse pubblico. Tutte queste voci vengono spesso raggruppate in una definizione unica che viene appunto detta tributo. Il tributo quindi è utilizzato dallo stato per ottenere le entrate necessarie ad alcune finalità. Ma questi possono anche essere imposti in maniera straordinaria, quando l’ente statale decide di aver bisogno di una spesa superiore al previsto per l’ottenimento di uno specifico obiettivo.

Differenti invece per natura sono i cosiddetti contributi. Che vengono applicati quando il cittadino usufruisce di particolari prestazioni offerte dagli enti pubblici. L’esempio più pratico riguarda i contributi previdenziali. Obbligatori, e che vanno pagati da lavoratori, aziende e professionisti alle rispettive casse di appartenenza come l’INPS, per l’ottenimento di un cumulo dal quale poi andare a calcolare la pensione, o la copertura di periodi di disoccupazione a titolo di indennità sostitutiva.

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