Tessera sanitaria: 100 € di multa per mancata comunicazione all’Ade

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26/05/2022

Tessera sanitaria: 100 € di multa per mancata comunicazione all’Ade

Tessera sanitaria, arriva la comunicazione ufficiale dell’Agenzia delle Entrate sulle violazioni relative alla trasmissione dei dati. Chi non comunica correttamente oppure in tempo utile le informazioni rischia infatti d’incorrere in una multa da 100 €. L’addebito sarà relativo a ogni documento di spesa errato. In aggiunta, non sarà presente l’opzione di ricorrere all’istituto del cumulo giuridico.

Resta però possibile rimediare alla situazione tramite il ravvedimento operoso. Con la risoluzione risalente allo scorso 23 maggio 2022 l’AdE specifica quindi i termini della questione. Evidenziando quali sono i rischi per coloro che non si adeguano correttamente alla normativa, nata per contrastare l’evasione fiscale e semplificare gli obblighi dichiarativi dei cittadini.

Tessera sanitaria: le scadenze per la comunicazione al sistema TS

La trasmissione dei dati relativi alle prestazioni sanitarie erogate in favore delle persone fisiche deve quindi rispettare un preciso calendario, al fine di non produrre sanzioni. In particolare, le spese sostenute nel primo semestre del 2022 devono essere inviate entro il prossimo 30 settembre 2022.


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Per quanto concerne le spese del secondo semestre, dovranno essere comunicate entro il 31 gennaio 2023. Infine, le spese sostenute a partire dall’inizio del prossimo anno dovranno essere inviate all’AdE entro la fine del mese successivo alla scadenza del documento fiscale.

Multa di 100 euro per chi non trasmette correttamente i dati legati alla tessera sanitaria

Per coloro che non rispetteranno gli obblighi di legge, si prospettano multe anche pesanti nel caso in cui i mancati invii si accumulino. In particolare, il testo della norma spiega che “in caso di omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati […] si applica la sanzione di euro 100 per ogni comunicazione […] con un massimo di euro 50.000”.

I soggetti obbligati alla trasmissione dovranno quindi prestare particolare attenzione al calendario di scadenze indicate in precedenza. La normativa prevede comunque che in caso di rettifica entro cinque giorni, non verrà applicata la sanzione. Lo stesso avviene qualora si intervenga entro cinque giorni dopo una segnalazione effettuata da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Inoltre, se si procede alla correzione entro sessanta giorni dalla scadenza prevista, la sanzione viene ridotta a un terzo. In questo caso, scende anche il tetto massimo applicabile, che passa da 50mila a 20mila euro.


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Come funziona la comunicazione al sistema TS: i canali utilizzabili

Come già specificato, la normativa prevede l’applicazione di una multa per ogni errata o tardiva comunicazione. L’applicazione quindi si ripete per ogni singolo documento di spesa. L’invio può essere effettuato tramite tre diversi canali. Si può utilizzare il portale web dedicato, disponibile al sito sistemats.it. In alternativa è possibile procedere con il web service sincrono inviando ogni singola spesa. Infine, è possibile effettuare l’invio tramite un file zip, che dovrà contenente un xml contenente tutti i documenti.

Il mezzo di comunicazione scelto risulta irrilevante rispetto all’applicazione di eventuali sanzioni. Per coloro che incorrono in errori, l’istituto del ravvedimento operoso permette comunque di contenere le sanzioni. In particolare, le riduzioni previste dalla normativa si applicano anche all’importo già ridotto di un terzo, purché la trasmissione avvenga entro i 60 giorni dalla scadenza di legge.

Tessera sanitaria: quali sono i soggetti a rischio sanzione

I soggetti a rischio sanzione sono le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere, gli istituti di ricovero e cura, i policlinici universitari, le farmacie pubbliche e private, i presidi di specialistica ambulatoriale e le strutture per l’erogazione delle prestazioni di assistenza protesica e integrativa.

Rientrano anche tutti gli altri presidi e le strutture accreditate per l’erogazione dei servizi sanitari. Così come i servizi erogati dagli iscritti all’Albo dei medici chirurghi e degli odontoiatri.

Nel testo diffuso dall’Agenzia delle Entrate si legge che “I soggetti specificamente individuati dalla norma appena richiamata hanno, dunque, l’obbligo di inviare al Sistema tessera sanitaria i dati relativi alle prestazioni sanitarie erogate nei confronti delle persone fisiche”. Tutto ciò, con l’obiettivo di mettere i dati “a disposizione dell’Agenzia delle entrate, che li utilizza per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata”.

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