Versamenti in contanti, controlli a tappeto del Fisco, ecco a cosa fare attenzione

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12/07/2020

Versamenti in contanti, fate molta attenzione il Fisco è dietro l’angolo che controlla i nostri movimenti su conto corrente bancario o postale. Ecco a cosa fare attenzione per non avere brutte sorprese.

Versamenti in contanti, controlli a tappeto del Fisco, ecco a cosa fare attenzione

Versamenti in contanti, dal 1° luglio è entrata in vigore la nuova soglia di 2.000 euro, al superamento scattano i controlli del Fisco. Ormai il Fisco è entrato nelle nostre case, sui nostri conti correnti, sulle carte di credito, con la sua lente di ingrandimento. Cerchiamo di capire a cosa fare attenzione per non avere spiacevoli sorprese. 

Versamenti in contanti: i controlli del Fisco

I versamenti in contanti sul conto corrente, suscitano da parte dell’Agenzia delle Entrate, sempre forti dubbi. Si accende subito la luce rossa o arancione in base all’entità del versamento. È questa situazione che fa scattare i controlli per verificare la legittimità dell’operazione, se proveniente da lavoro in nero o nel caso di imprenditori se proveniente da operazioni fraudolente. Insomma, si innesca un meccanismo di controlli incrocianti tra i vari enti. 

Il versamento di per sè non è l’elemento che fa scattare l’accertamento, ma è il segnale che concorre alla verifica qualora il reddito del contribuente sia discordante con il versamento effettuato. 

Pochi giorni fa, abbiamo trattato la notizia di una donna che pagava un canone di affitto molto alto che non poteva permettersi in base alla dichiarazione dei redditi presentati. La donna ha provato che aveva un compagno ricco che elargiva regali in denaro e continui versamenti, tale da farle vivere una situazione agiata. I controlli del Fisco non sono stati clementi con la signora, condanna dalla Corte.


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Il contribuente ha diritto all’onere della prova

Ritornando al versamento in conto corrente di somme di denaro, il correntista, deve provare la legittimità del versamento. Bisogna chiarire, che al contribuente,  in fase di accertamento, ai sensi dell’art. 38, comma 6, del Dpr n. 600/1973, spetta sempre l’onere della prova. 

Facciamo il caso in cui un versamento di una somma superiore alla soglia attuale di 2.000 euro, se i redditi sono bassi o sono mancanti, bisogna dimostrare con prova scritta che magari sono frutto di una donazione, o la vera motivazione legittima. Senza l’onere della prova si rischiano sanzioni pesanti.