Formaggi ricchi di piombo prodotti in Italia: caciocavallo e altri formaggi

Formaggio ricco di piombo in Italia: attenzione a caciocavallo e ad altri formaggi.

Il caso riguarda un cementificio e un’azienda agricola condotta a livello familiare che produce latte. Il latte prodotto viene venduto ad un caseificio che realizza prodotti caseari e varie tipologie di formaggi tra cui l’amatissimo “caciocavallo”. L’azienda agricola di cui stiamo parlando si trova a Matera, in Basilicata.

Formaggi contaminati dalla presenza di piombo e alluminio

La situazione è stata resa nota dal sito “Il Salvagente” in cui si legge che l’associazione “Cova contro” da anni protegge il territorio e tutela i cittadini per quanto riguarda i prodotti della propria terra, con analisi di laboratorio su tutto il territorio. Ed è proprio in seguito a una serie di controlli che ha scoperto che un’azienda agricola, sorta vicino ad un cementificio, produce latte ricco di piombo.

Giorgio Santoriello, presidente dell’associazione, ha deciso di analizzare i prodotti caseari (vari tipo di formaggio) per verificare la presenza di diossine, idrocarburi policiclici aromatici, metalli, furani e policlorobifenili. Ha eseguito analisi a rotazione: le prime a luglio scorso e le seconde nel mese di dicembre. I risultati, però, sono stati sempre gli stessi: livelli alti di piombo, oltre i limiti di legge.

Il presidente dell’associazione spiega che i risultati delle analisi non ufficiali riportano nel formaggio la presenza di piombo tre volte in più la soglia di legge: 0,069 mcg/kg a fronte di una soglia di 0,02.

Successivamente le analisi ufficiali hanno attestato la veridicità dei test non ufficiali, confermando la presenza di queste sostanze oltre i limiti di legge. Il risultato è il seguente:  0,043 mg/kg. Pur essendo un valore più basso, è  sempre quasi il doppio della soglia di legge. Il caciocavallo di Matera a 3,55 mg/Kg, sottoposto ad analisi, ha rilevato presenza di alluminio.

Il presidente dell’associazione precisa che sono state inviate le analisi alle autorità competenti e al rivenditore del prodotto analizzato, sperando in una collaborazione. Inoltre spiega che: “serve capire la reale origine del piombo, la pericolosità dell’alluminio rilevato, ripetere le analisi in maniera incrociata ed autonoma, capire chi ha omesso la vigilanza sulla sicurezza alimentare, nel nostro caso omissioni durata molto probabilmente dal luglio 2019 al gennaio 2020. Inciteremo anche Arpab ed ASM ad avviare controlli sul bioaccumulo di inquinanti nella catena alimentare a ridosso del cementificio e nel raggio di dispersione delle sue emissioni”.


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