Globalismo e banche, cosa ci aspetta dopo il Covid-19: scenari probabili e banche irrecuperabili

Globalismo e banche,  cosa ci aspetta dopo il Covid-19: la chiusura del conto corrente un primo passo.

Buongiorno a tutti, il globalismo, come lo conosciamo ora, potrebbe scomparire in parte col post COVID19. In questo momento i mercati non si stanno più interessando di politica, per i problemi di perdite in borsa, e sono concentrati ad evitare il peggio. Il fatto di non avere chiuso le borse è dovuto dal loro insaziabile appetito di fare affari anche sui cadaveri della gente, con soddisfazione da parte dei fondi più grossi potendo arraffare più di quanto sperato. Lo si legge dai commenti degli esperti finanziari internazionali.

Globalismo e banche: errori commessi fino ad oggi

In caso in cui la globalizzazione continuasse sulla stessa lunghezza d’onda, sarebbe come non aver imparato niente, ripetendo all’infinito gli errori fatti fino ad oggi. Analizzando i paesi membri EU, essi stessi hanno capito che non ci si può più fidare gli uni degli altri, in primis della Germania, seguita a ruota dalla Olanda (paesi che hanno guadagnato di più dall’introduzione dell’euro) e sostenuti da quei paesi nordici che ruotano attorno all’asse Amsterdam-Berlino (altro che patto di Aquisgrana), a scapito dei paesi del sud Europa. Ma questa è già storia. 

Se col dopo COVID, non si ritornerà alle vecchie regole in uso prima del trattato di Maastricht, movimentando in maniera più agevole persone, merci e servizi, all’interno della zona Europea, come sarebbe dovuto essere dall’inizio, con un trattato Shengen che avrebbe dovuto rispettare i vincoli degli stati membri, allora non abbiamo capito un bel niente. 

Sicuramente snellire tutto l’apparato burocratico di bizantina memoria, togliendo i vari VIES,  certificati di residenza, Euid, Basilea 1, 2, 3, ecc., togliere MES (che aveva sostituito il FESF), cambiare le regole della BCE e trasformarla in banca di ultima istanza, Parlamento EU con più poteri sulla Commissione, eliminare i miliardi di euro pagati alla EU su parametri di PIL, togliere gli interessi sui prestiti per i paesi membri sui prestiti BEI, SURE, e via, via dicendo. Una nuova struttura Europea.

Le imprese andranno fuori dall’Italia

Negli USA le normative come in UE, non esistono. Nonostante, che sia una Unione di Stati (USA appunto), hanno evitato la burocratizzazione del proprio apparato statale per non ingolfarle, e nonostante che la FED sia una banca privata viene comunque controllata dal Governo USA. Ma noi non siamo gli USA, abbiamo normative e regole diverse, senza poi contare le lingue, una diversa per stato. L’Italia  ne sta soffrendo. Se le cose non cambieranno, sarà più facile che se ne andranno molte altre imprese indebolendola economicamente sempre di più.

Vi ricordo che l’Italia negli ultimi 20 anni (2000-2019), cioè da quando è entrata della zona EU è cresciuta solo del 4,2%, mentre lo stato EU che è cresciuto in maniera esponenziale è stata solo la Germania al 23,4%, davanti alla Olanda, e questo perché ha cannibalizzato tutti i paesi EU. L’Italia prima dell’entrata nella EU, cresceva annualmente del 4.3-4,8 %.

Unione europea un vantaggio per l’Italia, ma è stato così?
Ricordo i giornali mainstream negli anni novanta, scrivevano che sarebbe stato un vantaggio per l’Italia costituire una unità europea per competere con i giganti mondiali, quali USA, CINA e RUSSIA. 

Vediamo bene in questi vent’anni di EU cosa è realmente successo, gli USA sono cresciuti del 35.6%. Mentre Israele è crescita del 57,4%, Corea del sud del 65,1% ed infine la minuscola Singapore del 77,1%. Noi invece pagammo con un prelievo forzoso l’entrata della EU nel ’92, sotto il governo Amato, e sotto il governo Monti, con l’introduzione della IMU, la creazione del MES nel 2012. Lo stesso Monti che derideva i giovani italiani, che chiedevano un posto fisso, mentre lui diventava senatore a vita.

Globalismo UE: norme bancarie incostituzionali

Questa è la cosiddetta UE globalista per la Germania e soffocante per le nazioni come l’Italia. Abbiamo un settore bancario europeo dipende dalla commissione UE e della BCE, dove ci impongono norme bancarie incostituzionali e impongono le proprie norma a livello mondiale. 

Chiusura del conto corrente con una semplice lettera di avviso

Ricordiamoci la chiusura unilaterale del conto corrente verso le ditte (le persone fisiche hanno diritto ad avere il conto corrente, direttiva UE 92/2014, art. 12, relativo al conto base), o la non apertura di nuovi conti su libero arbitrio delle banche, con la non precisata politica interna, non consultabile ai non addetti ai lavori (vedi mio link: Banche: arriva la lettera di chiusura conto corrente).

Senza un conto corrente, le ditte come lavorano? Come pagano gli stipendi? Ma soprattutto come pagano le tasse? Gli stati ci perdono, l’economia ne risente e nessun politico e nessun governo fa niente. Anche mentre impervia il COVID, usano le lo tesso metro di giudizio. Mi è di nuovo successo, che una banca croata controllata del più grosso gruppo bancario italiano (e direi una delle più grandi a livello mondiale), per poter aprire il conto corrente, deve spettare che passi l’emergenza COVID,  arrivare in Zagabria e firmare i documenti. Non li vogliono firmati in una delle sedi in Italia e non accettano le deleghe notarili. Se non cambiamo il percorso non ne verremo fuori. 

Anche i più ciechi sostenitori di questa EU, si sono accorti che essi stessi sono stati usati per entrare nella UE. Lo avete letto sui giornali, Letta, Prodi, Monti e Draghi e ho elencato solo i più conosciuti, così come è l’UE  non può funzionare.

La cosa migliore è la creazione di una confederazione di stati europei indipendenti, legati da fattori di reciproca assistenza e collaborazione, in tutti i campi, con una banca centrale di ultima istanza e controllata dalle banche centrali dei paesi che ne fanno parte. Un vero parlamento Europeo che controlli la Commissione Europea, insomma sarebbe la cosa più giusta, logica e democratica. 

Pensare, capire e risolvere

E.F.


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Edoardo Fumagalli

Nato in provincia di Bergamo, diplomato Perito agrario, ho intrapreso gli studi di architettura, poi trasferito in Croazia a metà degli anni novanta, dove ha studiato ragioneria. Ho fatto anche gli studi di economia e commercio, ma non ho conseguito la laurea, per via della impossibilità lavorativa (non abbiamo nessun tipo di scuole di sostegno). Fondatore e direttore di una società di supporto alle imprese estere per lo sviluppo di attività in Croazia, nel 1996, trasformato in società di ragioneria amministrativa, e fondatore di uno studio di consulenze fiscali, nata per la naturale trasformazione del sistema politico economico che si ha anche in Croazia. Iscritto nella camera dei commercialisti, ragionieri e consulenti fiscali, della Repubblica di Croazia al n. 92035833. Sono stato consulente e segretario nella Associazione di ortopedia italo-croata ICORA, organizzando meeting, congressi e creazione di una scuola internazionale di ortopedia, non chè consulente e segretario della associazione italo-croata ATT, per l'integrazione della Repubblica Croata in Europa e fondi europei, partecipando ai programmi, Central Europe, MED, Andrion, LIFE, interreg, IPA, quindi conferenze e meeting.