Il blocco dei licenziamenti cade: in determinate condizioni si può licenziare dal 18 agosto

In qualche modo il blocco dei licenziamenti portato dal Decreto Agosto prevede un divieto mobile e condizionato. Vediamo cosa significa.

l blocco dei licenziamenti introdotto dal Decreto Cura Italia e prorogato dal Decreto Rilancio ha visto il termine il 17 agosto. Con il Decreto Agosto, pur avendo prorogato il divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo si è lasciata qualche possibilità ai datori di lavoro di recedere i contratti con i propri dipendenti.

Cade il blocco dei licenziamenti?

Con il Decreto di Agosto, quindi, non è stato prorogato il blocco TOTALE dei licenziamenti ma si è trattato di una proroga mobile che permette, a determinate condizioni, ai datori di lavoro di licenziare al verificarsi di determinate condizioni.

La proroga mobile del blocco, infatti, è legata all’utilizzo della Cassa Integrazione o dell’esonero contributivo.  Vediamo questo cosa comporta per i lavoratori.

Se fino al 17 agosto il blocco dei licenziamenti ha riguardato tutti i lavoratori, dal 18 agosto i datori di lavoro avranno qualche possibilità in più di licenziare al verificarsi di tre specifiche condizioni. Vediamo quali sono.

I datori di lavoro possono licenziare a causa della cessazione dell’attività, in caso di fallimento dell’azienda e nel caso si sottoscriva un accordo collettivo con incentivo all’esodo che porti ad una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro (in questo caso il dipendente ha diritto anche alla Naspi secondo quanto previsto dal decreto Agosto).

In ogni caso il licenziamento può verificarsi anche in altre ipotesi. Se al termine della fruizione della cassa integrazione di altre 18 settimane il datore di lavoro ha bisogno, può licenziare a patto che non abbia rinunciato alla stessa per optare per l’esonero contributivo di 4 mesi (in quel caso il divieto è fino a fine anno).

I datori di lavoro, inoltre, possono riprendere i licenziamenti bloccati e già avviati alla data del 23 febbraio (non connessi all’emergenza coronavirus, quindi).

Altra ipotesi in cui si può licenziare, inoltre, è quella in cui l’azienda non può sospendere i lavoratori o ridurne l’orario lvorativo: se, in quel caso, si decide per la chiusura di determinati settori dell’azienda, i dipendenti in essi operanti possono essere licenziati.

Anche se i contagi stanno continuando e l’epidemia sembra non arrestarsi è venuto il momento, a quanto sembra, di cercare di tornare ad una sorta di normalità che consenta, in  parte, di permettere una ripresa economica del Paese che, per forza di ccose deve passare per il lavoro.


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Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.