Il Coronavirus è infortunio sul lavoro: la cosa potrebbe portare a risarcimenti danno

Il coronavirus è infortunio sul lavoro per l’Inail: tutto quello che questa soluzione comporta preoccupa i datori di lavoro e pone i dipendenti nella posizione di poter pretendere il danno dall’azienda.

L’Inail, così come previsto da Decreto Cura Italia, classificherà il contagio di un lavoratore come infortunio sul lavoro con tutte le responsabilità che ne conseguono per il datore di lavoro. Vediamo cosa significa questa precisazione contenuta nel decreto e cosa può comportare per gli imprenditori.

Coronavirus infortunio sul lavoro

Il cornavirus non sarà sconfitto in pochi mesi e, come ci è stato ampiamente annunciato, saremo costretti a convivere con il virus nei prossimi mesi (almeno fino a quando non sarà scoperto un vaccino).

Dopo un mese di restrizioni e isolamento gli italiani sono impazienti di tornare ad una ripartenza e a premere sono soprattutto gli imprenditori obbligati a chiudere la propria attività per bloccare i contagi. Ora si preme, quindi, per le riaperture ma una trappola dietro l’angolo rischia di provocare serie preoccupazioni ai datori di lavoro che si trovano con una responsabilità molto grossa a gravare sulle spalle.

Il Decreto Cura Italia, articolo 42, comma 2, prevede che se un lavoratore viene contagiato dal coronavirus l’Inail tratterà il caso come infortunio sul lavoro (che è anche giusto a ben pensarci, visto che il lavoratore si espone a dei rischi effettuando l’attività fuori casa con la pandemia ancora in corso).

Trattare un contagio di coronavirus come infortunio sul lavoro, però, comporta serie responsabilità per il datore di lavoro poichè il dipendente può rivalersi sull’azienda con richieste di risarcimento danno.

Ovviamente il lavoratore dovrebbe provare di aver contratto il contagio nello svolgimento dell’attività lavorativa. Ma la cosa appare abbastanza astratta visto che, anche a causa di un’incubazione piuttosto lunga, risalire al momento del contagio non è proprio facilissimo.

Da considerare, poi, che se anche il lavoratore riprende la sua attività lavorativa non è detto che il contagio avvenga da questa visto che potrebbe avvenire anche tra le mura domestiche. Per l’imprenditore, quindi, la responsabilità è davvero grandissima.

Ma tutto questo discorso porta anche ad intorrogativi di natura probatoria: è il lavoratore che deve dimostrare la responsabilità dell’azienda nel possibile contagio (magari se il datore di lavoro non ha rispettato tutte le misure di sicurezza sul posto di lavoro) o è il datore di lavoro a dover dimostrare di aver rispettato il tutto e di aver assolto ai suoi obblighi?

Tutto questo, ovviamente, non lascia gli imprenditori tranquilli e questo, in qualche modo, dovrebbe spingerli ad adottare tutte le misure per proteggere i propri lavoratori e , anche in caso di contagi, quindi, dimostrare di aver assolto ai propri obblighi. Ma questo potrebbe non bastare poichè l’interrogativo che resta è: se un lavoratore nonostante il distanziamento di sicurezza, i guanti, le mascherine e i gel igienizzanti contrae comunque il virus, la colpa ricade comunque sul datore di lavoro?


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Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.