Imposta di registro: chi deve pagarla e come si calcola

L’imposta di registro va versata quando avviene un trasferimento di ricchezza: ecco da quali atti è prevista, come si calcola e come inviarla

L’imposta di registro è un tributo indiretto, collegato alla registrazione di quegli atti che stabiliscono dei trasferimenti di ricchezza. L’imposta è necessaria perché, una volta avvenuta la registrazione, la data e il contenuto degli atti non possono più subire modifiche. Inoltre, l’imposta di registro è alternativa all’IVA, per cui chi è soggetto a quest’ultima non è tenuto a pagarla.

Imposta di registro: a quali atti si applica?

Gli atti che devono essere registrati, per legge o per libera scelta del cittadino, sono i seguenti:

  • Atti elaborati per iscritto in Italia
  • Atti elaborati all’estero che riguardano trasferimenti di proprietà oppure costituzione o trasferimento di altri diritti reali, come quello di garanzia, su beni immobili o aziende presenti in Italia.
  • I contratti verbali di locazione o affitto di beni immobili esistenti in Italia;
  • Contratti di trasferimento e affitto di aziende esistenti in Italia e di costituzione o trasferimento dei loro diritti reali di godimento.

Vediamo quindi che, facendo degli esempi più pratici, sono soggetti all’imposta il trasferimento di immobili tra privati o di immobili destinati alla prima casa, il trasferimento di terreni, i contratti di locazione e altro ancora. Non sono invece sottoposti a questo tributo gli atti indicati nella tabella allegata al D.p.r. n. 131/1986, come ad esempio gli atti per formare il catasto dei terreni e dei fabbricati, i contratti di lavoro subordinato, gli atti formati per riscuotere o rimborsare le tasse ecc.

Imposta di registro: tempistiche e modalità di registrazione

Generalmente gli atti vengono registrati dopo 20 giorni, ad eccezione degli atti elaborati all’estero, che impiegano 60 giorni, e gli atti relativi ai diritti sugli immobili, che ne impiegano 30. Per quest’ultima tipologia è stato avviato anche un processo di registrazione telematica, mentre normalmente vanno presentate all’Ufficio del Registro due copie dell’atto o tre per gli atti pubblici o privati autenticati.

Imposta di registro: qual è l’importo?

L’importo dell’imposta di registro viene calcolato in modi diversi, in base alla tipologia di atto. In particolare, si considera il valore dell’atto in sé per le permute e per i contratti di associazione con beni apportati, mentre vengono considerati gli importi dell’atto, con aliquote percentuali o fisse, per i contratti onerosi traslativi o costitutivi di diritti reali e per quelli di associazione con apporto di valore. Inoltre, la base imponibile dell’imposta può essere calcolata basandosi sulla rendita catastale rivalutata per le cessioni riguardanti immobili ad uso abitativo.

Per i privati che acquistano una prima casa, l’aliquota dell’imposta è pari al 3% del valore dell’abitazione e va pagata direttamente al notaio. Se invece a fare lo stesso acquisto è una società, l’imposta corrisponde all’Iva agevolata al 4%.

Come abbiamo visto, l’imposta di registro è prevista anche per i contratti d’affitto, e in questo caso, considerando il valore del canone annuo moltiplicato per le annualità, corrisponde al 2% per i fabbricati abitativi e allo 0,50% per i fondi rustici. Per i fabbricati strumentali l’ammontare è dell’1% del canone annuo se il contratto di locazione viene stipulato tra privati, del 2% in tutti gli altri casi.

Per quanto riguarda l’imposta di registro sulla seconda casa, l’ammontare è del 9% se si acquista presso un privato o una ditta esente da Iva, mentre per gli acquisti presso altre ditte soggette ad Iva l’imposta è fissa a 200€.

Particolare è il caso delle imposte di registro sugli atti giudiziari, che vanno pagate da chi versa le spese legali una volta conclusa una causa. Il calcolo di questa imposta può essere effettuato nell’apposita sezione del sito dell’Agenzia delle Entrate.

Imposta di registro: come si versa e quali sanzioni si rischiano se non lo si fa

Per versare l’imposta di registro occorre compilare il modello F23 o F24, eccetto per gli atti pubblici o autenticati, che vanno pagati al notaio, e per i contratti di locazione, la cui imposta può essere versata direttamente su un conto corrente.

Gli atti che non vengono registrati subiranno una sanzione amministrativa tra il 120% e il 240% dell’imposta prevista. Se il versamento viene effettuato con un ritardo massimo di 30 giorni la pena è più lieve: tra il 60% e il 120% delle imposte dovute, partendo da un minimo di 200€.

Infine, se non viene versata la somma prevista, la sanzione è del 30% dell’imposta di registro.


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