Impugnare atti dell’Agenzia delle Entrate- Riscossione: come fare

I motivi per impugnare un atto dell’Agenzia delle Entrate- Riscossione e le modalità per farlo: dalle tempistiche alla difesa autonoma e a come fare ricorso

Impugnare un atto dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione può non risultare cosa facile se non si è esperti del settore. Non sempre infatti si conosce cosa si può contestare e cosa no, quali sono le tempistiche per farlo e quando è che diventa obbligatoria l’assistenza di un avvocato. In questo articolo troverete delle informazioni utili su tutto questo per quanto riguarda le cartelle di pagamento, gli avvisi di accertamento, di debito e le intimazioni di pagamento, che sono quegli atti dell’Agenzia delle Entrate- Riscossione che già normalmente risultano poco graditi, figuriamoci quando devono essere impugnati e non si sa come fare. 

Tipologia di atti dell’Agenzia delle Entrate- Riscossione

Facciamo prima un po’ di chiarezza sulle tipologie di atti che possono essere emanati all’Agenzia delle Entrate- Riscossione. La più comune è la cartella di pagamento, che viene inviata per mancato versamento di tributi non solo verso l’agenzia delle Entrate, ma anche verso tutti quegli Enti di cui questa si incarica di incassare i guadagni. Sono compresi quindi i Comuni, i bolli auto che spettano alle Regioni e le sanzioni emanate dalle prefetture. La cartella è il primo passo verso la riscossione coatta del credito o verso altre azioni cautelari, che avverranno se entro 60 giorni non sarà stata pagata la somma indicata.

Gli avvisi di accertamento invece, vengono emessi solo per i tributi di diretta competenza dell’Agenzia delle Entrate, come l’Iva, l’Irap e le imposte sui redditi, e contengono già in sé un avviso di presa in carica della somma per la riscossione, qualora questa non venga effettuata in modo spontaneo. Vengono emessi anche dall’Agenzia delle Dogane per le accise e i tributi doganali. L’Inps invece, per la riscossione coatta dei crediti previdenziali, denomina questi stessi avvisi in modo diverso, ovvero avvisi di addebito.

Infine, l’intimazione di pagamento viene inviata dall’Agenzia delle Entrate quando pensa che il debitore stia provando a fare il furbo, avendo pagato parte dei debiti arretrati ma non tutti. In questo caso con l’intimazione si sollecita entro 5 giorni, pena l’espropriazione forzata, il pagamento delle cartelle restanti, che vengono chiaramente identificate dal loro numero e importo.

I Comuni e le Regioni utilizzano uno strumento simile per le multe stradali, il bollo auto, l’Imu e la Tasi, le cosiddette ingiunzioni di pagamento, eseguite direttamente da loro senza mediazione dell’Agenzia delle Entrate- Riscossione.

Per quali ragioni può essere impugnato un atto?

Gli atti che abbiamo nominato finora possono essere impugnati per diversi motivi, ma se sono stati emessi dall’Agenzia delle Entrate- Riscossione non possono essere contestati nel merito, a meno che non siano stati notificati al contribuente. In questo caso, l’Agenzia delle Entrate- Riscossione dovrà fornire delle prove sull’effettuata notifica, come la relata di notifica o l’attestato di invio e di avvenuta consegna della Pec. È sempre possibile invece contestare i vizi propri dell’atto, ad esempio nei casi in cui non figurino la data di iscrizione a ruolo, i criteri utilizzati per il calcolo dell’imposta o le stesse modalità i  base a cui presentare l’impugnazione.

Inoltre, un aspetto fondamentale da considerare sono i limiti di prescrizione, ovvero il periodo di tempo passato il quale il debito scade e non può più essere riscosso coattivamente. Tali limiti di tempo sono di:

  • 10 anni per i tributi statali (Iva, Irpef, Ires, imposta di registro, di bollo, ipotecaria e catastale, canone Rai)
  • 5 anni per Imu, Tasi, e Tar, per i contributi assistenziali e previdenziali dovuti all’Inps e all’Inail, per le multe stradali e le sanzioni amministrative
  • 3 anni per il bollo auto.

Tempistica per impugnare un atto

Gli atti possono essere impugnati entro determinati limiti di tempo che variano in base al loro contenuto. Per i tributi statali e locali il termine è di 60 giorni dalla notifica, mentre per le multe stradali e le sanzioni amministrative si possono aspettare 30 giorni e la competenza spetta al giudice di pace del luogo in cui è stato violato il codice. Infine, per i contributi previdenziali di Inps e Inail si hanno 40 giorni per proporre l’impugnazione al Tribunale del lavoro solo per i vizi di sostanza, mentre per i vizi di forma si hanno 20 giorni.

Quando ci si può difendere autonomamente?

Davanti alle commissioni tributarie si avrà bisogno di un avvocato o di un ragioniere o commercialista per i tributi di valore superiore ai 3.000€, mentre di fronte al giudice di pace ci si può difendere in autonomia per le cause fino a 1.100€ di valore. 

Inoltre,per le case tributarie inferiori ai 50.000€ va attivato il reclamo-mediazione che consente un accordo tra le parti per evitare il ricorso ai tribunali.

Come presentare ricorso

A meno che non si sia ammessi a stare in giudizio di persona, il ricorso va presentato telematicamente, elencando i propri dati e quelli del proprio difensore, il giudice a cui ci si rivolge e l’ufficio contro cui si propone ricorso. È importante indicare chiaramente l’oggetto della richiesta, contrassegnando l’atto a cui si fa riferimento con il proprio numero identificativo e, ovviamente, i motivi per cui la si fa, dimostrando l’infondatezza delle richieste di pagamento che ci vengono intimate.


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