IMU e TASI: la paradossalità delle imposte

Lettera aperta di un nostro lettore sui paradossi dell’IMU: cerchaimo di capire il suo punto di vista.

Molti sono i lettori che ci scrivono per sottolineare l’ingiustizia della normativa per l’IMU e la TASI. Abbiamo risposto, qualche giorno fa, ad una signora che ci chiedeva perch+ doveva pagare le imposte sull’unica abitazione in suo possesso, data in usufrutto alla mamma, per il solo motivo che non risiedeva nello stesso comune. ALtri ci hanno scritto per sottolineare l’ingiustizia delle agevolazioni applicabili solo in rarissimi casi. Altri ancora, invece, sottolineano come le riduzioni per disabili e per residenti all’estero siano soltanto in base alla decisione della singola giunta comunale e del relativo regolamento pubblicato.
Purtroppo l’IMU e la TASI sono imposte comunali, regolate dai singoli comuni che possono anche stabilire la percentuale delle aliquote (entro una determinata soglia, ovviamente). Noi, nel nostro piccolo, possiamo soltanto dar voce ai nostri lettori pubblicando le rimostranze che ci inviano.
 

IMU e paradossi

 
Un nostro utente ci scrive: 
 
Buongiorno Gent.mi Sigg.,
                                               Vi scrivo perché ho letto oggi nel Vs. sito una segnalazione di una lettrice che si lamentava nel dover pagare la tassa di cui all’oggetto perché ha una proprieta’ e l’ha data in comodato d’uso gratuito a un suo familiare.
Orbene, sentite questa paradossalita’, io ho venduto un appartamento in un Comune del Veneto (acquistato in precedenza come prima casa) con rogito il 20/12/2018 e ne ho acquistato un altro all’asta, in un altro Comune e altra Regione, allo stato grezzo da completare, privo di abitabilita’, ma gia’ accatastato con tutti i suoi estremi regolarmente registrati e che al rogito del 30/01/2019 (quindi poco piu’ di un mese di distanza dei 18 mesi consentiti per Legge per usufruire del beneficio per l’I.V..A. agevolata al 4% anziche al 10%), nonostante tutto cio’ e non potendo ottenere la residenza anagrafica per mancanza del certificato di abitabilita’, ottenuto subito dopo la dichiarazione della fine dei lavori nel giugno di quest’anno + altri 60 gg. tecnico-burocratici, per un’eventuale verifica di idoneita’ dell’imobile in questione, ho dovuto pagare l’I.M.U. con l’aliquota massima cosiderata come “immobile a disposizione”. Ma Vi sembra normale e logico tutto questo? Altra paradossalita’ sta nel fatto che di tutta l’attivita’ fin qui argomentata io potro’ addirittura detrarre fiscalmente la differenza nel prossimo Mod. 730/2020 per l’anno d’imposta 2019 l’I.V.A. agevolata gia’ versata al primo acquisto come prima casa, dato che, come si sa, tale imposta agevolata va pagata una sola volta anche se vi fossero in futuro altre compra-vendite sempre come prima casa.
Di tutto cio’ il proponente Legislatore che ha presentato a suo tempo l’attuale e specifica Legge e coloro (Parlamentari Deputati e Senatori) che l’hanno votata, con tutto il doveroso rispetto e senza offendere nessuno, forse non sono stati ben attenti a quello che poteva dare come “effetti” la Legge in questione, tutt’altro che positivi nei confronti di tutti gli innocenti cittadini contribuenti che colpe non hanno se non quelle di dare continuamente fiducia ad una classe politica a volte disattenta, distratta e pasticciona alle reali problematiche quotidiane, rivolte specialmente alle fascie di cittadini piu’ deboli e vulerabili.
Si ringrazia della Vs. cortesia e cordialmente Vi saluta.

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Patrizia Del Pidio

Giornalista pubblicista, oltre ad essere proprietaria e autrice presso Notizieora.it, collaboro da anni con la testata Orizzontescuola.it. Scrivere è da sempre la mia passione e farlo come professione è stata la realizzazione di un sogno. Esperta di fiscalità e pensioni mi piace rispondere ai quesiti che i miei lettori quotidianamente mi inviano per fare in modo che, nel mio piccolo, la burocrazia possa essere più facile e alla portata di tutti.