Pensioni quota 100: è allarme per la sanità, via oltre 25mila medici

La quota 100 creerà seri disagi alla sanità pubblica, con l’uscita di molti medici che andranno in pensione. A lanciare l’allarme è stato proprio il sindacato dei medici.

Quota 100, problema sanità

Il Governo si appresta a riformare la Legge Fornero introducendo la quota 100 per il pensionamento. La novità interesserà i nati tra il 1954 e il 1957. Tra questi rientrano più di 25mila medici e dirigenti sanitari al momento operanti. Aggiungendosi alle ulteriori 45mila uscite previste dalla Legge Fornero, la quota 100 ridurrà il personale negli ospedali italiani di circa 70mila persone.

A lanciare l’allarme è il sindacato dei medici, Anaao Assomed, con un’analisi delle possibili ricadute della riforma per le pensioni sul Servizio sanitario nazionale.

La quota 100, che il governo vuole introdurre a tutti i costi, potrebbe creare non pochi problemi alla sanità pubblica. Gli innumerevoli medici che andranno in pensione non potranno essere sostituiti dai giovani. Le corsie degli ospedali rischiano così di svuotarsi all’improvviso senza alcun rimedio.

In pensione a 65 anni

Pensioni quota 100: è allarme per la sanità, via oltre 25mila medici

Nella sua analisi il sindacato rileva come “attualmente, superato lo scalone previdenziale creato dalla Fornero nel 2011, i medici e i dirigenti sanitari abbandonano il lavoro con un’età media di 65 anni, grazie anche ai riscatti degli anni di laurea e specializzazione. La riforma determinerà in un solo anno l’acquisizione del diritto al pensionamento di ben 4 scaglioni, diritto che verrà largamente esercitato visto il crescente disagio lavorativo legato alla massiccia riduzione delle dotazioni organiche”.

Oggi, ricorda il sindacato, vanno in pensione i nati nel 1952-53. “La curva demografica, elaborata e diffusa dall’Anaao Assomed fin dal 2011, mostra che con la quota 100 l’uscita interesserà in pochissimo tempo i nati tra il 1954 e il 1957. […] Non basteranno i giovani neo specialisti a sostituirli (i medici pensionati), ma soprattutto è a rischio la qualità generale del sistema, perché i processi previdenziali sarebbero così rapidi e drastici da impedire il trasferimento di esperienze e di pratica clinica. Si tratta, infatti, di conoscenze e di capacità tecniche che richiedono tempo e una lunga osmosi tra generazioni professionali diverse”.

L’appello del sindacato

Nella nota sindacale c’è un appello al Governo:

“Non è più sufficiente garantire che non ci saranno tagli né taglietti per la Sanità. Chi ha responsabilità di governo ha il dovere etico di spiegare come intende affrontare il fenomeno descritto, sia ai colleghi che rimarranno al lavoro in condizioni organizzative sempre più precarie, sia ai cittadini che hanno diritto a cure tempestive, di qualità e sicure”.

Il conto annuale dello Stato riportato dalla Anaao Assomed mostra che dal 2010 al 2016 i medici e i dirigenti sanitari in servizio sono diminuiti di oltre 7.000 unità. Questo ha permesso alle Regioni una riduzione delle spese per il personale che soltanto per l’anno 2016 ammonta a circa 600 milioni di euro. Se il calcolo viene effettuato dal 2010 ad oggi si parla di una cifra pari a miliardi di euro.

E’ quindi necessario avviare una stagione di assunzioni, eliminando il blocco della spesa per il personale varato dal Governo Berlusconi/Tremonti nel 2010.

Sara Gatto

Ciao a tutti! Sono Sara, ho 20 anni e sono una studentessa. Il mondo della comunicazione è ciò che più mi interessa, in particolare il cinema, la musica e l'arte in generale. Spero che i miei articoli vi siano d'aiuto e che, oltre la curiosità, siano capaci di alimentare i vostri interessi.