Poste Italiane e la polemica sui buoni dimezzati, continuano i ricorsi

La polemica intorno ai buoni fruttiferi di Poste Italiane si ingigantisce sempre più. Continuano i ricorsi e anche la Federconsumatori dice la sua.

Buoni fruttiferi dimezzati

Continua la polemica intorno alla vicenda sui buoni fruttiferi postali dimezzati. Ancora una volta nel mirino dei consumatori c’è la società di Poste Italiane, che sembra perdere sempre più colpi. Ne abbiamo parlato spesso, ma è giusto spiegare brevemente la situazione a chi non è ancora a conoscenza di questa lunga e complicata storia.

Poste Italiane e la polemica sui buoni dimezzati, continuano i ricorsi

E’ da un bel po’ di tempo che Poste Italiane è al centro di una polemica che la vede coinvolta per una “truffa” ai danni dei suoi stessi clienti. Le formule buoni fruttiferi postali offerte, appunto, da Poste Italiane sono quelle preferite dagli italiani, che da anni risparmiano e investono tramite questo strumento. Uno spiacevole inconveniente, ormai diventato ricorrente, però, ha fatto ricredere molti consumatori.

Tutto ruota attorno ad un decreto ministeriale del 1986, che, a detta di Poste Italiane, sembrerebbe la causa di tutti i problemi creati fino ad ora a chi abbia riscosso i propri buoni ritrovandosi di fronte ad un’inaspettata sorpresa. Molti consumatori hanno denunciato di aver riscosso i propri buoni, ma di aver ricevuto metà della quota che spettava loro.

Decreto ministeriale 1986

Il decreto in questione è stato emanato il 13 giugno del 1986, ben 30 anni fa. L’anno coincide proprio con il periodo in cui molti italiani hanno iniziato ad utilizzare la formula dei bfp per investire sui propri risparmi. Tra gli anni ’70 e ’80, infatti, Poste Italiane ha emesso dei buoni fruttiferi con rendimenti molto consistenti: si tratta delle serie M, N, P e O.Poste Italiane e la polemica sui buoni dimezzati, continuano i ricorsi

E’ proprio in questo periodo che in Italia c’è stata un’inflazione inarrestabile che ha comportato rendimenti molto elevati. Gli interessi, in questi anni, erano legati al tasso di inflazione e, di conseguenza, si aggiravano attorno al 16%. L’inflazione, però, pian piano scese fino al 4% a metà degli anni ‘80 e i vari governi che si sono susseguiti negli anni sono intervenuti con diversi decreti per abbassare i tassi d’interesse. Tra questi vi è proprio il decreto del 13 giugno del 1986, che ha stabilito una riduzione dei rendimenti senza, però, avvisare in alcun modo i titolari dei buoni fruttiferi.

Federconsumatori vs Poste Italiane

Nonostante ogni ricorso legale abbia dato ragione ai consumatori italiani, continuano le lamentele da parte di questi ultimi. Poste Italiane, a quanto pare, non ha ancora imparato la lezione. Sono sempre più i sottoscrittori di buoni fruttiferi che si avvalgono dell’aiuto delle autorità giudiziarie per poter essere rimborsati della cifra a loro dovuta, ovvero quella riportata sul retro dei buoni stessi. Chi, infatti, non è mai stato avvisato delle modifiche apportate dal decreto ministeriale del 1986 ha il diritto di conseguire la cifra originaria prevista.

Anche la Federconsumatori, associazione che tutela i consumatori, ha detto la sua al riguardo, ribadendo che le condizioni economiche a cui bisogna rifarsi sono quelle poste sul retro del buono, in quanto anche il Tribunale di Torino ha condannato la società delle Poste a rimborsare i consumatori secondo tali indicazioni.

Sara Gatto

Ciao a tutti! Sono Sara, ho 19 anni e sono una studentessa. Il mondo della comunicazione è ciò che più mi interessa, in particolare il cinema, la musica e l'arte in generale. Spero che i miei articoli vi siano d'aiuto e che, oltre la curiosità, siano capaci di alimentare i vostri interessi.