Scuola e disabilità: gli insegnanti di sostegno, come siamo messi?

Scuola e disabilità: L’integrazione scolastica degli alunni con disabilità dovrebbe costituire un punto di forza della scuola italiana, che  vorrebbe essere una comunità accogliente nella quale tutti gli alunni, a prescindere dalle loro diversità funzionali, possano realizzare esperienze di crescita individuale e sociale. Nella realtà non sarebbe così  nonostante l’ inclusione degli alunni con disabilità sia un obiettivo che la scuola dell’autonomia persegue attraverso una intensa e articolata progettualità, valorizzando le professionalità interne e le risorse offerte dal territorio.

Il MIUR  pur cercando di mettere in atto varie misure di accompagnamento per favorire l’integrazione,  la realtà sembrerebbe ben diversa.

Con l’avvio del nuovo anno scolastico si è messo in evidenza ancora una volta gli annosi problemi che affliggono la scuola. 

Ha fatto clamore la notizia che dei 57 mila posti faticosamente autorizzati dal ministero del Tesoro a livello nazionale per le immissioni in ruolo, solo 25 mila siano stati assegnati a docenti con contratto a tempo indeterminato, mentre quelli rimasti vacanti (32 mila) saranno ancora una volta coperti nelle scuole dai precari, con il seguito del carosello dei supplenti e della soprattutto dalla mancata continuità sugli alunni.

Le regole per il reclutamento degli insegnanti e soprattutto il benessere degli alunni “speciali” non possono però dipendere dalle altalenanti sentenze dei giudici e dei loro tempi. C’è bisogno di chiarezza: chi sceglie la professione di insegnante deve sapere per esempio  qual è il percorso da fare. L’incertezza sui requisiti di accesso ha creato in questi anni una vera e propria “ fabbrica del ricorso”,  che ha fatto la fortuna di tanti studi legali, ma  nei fatti non ha contribuito a risolvere il problema.

scuola“Garantire l’istruzione è una priorità politica”  ha affermato il Presidente Mattarella.  Infatti  ogni risorsa destinata alla scuola e alla ricerca ritorna con gli interessi alla società! La scuola non può e non deve essere lasciata alla mercé di politiche che limitano gli orizzonti in base alla maggioranza politica. L’attuale ministro, per esempio avrebbe  assicurato di non voler fare come i suoi predecessori e sfornare l’ennesima riforma, ma che è sua intenzione porre rimedio alle tante criticità delle precedenti. Ma nei fatti nulla, solo slogan e post social.

La richiesta del personale specializzato per il sostegno agli allievi diversamente abili dev’essere presentata dalle scuole dopo l’iscrizione (che di solito di fa a gennaio), sulla base della certificazione presentata dalle famiglie.
Ultimate le iscrizioni, le scuole sono alle prese con la compilazione delle richieste di risorse per il sostegno da attivare per l’ anno scolastico successivo.
In caso di nuovi iscritti o nuove certificazioni, dopo consenso formale da parte dei genitori, tale richiesta sarà attivata quantificando le ore in base alla diagnosi presentata dalla famiglia ed alle indicazioni contenute in essa.

Quante ore di sostegno sono assegnate di regola?

Al momento di regola le classi con gli allievi con grave disabilità hanno diritto all’assegnazione di un docente per tutte le ore del suo servizio: 25 nella Scuola dell’Infanzia, 22 nella Scuola Primaria e 18 nella Scuola Secondaria.

Naturalmente, nelle ore in cui non è presente il docente di sostegno, l’alunno ha pieno diritto a frequentare la scuola, essendo alunno anche di tutti i suoi docenti curricolari. Si cerca sempre più spesso di coprire il maggior numero di ore possibili, anche alternando la presenza del docente di sostegno a quella dell’educatore o dell’assistente. Vi sono casi, cioè, in cui una delle preoccupazioni di docenti e famiglie avere sempre una figura di riferimento dedicata, a prescindere dal ruolo educativo che ricopre.

Situazione in quest’anno scolastico

Ma nonostante  la scuola italiana ami presentarsi come una delle più inclusive del mondo, i fatti smentiscono le parole. Si continua ad  una sorta di  giostra settembrina dei docenti di sostegno che quest’anno  si è fermata su un numero che poco garantisce i diritti degli alunni disabili: il 52.

Il 52 è la  percentuale dei minori che necessitano di sostegno e che in questi giorni si sono visti arrivare un docente nuovo oppure non ancora arrivato.

Sarebbero oltre  250 mila gli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane. Di questi, pare che meno della metà (solo 120mila) abbia avuto la “fortuna” di ritrovarsi in questo inizio di anno scolastico l’insegnante dell’anno precedente. Gli altri  si trovano invece con un docente nuovo con cui  dover ricominciare. Altri ancora in attesa.

 Che senso ha questo? Perché accade?

La motivazione amara  è essenzialmente di natura economica: oltre un terzo dei 160 mila insegnanti di sostegno in servizio quest’anno (nel 2017-18, come rilevato dalla Corte dei Conti sono stati “pari a 154.432 unità, di cui 54.352 in deroga”) saranno “in deroga”, cioè precari, licenziati e riassunti ogni anno, quasi tutti nominati in una scuola diversa da quella dell’anno precedente.

In teoria, assumere un docente a tempo determinato significa, per lo Stato, risparmiare gli oneri retributivi e contributivi per i due mesi estivi in cui non ci sono lezioni (e che invece vengono pagati ai docenti a tempo indeterminato). Scelta che dimostra come il risparmio, per il nostro Paese, sia un “valore” percepito di importanza superiore rispetto al garantire continuità didattica agli studenti disabili.

Eppure la  continuità didattica  era stata prevista nella “Buona Scuola”  di Renzi che tutti bacchettano e mirano a distruggere.

Auspicando che non si continui ad andare indietro, si augura a tutti un buon anno scolatico!

Mariangela Palmisano

Guida ed accompagnatrice turistica. Giornalista pubblicista da luglio 2016. Mamma di 3 figli (Cosimo, Anna e Francesco Pio) Presidente de "l'occhiazzurra" una associazione culturale fondata dalla mia defunta cugina la poetessa Angela Palmisano. Amo il mio Paese e non amo le ingiustizie e le persone incoerenti.
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