Indagine Istat su test sierologici: pochi volontari e tanti “no”

Su un campione di circa 150mila persone contattate dalla Croce Rossa per l’indagine Istat, solo 70mila hanno accettato di sottoporsi al test sierologico

L’indagine avviata dall’Istat sui test sierologici su un campione di circa 150mila persone non ha raggiunto i risultati sperati. I volontari che hanno accettato di sottoporsi alle analisi sono stati meno della metà su tutto il territorio nazionale 

Indagine Istat: test sierologici solo a 70mila persone

Al suo avvio lo studio avrebbe dovuto coprire circa l’80% del campione di persone selezionate per sottoporsi al test sierologico. Le chiamate effettuate dai volontari della Croce Rossa, tuttavia, sono state per di più vane. Secondo i dati forniti dall’Istituto di Statistica, solo 70mila persone hanno risposto all’appello accettando di fare il test. 

Con l’avvio della fase due la strategia del Governo era stata adottare le cosiddette 3 T (test, tracciamento, trattamento). La prima T era determinata proprio dall’indagine dell’Istat, avviata il 25 maggio, con l’obiettivo di verificare quante persone avessero sviluppato gli anticorpi al Covid-19. Sarebbe dovuta durare un paio di settimane, invece è stata prolungata fino al 12 luglio. 

Paura o superficialità: cosa c’è alla base del rifiuto? 

Tante chiamate a vuoto e tanti i “no grazie” ricevuti dagli operatori della Croce Rossa Italiana addetti al call center per l’indagine Istat. Senza dubbio la disomogeneità territoriale è uno dei fattori determinati, considerando che nelle metropoli non sono stati ancora contattati tutti i cittadini sorteggiati per lo studio, mentre nei paesini più piccoli gli indecisi o i reticenti sono stati richiamati anche più volte. 

Per gli esperti la principale motivazione del rifiuto a sottoporsi ai test sierologici è la paura di un’eventuale positività. Preoccupazione per sé e per i propri cari, ma anche della quarantena. Più che recente è il caso dell’imprenditore vicentino che, pur sapendo di essere positivo al Coronavirus, ha scelto di continuare la propria vita sociale, innescando un focolaio. Un modus operandi diffuso, che preoccupa il Governo tanto da far ipotizzare il Tso per chi rifiuta cure mediche e quarantena. 

Indagine Istat: i costi

In base a quanto si legge sul decreto “Misure urgenti in materia di studi epidemiologici e statistiche sul SARS-COV-2” del 10 maggio, il Governo ha stanziato circa 4milioni di euro per finanziare l’indagine epidemiologica. 

Da aggiungere alla spesa iniziale anche i costi per la realizzazione della piattaforma online per la raccolta e conservazione dei dati, quelli per il lavoro degli operatori della Croce Rossa e l’acquisto  dei reagenti e dei dispositivi per la somministrazione dei test sierologici. 


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